venerdì 22 ottobre 2010

Guida alla Cultura e alla Spiritualità Indiana - Basata sugli insegnamenti di Sri Sathya Sai Baba

AUM OM OM: il suono primordiale
e il più importante simbolo dell’Induismo
§*** KRISHNA e RADHA ***§
§ SRI SATHYA SAI BABA §

  
Guida alla Cultura e alla Spiritualità Indiana
Basata sugli insegnamenti di Sri Sathya Sai Baba
(compilata da smt. Kausalyarani Rhagavan - 1980)
INDICE

I.   I testi sacri dell'induismo
II.  I sistemi della filosofia indiana
III. Gli insegnamenti Divini del Bhagavan Baba 
  riguardanti la Spiritualita' e la Cultura indiana
IV.  Le varie grandi religioni del mondo e la loro unita'
V.   Rappresentazioni alfabetiche
VI.  Rappresentazioni numeriche
VII. 108 Massime morali
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I. I TESTI SACRI DELL'INDUISMO

1. Come si chiama il nostro paese?
   Il nome del nostro paese e' " Bharat".

2. Perche' si chiama Bharat?
   Perche' la gente del nostro paese sente attaccamento per il Bhagavan; " Bha" vuol dire Bhagavan, e " Rathi" significa attaccamento. Questo e' il significato spirituale del termine " Bharat".

3. Dimmi quali sono i due grandi poemi epici del nostro paese.
   Sono il Ramayana e il Mahabharata. Il primo e' la storia di Sri Rama, e il Mahabharata e'la storia di Sri Krsna.

4. Chi li scrisse?
   Il Ramayama fu scritto dal saggio Valmiki, e il Mahabharata lo scrisse il grande saggio Vyasa.

5. Che cosa sono i " Veda " ? Definiscili.
   La parola " Veda" significa conoscenza di tutto".  Questa parola deriva dalla radice "vit" che significa conoscenza. Dio, nella Sua grazia, ci ha dato questi Veda affinche' sappiamo di questo mondo, capiamo il significato della nascita umana e lo spirito del Divino. Sicche' "Veda"  sgnifica " parola di Dio ".

6. Come furono originati i Veda ?
   Dio ha dato i Veda. Essi sono come il respiro stesso di Dio. I sacri Rsi, i veggenti di questo paese, con le loro penitenze e le ricerche nella Natura di Dio percepirono i Veda per mezzo di tanti Suoni Divini che giunsero loro. Per una cosa quale e' l'udire i suoni Divini non esiste altra Pramana, altra Autorita' che il fatto stesso. Cosi' i Veda sono la Parola di Dio, e 'Svara' , o 'Vani' il Suono e' l'origine dei Veda. L''Aksara" AUM e' l'origine dei Veda e del Creato.

7. Perche' i Veda sono chiamati " Sruti " ?
   " Sruti " significa una nota musicale. Questi Veda sono il prodotto solamente dell'audizione da parte di Veggenti dei vari suoni Divini, e si chimano Sruti perche' sono stati ricevuti per mezzo dell'azione uditiva.

8. Quanti Veda ci sono ? Fammene il nome.
   Quando per la prima volta furono emanati ce n'era un numero interminabile, ma oggi, dopo il corso dei secoli, ne sono rimasti solo quattro:
   1. il Rg Veda. 2. il Yajur Veda 3. il Sama Veda, e 4. l'Atharva Veda.

9. Che cos'e' il Rg Veda ?
   E' un insieme di piccole stanze, o Mantra, da cui il nome Rg. Il Rg Veda inoltre contiene sentenze importanti, come " Sathyyam vada"  (di' il vero ); "Dharmam ciara" ( segui il Dharma, la via della rettitudine ). Contiene anche vari riti e procedure  giovevoli a mantenere intatta la societa'.

10. Che cos' il Yajur Veda ?
Esso ci insegna come compiere i nostri doveri ( sia rispetto a Dio: quindi i rituali da seguire in ogni atto sacrificale; sia rispetto al mondo ed alla societa' ), oltre che occuparsi della sicurezza della societa'.

11. Che cos'e' il Sama Veda ?
Le parole del Sama Veda sono musicate, e il loro testo contiene l'essenza del Rg e del Sama Veda.

12. E l'Atharva Veda, che cos'e' ?
Questo Veda ci insegna come allevare i bambini, come aver cura della famiglia e dei vecchi, e come vivere contenti. Contiene anche discipline speciali e tecniche curative.

13. Perche' i Veda sono chiamati " Nitya" e " Apauruseya"?
I Veda sono " nitya " perche' sono eterni; e sono  " apauruseya " perche' non sono stati inventati dall'uomo. La loro origine e' divina. Sono il respiro stesso di Dio.

14. Quale sono le quattro divisioni dei Veda?
Sono: Samhita, o raccolta di Mantra in lode di Dio; Brahmana, istruzioni dettagliate sui riti e sul cerimoniale; Aranyaka, indagini sulla Verita' Suprema; e Upanisad, trattati filosofici che formano la base dei grandi sistemi della filosofia indiana.

15. Com'e' stato conservato l'insegnamento dei Veda ?
Per mezzo della trasmissione tradizionale dalla bocca del maestro all'orecchio de discepolo. Percio' e' stato chiamato  "Sruti".

16. Chi e' il " Mantra-Drasta " ?
Sono i Rsi che hanno ricevuto la rivelazione Vedica e la trasmissione dei Mantra direttamente dall'Essere Supremo; essi sono detti " Mantra-Drasta".

17. Chi e' la  " Brahmavadini " ?
Le donne veggenti, che ebbero la visione dei Mantra e  delle verita' Vediche sono chiamate Brahmavadini.

18. Quanti sono coloro che ebbero la visione dei Mantra Vedici ?
Si dice che le persone che ebbero la visione dei Mantra Vedici siano 300.

19. E tra essi, quante furono le donne ?
Si contano 32 donne veggenti.

20. Dimmi il nome di qualche Brahmavadini.
1) Vagambhrani, 2) Sarparajni, 3) Uma Haimavathi, 4) Maitreyi ( moglie di Yajnavalka), 5) Garghi ( una  veggente della corte di re Janaka ).

21. Che cos'e' il Vedanta ?
Letteralmente significa " fine dei Veda "; esso comprende il sistema filosofico che fa da sottofondo alle Upanishad. Queste formano l'essenza dei Veda e sono percio' chiamate " Sruti sira", la testa della "Sruti". Esse vogliono portare l'uomo a quella scienza, a quella saggezza che vede se stessa come reale, e tutto il resto come irreale.

22. Quanti Mantra e quanti Sukta ci sono nei Veda ? Ci sono altre tradizioni basate sui Veda, dalle quali possiamo trarre beneficio ?
Contengono 10.581 Mantra e 1.000 Sukta. Dai Veda hanno origine lo Ayurveda, il Dhanurveda, il Gandharvaveda e il Natyaveda; cio' che non c'e' nei Veda non c'e' da nessuna altra parte.

23. Quante sono le Upanisad ?
Oggi ce ne sono 108 conosciute, ma in origine erano 1.180.

24. Dimmi il titolo delle dieci Upanisad piu' note.
La Isavasya, la Kena, la Katha, la Mandukya, la
Taitriya, la Prasna, la Candogya, la Brihadaranyaka,
la Mundaka e la Aithareya.

25. Che significato ha il termine " Upanisad " ?
1) cio' che ci porta alla conoscenza del Brahman;
2) cio' che scaccia il timore del Samsara; 3) cio' che
distrugge il dolore; e 4) cio' che il Maestro insegna
al discepolo seduto accanto e sotto di lui.
Le Upanisad contengono il segreto dei Veda.

26. Chi fu il traduttore delle Upanisad in Persiano ?
Jagannata Panditaraja insegno' le Upanisad al
principe Darashikon, figlio dell'iperatore Shajahan.
Dara le tradusse in Persiano. Ci sono traduzioni
delle Upanisad in latino, in inglese, in tedesco e in
molte altre lingue.

27. In quale lingua sono scritti i Veda ?
I Veda sono scritti in sanscrito.

28. Qual'e' la conoscenza che impartiscono le Upanisad?
Le Upanisad impartiscono la Conoscenza della 
Brahmavidya.

29. Che significa " Upasana " ?
Significa ricevere la " Diksa " ( l'iniziazione,
l'assunzione dell'impegno spirutale ) e fare
Sadhana sotto la guida del Guru, per finire a
raggiungere il potere Divino.

30. Quanti tipi di Diksa ci sono ?
Ce ne sono 32.

31. Quali sono i passi piu' importanti nell' " Upasana"?
Il passo piu' importante e' " Anunyasa ", ossia
l'intraprendere " japa" ( preghiera, adorazione ) e
sentire la presenza del Divino nel proprio corpo.

32.33. Chi e' l' " Adikavi ", ossia il Primo Poeta, il
sommo Vate nella letteratura Sanscrita ?
L'Adikavi della letteratura sanscrita e' ritenuto
essere Valmiki, l'autore del grande poema epico
" Srimad Ramayana ", pieno di grandezza morale e
di sublime poesia. Gli inni Vedici e le Upanisad
sono anteriori al Ramayama, ma non sono di facile
comprensione per l'uomo comune perche' sono scritti
in sanscrito " vedico". Invece Valmiki scrisse il
suo Ramayama in sanscrito " laukika", piu' facile
da capire; ma cio' non gli toglie il suo fascino e
la sua dignita'. La sua stessa semplicita' lo fa
dolce e sublime a un tempo.

34. Qual'e' la base del Ramayana?
La base del Ramayana e' il Mantra della Gayatry; esso 
e' incluso nel poema.

35. Qual'e' il poema piu' lungo nella letteratura di tutto
il mondo ?
E' il Mahbharata con i suoi 18 "parva" , o canti.
Esso contiene molti " upakhyana" ( episodi ).

36. Che cos'e' il " pancama Veda " ( il 5o. Veda ) ?
Il Mahabharata e' detto il " Quinto Veda ".

37. Che cos'e' la Bhagavad Gita ?
E' una parte del Mahabharata. E' la gemma piu'
preziosa di tutte le scritture Indu'. Contiene
l'essenza della filosofia Vedanta sotto forma degli
insegnamenti di Sri Krsna in persona ad Arjuna sul
Kuruksetra, ed e' ritenuto l'insegnamento del Signore
a tutto l'universo. Nel vocabolo " gita" , "gi" sta
per "sacrificio", e "ta" vuol dire spiritualita';
ossia la Gita insegna tanto il sacrificio quanto la
reale natura dell'anima.

38. Quanti sono i capitoli del santo libro della Bhagavad
Gita ?
Sono diciotto.

39. E quante "kanda" (parti) la compongono? Dimmele.
I primi sei capitoli formano la Karma Kanda. I
successivi sei costituiscono la Bhakti Kanda, gli
ultimi sei la Jana Kanda. Cosicche' le Kanda della
Gita sono tre, e rispettivamente trattano
dell'attivita' (karma), della devozione e
dell'abbandono di se stessi a Dio, e della
Conoscenza.

40.  Qual'e' la forma piu' alta di Bhakti, che insegna la
  Bhagavad Gita ?
  La forma piu' elevata di Bhakti, la Prapatti e'
  l'abbandono di tutto nella resa di se stessi a Dio.
  Il " Niskama Karma", cioe' il "Karma Phala Thyaga"
  ( rinuncia ai frutti dell'azione ) e' considerato la
  pi-u'alta forma di Bhakti.

41. Che cos'e' il Niskama Karma o Karma Phala Thyaga ?
E' il " Niskama Karma" compiere qualunque azione in
pieno abbandono di se' a Dio senza aspirare a nulla di
proprio, ossia non avendo nessuno desiderio egoistico
per i risultati dell'azione.
" Karmaphala Thyaga" significa abbandonare a Dio i
risultati di ogni azione.

42. Che cosa sono i Purana ?
Sono racconti relativi a Dio ed ai Suoi Atti con gli
uomini. Il loro fine e' la divulgazione e la
propagazione dei significati e dei contenuti dei
Veda.
 

43. Quando furono scritti i Purana ?
Dopo i Veda; anche se i racconti dei Purana possono
essere antecedenti ai Veda, non per questo sono i piu'
antichi dei Veda.

44. Quanti sono i Purana ?
Ci sono diciotto Purana, diciotto Upapurana e altri
diciotto Upa-upapurana.

45. Come si intitolano i XVIII Purana ?
1) Brahma Prurana; 2) Padma Purana; 3) Visnu purana;
4) Siva Purana; 5) Bhagavata Purana; 6) Narada
Purana; 7) Markandeya Purana; 8) Agni Purana;
9) Bhavisya Purana; 10) Brahma Vaivarta Purana;
11) Linga Purana; 12) Varaha Purana; 13) Skanta
Purana; 14) Vamana Purana; 15) Kurma Purana;
16) Macya Purana; 17) Garuda Purana; e 18) Brahamanda
Purana.

46. Quali sono le cinque caratteristiche dei Purana ?
Sono: 1. Sarga ( Creazione ); 2. Prati Sarga
( Riassorbimento ); 3. Vamsa ( Genealogia );
4. Manvantara ( Epoche di un Manu); e 5. Vamsacarita
( Storia ).

47. Qual'e' il contenuto dei Purana ?
In verita' sono dei racconti con una grande componente
miracolosa, che dimostrano la potenza del Divino
nelle Sue molte manifestazioni e la Sua missione
Divina di proteggere il Dharma e di distruggere
l'Adharma.

48. Che cosa sono le Upakyana ?
Nei vari Purana le Upakyana sono le fonti di molti
poemi posteriori.

49. Perche' sono importanti i purana nella nostra vita?
Perche' sono documenti storici validi del nostro
paese. I Purana mantennero viva la religione tra le
masse a causa del loro interesse narrativo e della
natura drammatica dei loro episodi.

50. Che cos'e' il Bhagavata ?
  E' uno dei Purana maggiori; descrive i vari
  Manvantara e la parte che vi presero i vari Avatar
  del Signore. Racconta in breve le storie delle
  incarnazioni di Sri Visnu.
51. Quanti sono gli Avatara menzionati nel Maha
Bhagavata?
Sono ventidue, ma i più importanti sono dieci.

52. Che cosa simboleggiano questi Avatara?
I diversi Avatar simboleggiano l'evoluzione graduale
della coscienza dal pesce all'animale e finalmente
all'uomo dotato di consapevolezza.

53. Perchè si presentano gli Avatara ?
Iddio si manifesta al fine di distruggere il male e
di ristabilire il Dharma. L'universo dev'essere
ripulito e rimaneggiato spesso affinchè sia un
" ksetra " degno di Dio. E così vengono gli Avatara.

54. Quale degli Avatar è detto  " Purna Avatar" ?
( Avatar Totale)
Sri Krisna è detto Purna Avatar.

55.   Qual'è la specie di Bhakti che le Gopi avevano per
   Sri Krsna?
   La Bhakti delle Gopi è detta " Madhura Bhakti"
   (" dolce Bahkti "). Non è amore ordinario
   solamente, ma il profondo anelito dell'anima per
   unirsi con Dio per mezzo dell'abbandono di se
   stesse e di Prema.

56. Che cosa simbolizza la nota " Brahamar  Gita" ?
E' il simbolo del perenne anelito dell'Amore Divino,
che è la Bhakti delle Gopi. Esse non riescono a
sopportare neppure per un attimo la separazione dal
loro Signore. Esse riversavano i loro aneliti alla
Bhramara ( l'ape ) perchè li portasse al loro,
Signore, a Krsna.

57. Quali sono le Upakhyana, le storie del Bhagavata ?
Sono le seguenti: 1. Il sacrificio di Daksa; 2. La
storia di Dhruva; 3. La storia di Ajamila; 4. La
Suyagnopakhyana e la storia del cacciatore e
dell'uccello Kulianga; 5. La Gajendra Moksa; 6. Le
storie di Yayathi e Ranti e 7. di Citraketu; e
inoltre, 8. Il Bhagavata parla di Sriman Narayana
Kavaca che protegge gli uomini dal peccato e dal
dolore.

58. Che intendiamo dire con " Yaga"?
Si chiamano Yaga i sacrifici eseguiti in conformità
ai Veda.

59. Che cosa significa " Yaga" ?
Significa abbandono di ciò che è materiale per ciò
che è Divino. Ciò facendo fiorisce il potere
interiore dell'uomo.

60. Quale specie di Yaga è quella di ordine più alto ?
La Gita suggerisce molte specie di sacrifici. Il più
alto è il Sathya Yajna. Dio elargisce la grazia a chi
compie Yaga, se chi lo compie non ha mire egoiche, il
sacrificio gioverà a tutto il mondo.

61. Che cos'è Yagna?
E' lo scopo del Yaga; di far fiorire l'umanità
nell'uomo e aiutarlo a raggiungere il Divino.

62. Che cosa rivela il Yaga?
Il Yaga rivela il Yagjnesvara. Il Supremo Signore del
sacrificio. Per suo mezzo la Gayatri Dvei protegge il
mondo.

63. Che cos'è lo Yoga ?
E' l'unione di Jivi con l'Atman.

64.  Quali sono le diverse branche dello Yoga ?
  Ci sono diverse branche di Yoga, come l'Hatha, il
  Mantra, il Laya, il Raja, e il Sabda.  Lo Yoga
  fisico, quello della recitazione di un mantra, o
  della dissoluzione ( della mente ), della
  meditazione e del Suono ).

65.  Chi scrisse " Yoga Darsan " ?
  Fu Patanjali.

66. Come si deve praticare lo Yoga ?
Le cinque regole esterne da praticare sono Yama,
Niyama, Asana, Pranayama, Prathyahara. Le discipline
interne sonno Dharana, Dhyana e Samadhi. Il
procedimento dello Yoga implica il ritiro della mente
dagli oggetti esterni, e occorre arrestare certe
'vrtti', agitazioni mentali antagoniste della
meditazione. Per controllarle c'è anche l'Abhyasa
( costanza della pratica ) e Vairagya ( distacco ).
E' anche importante la purificazione delle Nadi ( dei
nervi sottili ).

67. Come s'è sviluppato il Mimansa ?
I Veda insegnano il Dharma fondamentale per le
quattro ' Purusarta ' ( Dharma, Arta, Kama, Moksa ).
Il Mimansa è nato allo scopo di chiarire il Dharma; è
un'indagine nella natura del Dharma. Spiega che il
Dharma è il mezzo per avere gioia in questo e
nell'altro mondo. L'azione dev'essere accompagnata
dalla saggezza.

68. Chi scrisse le Mimansa Sutra ?
Le scrisse Jaimini.

69. Che cos'è il Purva Mimansa ?
E' un testo che insegna come procedere per eliminare
le divergenze e stabilire l'unità.

70. Quali sono le azioni previste dai Veda ?
Le azioni che prevedono i Veda sono di tre tipi. Sono
Nitya, Kamya e Visuddha: obbligatorie, finalizzate o
pure.

71. Che cos' Moksa ?
E' il 'moha ksaya', cioè distacco totale dai
desideri e dagli interessi terreni.

72. Che cosa sono le ' Mahavakya '?
Le Mahavakya sono le grandi sentenze delle Upanisad.
Contengono l'essenza dei Vedanta e la Verità Ultima.

73. Qual'è la Mahavakya del Rg Veda, e che significa ?
La Mahavakya del Rg Veda è " Prajnanam Brahma ", e
significa che la Realtà Suprema è la Consapevolezza
Divina, il Parabrahman.

74. Qual'è la Mahavakya del Yajur Veda, e che significa ?
La Mahavakya del Yajur Veda è " Aham Brahmasmi", e
significa " Io sono il Brahman ". Ossia, ognuno,
ogni Io è il Brahman.

75. Qual'è la Mahavakya del Sama Veda e che significa ?
La Mahavakya del Sama Veda è " Tat tvam asi ", e
significa " Tu sei Quello ".

76. Qual'è la Mahavakya dell'Atharvana Veda, e che
significa ?
La Mahavakya dell'Atharvana Veda è " Ayam Atma
Brahma" e significa " l'Atman è Brahman".

77. Quali sono i tre Mantra dell'Isavasya Upanisad?
Spiegami in dettaglio il loro significato.
In tre Mantra dell'Isavasyopanisad è contenuta
l'essenza di tutte le Upanisad. Il primo Mantra
dice." Isavasyam Idam Sarvam Yat Kincya Jagatyam
Jagat" che significa:" tutto in questo mondo è
ravvolto da Dio ", e ci insegna che la gioia più
grande si raggiunge col Thyaga, sacrificandoci per il
bene altrui.
Il secondo Mantra ci dice di operare nel mondo e di
compiere i nostri doveri in ispirito di rinuncia. Il
terzo Mantra dice che chi vede Dio dovunque e in
tutto e dentro di sè non conosce tristezza.

78. Qual'è il significato della Kena Upanisad ? Che dice,
in sostanza ?
Il vocabolo " kena " sta per " da che cosa ?", " per
effetto di che cosa?", ossia, per quale potere tutti
ci muove nell'universo? La risposta è " Dio", o "
Brahman".
.i.b1:;
79.  Qual'è la storia che racconta la Katopanisad ?
  La Katha narra la storia del piccolo principe
  Naciketas, che chiese a Yama, Dio della Morte, il
  solo dono dell'Atma Vidya.

80. Che cos'è " Sreyas" e che cos'è " Preyas " ?
" Sreyas " significa il Bene Eterno, e " Preyas"
  significa "piacevole ". Il Naciketas della
  Katoupanisad credeva fermamente che il "bene eterno"
  sia meglio del "piacevole", e preferì Sreyas a
  Preyas.

81. Che cosa significa la frase " Avastha Traiya Vicara"?
La Mandukya Upanisad è un'analisi dettagliata della
natura dell'Atman e della sua manifestazione
nell'Omkar ( o Pranava) . Quest'analisi è detta nella
Upanisad  " Avastha Traiya Vicara ".

82. Quali sono i tre stati di esperienza che generalmente
si conoscono ?
I tre stati di esperienza della vita comune sono:
1. Jagrat; 2. Svapna e 3. Susupti.

83. Che cosa significa il termine " Jagrat"?
E' lo stato che si sperimenta da svegli, e di tutte
   le cose che accadono nel periodo di veglia. Nello
   stato Jagrat l'osservatore funziona tanto con la mente
   quanto con i sensi; ci troviamo perciò in contatto
   immediato con mondo che ci circonda, con altre persone
   e con le qualità degli oggetti esterni.

84. Spiegami i termini " Visva" e " Sthula Bhuk".
   ( Bhukti godimento, possesso )
Nello stato di veglia o Jagrat, l'individuo è detto
'Visva', ossia colui il quale sperimenta oggetti
materiali, grossolani, dotati di peso e di
dimensioni. Ciò che fa di noi dei fruitori di entità
materiali, e l'individuo detto essere uno " Sthula
Bhuk " ( fruitore grossolano )

85. Che cos'è lo stato di " Svapna" ? Spiegamelo in
dettaglio.
E' lo stato di chi sta sognando. Nello stato di
Svapna, nel sonno con sogni gli organi di senso
cessano di funzionare. Non abbiamo contatto con gli
oggetti del mondo esterno, ma solo con le idee
sottili e gli impulsi della mente.

86. Spiegami i termini " Tejasa " e " Pradiviktha  Bhuk "
che appaiono nella Mandukya Upanisad.
Lo stato di Svapna è altrettanto ricco, reale e
   concreto quanto il mondo delle esperienze di veglia.
   Qui è attiva solo la mente, e perciò quest'esperienza
   è chiamata " Tejasa" , la parola che in sanscrito
   significa " luce". Sicchè nel sogno la mente dipende
   solo dalla propria sola luce; è una luce Atmica
   autogenerantesi che mostra gli oggetti sottili, e tale
   esperienza vien detta " Pradiviktha Bhuk ".

87. Parlami in dettaglio dello stato di " Susupti ".
Lo stato del sonno profondo, senza sogni, di
" Asvapna Nidra " è chiamato Susupti. Qui non
funziona neanche la mente, oltre ai sensi. Funziona
solo l'Atman, che assiste a questo stato di Ananda;
perciò diciamo che solo l'Atman, l'Anima è
onnipresente.

88. Spiega i termini " Prajna" e " Ananda Bhuk ".
L'esperienza dello stato di profondo sonno senza
sogni è detta " Prajna "; ma, benchè abbiamo cessato
di funzionare la mente e i sensi, la persona continua
a sperimentare lo stato di Ananda, ed è perciò detta
Ananda Bhuk.

89. A che cosa si riferisce con il termine " Saksi " la
Mandukya Upanisad?
Quel testimone tacito che è il Sè, che osserva
imparzialmente sia la presenza, sia l'assenza di
oggetti esterni ed è presente in tutti e tre gli
stati d'esperienza - Jagrat, Svapna, e Susupti,-
nella Mandukya Upanisad è chiamato " Saksi " ossia
Testimone.

90. Che cosa c'è di reale e di permanente ?
Mentre la mente e i sensi variano e cambiano
attività, solo la luce del Sè rimane costante e
immutabile. Essa è la Realtà, il " Sat", l'Atman ed è
l'unico punto di immobilità, lampada passiva e
illuminatrice. Poichè tutti gli altri tre stati di
esperienza sono temporanei e irreali, l'Atman il
Testimone è la sola forza reale in noi, il Saksi.

91. Che cos'è ciò che ha nome " Visvavirat " ?
  La Visva obiettiva ( l'esperienza del mondo
  materiale ) corrisponde obiettivamente al mondo
  della materia chiamato " Virat ", e quindi lo stato
  Jagrat si chiama " Visvavirat ".


92. Che cos'è il " Taijasa Hiranya Garbha?
Il Taijasa corrisponde alla mente del mondo. Lo
Hiranya Garbha è noto come Taijasa Hiranya Garbha
( stato di sogno, " svapna " )

93. A che individuo corrisponde il termine " Prajna " ?
L'individuo " prajna "( che è sonno profondo  senza
sogni ) corrisponde a Isvara, a Dio, da cui procede e
in cui deve tornare.

94. Chi è Brahman ?
L'Atman è Brahman. L'Atman soggettivo, o Turya
corrisponde al Brahman in cui si fondono l'oggettivo
e il soggettivo.

95. Che significa " Om Iti Ek Aksaram " ?  ( Aksara=
sillaba, unità indivisibile )
L'Aksaram " Om " è il Brahman Stesso e contiene la
Verità ultima. E' presente in tutti e tre gli stati
d'esperienza come Atman o Brahman. Quindi è l'eterno
testimone.

96. Qual'è la Verità proclamata dalla Taitirya Upanisad ?
La Taitirya Upanisad insegna che nell'essere esistono
cinque involucri che possono essere raggruppati in
tre corpi.

97. Quali sono questi cinque involucri che la Taitirya
Upanisad dice che ci siano in ogni essere ?
Sono: 1. Annamaya Kosa; 2. il Pranamaya Kosa; 3. Il
Manomaya Kosa; 4. Il Vijnanamaya Kosa; 5.
l'Anandamaya Kosa.

98. Che è lo " Stula Sarira " ?
Lo " Stula Sarira ", o 'corpo grossolano', è
l'Annamaya Kosa, ossia il corpo fisico denso, che
subisce cambiamenti ed è soggetto alla morte fisica.

99. E il " Suksma Sarira " ?
E' il corpo sottile, formato dal Pranamaya, dal
Manomaya e dal Vijnanamaya, corpo energetico, corpo
mentale e corpo di saggezza. Esso è il corpo sottile
che costituisce il personaggio " jivi ".

100. Dove risiede l'Atman, o il Brahman, in un essere ?
  Risiede nel " Karana Sarira o " corpo causale " ,
  che è anche il corpo d'ignoranza, in quanto non è
  conscio di se stesso. A causa di questa " Avidya ",
  o " ignoranza " è soggetto a rinascere.

101. Che cos'è " l'Atmavidya " ?
  E' la Conoscenza ( " vidya " ) dell'Atman, della
  Realtà Assoluta. L'individuo si fa assoluto e libero
  solo quando riconosce il Sè come propria realtà. E'
  anche Brahmavidya.

102. Che significano " Purusa " e " Prakrti " ?
  L'universo intero consta di due entità fondamentali,
  Purusa e Prakrti. La Prakrti è la materia
  primordiale, il materiale dell'universo, a dirla
  breve. Il Purusa è la consapevolezza individuale,
  l'intelligenza, sempre a dirla breve.

103. Come si evolve l'universo ?
  Per effetto dell'interazione fra Purusa e Prakrti
  ( v. Samkhya Darsana di Kapila )

104. Quali sono i tre Guna, le tre Qualità di Prakrti ?
  Le tre qualità fondamentali della Prakrti sono
  " Sattva", " Rajas " e " Tamas ". Sattva è la
  qualità della luminosità, Rajas quella dell'attività
  e Tamas è la qualità dell'inerzia.

105. Come fu messa in moto l'evoluzione cosmica nel
  creato ?
  Sul principio le tre qualità di Sattva, Rajas e
  Tamas sono in equilibrio. Se questo equilibrio viene
  rotto dalla strumentalità del Purusa, si mette in
  marcia l'evoluzione cosmica. " Mahat " e
  " Ahamakara" sono due prodotti dell'evoluzione, di
  " Parinama ".

106. Che significano " Mahat" e " Ahamakara " ?
  " Mahat " può essere definito come " Buddhi ",
  l'intelligenza cosmica, la mente universale.
  " Ahamakara " si differenzia tra Ahamkara Sattvico,
  l'Ahamakara Rajasico e l'Ahamakara Tamasico, a
  seconda del Guna che predomina. L'Ahamakara Sattvico
  va verso un'evoluzione psichica dalla quale risulta
  l'emergere di Manas ( delle Mente ), dei 5 sensi di
  percezione e dei 5 sensi d'azione. L'Ahamkara
  Rajasico si evolve nel mondo della materia percepito
  dai 5 elementi sottili Sabda, Sparsa, Rupa, Rasa, e
  Gandha ( suono-udito, tatto, vista, sapore e odore),
  le cui controparti sul piano rajasico ( materiale )
  sono Cielo ( " akasa" = spazio ), Aria ( stato
  gassoso) Fuoco ( " Agni ", stato igneo ) Acqua
  ( "Ap" o "Jala", stato liquido ) e Terra
  ( " Prittivi ", stato solido);

107.a Che differenza c'è tra mente e materia ?
   La mente è Prakrti sottile, e la materia e Prakrti
   grossolana.

107.b Che differenza c'è tra Purusa e Prakrti ?
   Purusa è passivo, prakrti è attiva. Il purusa è
   l'intelligenza conscia; la Prakrti è attività
   materiale.

108.  Chi è il vero Purusa ?
   Il solo vero Purusa è Dio, il Brahman. Ciò che è
   limpido, puro, indistruttibile e splendente di luce
   propria è solo Uno, ed è lo Spirito, il Purusa.

* * *
CAPITOLO SECONDO
I SISTEMI DELLA FILOSOFIA INDIANA


109. Che significa il vocabolo " Darsana" ?
  Significa Visione Suprema vista dall'occhio
  interiore.

110. Che cosa sono gli " Astika "  e i " Nastika " ?
   Gli Astika sono coloro che credono nell'esistenza
   di Dio, nel Karma e nella Reincarnazione.
   I Nastika non credono nell'esistenza di Dio, del
   Cielo, dell'Inferno e nella reincarnazione.

111. Quanti sistemi filosofici esistono in India ?
  Ce ne sono sei, e cadono in due grandi categorie;
  gli Advatistici e i Dvaitistici. Tra i sistemi
  Dvaitistici si trovano veri Darsana Asthika come
  pure una corrente Nastika.

112. Spiegami in breve la filosofia del " Carvaka
  Darsana ".
  La filosofia Carvaka non ammette l'esistenza di Dio,
  e ritiene perituri tanto il corpo quanto l'anima.
  Non crede in un Paradiso e in un Inferno, e ritiene
  che lo scopo della vita sia solo ilgodimento
  materiale.
  Secondo questa filosofia la causa della creazione è
  solo il caso e la natura delle cose. Non ammette che
  esista altra entità oltre il corpo, e per essi la
  coscienza è una facoltà fisica del corpo.
  Appartengono ai Nastika e non hanno il concetto di
  Dio.

113. Mi puoi spiegare il sistema filosofico Samkhya ?
  I Samkhya credono che la materia, la Prakrti e lo
  spirito, il Purusa coesistano. La creazione e
  l'evoluzione camminano quando il Purusa viene in
  contatto con la Prakrti. Il Sè consiste nella
  combinazione di " Caitanya " e di " Antahkarana " .
  Il sistema di evoluzione è scientifico, ma non
  ammette Dio.

114. Illustra ora il sistema " Yoga " dell'India antica.
  Nel sistema Yoga Dio è riconosciuto perchè Egli E'
  il " Purusa " o " Cetana ".Lo Yoga è teistico
  ( Asthika).
  Nello Yoga la disciplina fondamentale è il giusto
  controllo della mente. Patanjali definisce
  correttamente lo Yoga come " Citta Vrtti Nirodhah ".
  La purezza della mente e del corpo sono i requisiti
  essenziali perchè lo Yoghi possa meditare su Dio.
  per praticarlo è assolutamente necessario avere un
  Guru competente. Il sistema Yoga accetta pienamente
  l'esistenza di Dio che è L'Essere di suprema
  eccellenza e perfezione.

115. Qual'è la fonte principale riguardante il sistema
  della filosofia Yoga ?
  Sono gli " Yoga Sutra " di Patanjali.

116. Quante Pada o parti ci sono negli Yoga Sutra di
  Patanjali e quali sono ?
  Consistono di quattro Pada: Samadhi Pada, Sadhana
  Pada, Vibhuti Pada, e Kaivalya Pada.
  Il Samadhi Pada tratta della pura consapevolezza, il
  Sadhana Pada tratta dei metodi e delle tecniche
  Yoga; il Vibhuti Pada tratta del risveglio dei
  poteri spirituali e il Kaivalya Pada riguarda Moksa
  che è la liberazione spirituale.

117. Quali sono i cinque difetti che ha l'individuo
  secondo gli Yoga Sutra ?
  Essi sono: 1. Avidya ( ignoranza ), 2. Asmiti
  ( egoismo ), 3. Raga ( ira ), 4. Dvesa ( odio ),
  e 5. Abhinivesa.

118. Che cosa significa la frase " Astanga Yoga " ?
  Gli Yoga Sutra descrivono otto passi importanti
  nella pratica della disciplina volta alla
  realizzazione di Dio e sono:
  1. Yama ( divieti, buona condotta ); 2. Niyama
  ( precetti, purezza d'animo ); 3. Asana
  ( posizioni ); 4. Pranayama ( controllo del
  respiro); 5. Prathyahara ( controllo della mente );
  6. Dharana ( concentrazione focalizzata ); 7. Dhyana
  ( contemplazione ininterrotta dell'oggetto );
  8. Samadhi ( Dhyana senza coscienza di se stessi ).
  L'Astanga ( composto di otto anga o membra ) Yoga è
  composto di queste otto pratiche; le prime cinque
  sono esterne e le ultime tre sono interiori.

119. Come si pratica il primo passo chiamato " Yama " ?
  Yama si compone di cinque ' divieti ', che sono:
  1. Ahimsa ( non-violenza); 2. Satya ( veracità,
  non-menzogna ); 3. Astheya ( non esser rubare );
  4. Brahmacarya ( non fornicare ); 5. Aparigraha
  ( non esser malcontento ).

120. Com'è il secondo passo, chiamato " Niyama " ?
  Niyama si compone cinque pratiche:
  1. Saucha ( pulizia interiore ed esteriore );
  2. Santosa ( letizia ); 3. Tapas ( penitenza,
  austerità ); 4. Svadhyaya ( studio dei testi sacri);
  e 5. Isvara Pranidhana ( arrendersi a Dio ).

121. Qual'è l'aspetto più importante dello Yoga ?
  La cosa più importante è la " citta vritti
  Nirodha ". Il completo controllo della mente e dei
  sensi, e la purezza della mente e del corpo sono
  molto importanti. Lo Yoga risveglia la " Kundalini
  Sakti " che si trova appena dietro ai nervi e passa
  attraverso i sei centri spirituali, dal Muladhara
  fino all'Ajina, e giunge al Sahasrara, il Loto dai
  Mille Petali, e gode la Beatitudine dell'unione con
  Dio.

122. Mi vuoi spiegare i sistemi della filosofia Nyaya e
  del Vaisesika ?
  I sistemi Nyaya e Vaisesika si studiano assieme a
  causa delle loro somiglianze sotto molti aspetti.
  Entrambi affermano che il Sè o Atman è una sostanza
  indipendente dal corpo; è eterno e onnipervadente.
  La conoscenza, la volontà e la gioia, sono solo
  proprietà esteriori del Sè e non quello stesso. Il
  Nyaya Vaisesika crede nella creazione e non
  nell'evoluzione. L'agente è Isvara. I due sistemi,
  il Nyaya e il Vaisesika si basano sulla ragione.

123. Quali sono le quattro vie che indica il Nyaya
  Vaisesika al fine di conoscere il vero ?
  I modi di ottenere conoscenza, sia spirituale o
  mondana, sono quattro:
  1. l'esperienza diretta; 2. il ragionamento e
  l'inferenza; 3. l'analogia; 4. e i Veda.

124. Spiegami i Purva Mimansa.
  Esso è un'indagine sui Mantra Vedici, o una loro
  interpretazione. Si basa sull'eternità del Suono,
  identificato col Brahman. Il Purva Mimansa
  differisce in qualche aspetto importante dal Nyaya e
  dal Vaisesika. Per i seguaci del Purva Mimansa il
  " Sè " è una sostanza, ma la conoscenza non gli è
  esterna. E' un modo, o un " Kriya " ( atto )
  dell'Atman o Sè. Il Sè non è del tutto inerte
  ( Jada ) e neppure è " caitanya " ( coscienza).

125. Che cos'è l'Uttara Mimansa e che cosa contiene ?
  E' la corrente di pensiero più recente, e contiene
  il Vedanta. Si è divisa in tre scuole, che sono
  l'Advaita, il Visista Advaita e il Dvaita.

126. Che cosa afferma l'Advaita Dharsana ?
  L'Advaita è il non dualismo; afferma che il Brahman
  è Uno, e non due. Dei sei Darsana l'Advaita è il
  solo sistema filosofico che ritiene che l'Atman e il
  Paramatman sono come una sola cosa, e come la stessa
  Realtà Suprema. L'Advaita è basato sull'esperienza
  diretta; e per esso il mondo percepito dai sensi è
  " mihtya " ossia nè " sathya " nè " asathya "; è
  illusorio, e l'unica sola Realtà è l'Atman
  invisibile. Gli Advaitisti ritengono che l' "io" sia
  una combinazione di " Suddha Caitanya" ( pura
  coscienza ) e di " Antahkarana" ( l'ego ) che
  comprende  " Buddhi " ( l'intelletto intuitivo ),
  Manas ( mente), Citta ( Coscienza ) e l'Ahamkara
  ( il senso di essere un'entità staccata ). Qui il
  Caintanya sottostà tanto al lato soggettivo quanto a
  quello oggettivo. In questo Darsana sono esaminati i
  concetti dei " Panca Kosa ", dei tre stati
  d'esperienza ( Jagrat, Svapna, Susupti ), dei tre
  corpi Sthua, Suksma e Karana. Il Brahman ( o Brahma)
  è una combinazione di Suddha Caitanya ( di coscienza
  pura ) e di Maya; quest'ultima, coi suoi poteri di
  " Avarana" ( illimitatezza ) e di " Viksepa "
  ( espansività ) può proiettare l'universo, il
  " Jagat ". " Brahma Sathya, Jagat Mithya" ( Brahma è
   reale, e il mondo è irreale ) dice l'Advaita.

127. Quali sono i tre principi essenziali della filosofia
  Advaita ?
  I tre principi essenziali sono:
  1. " Solo il Brahman è reale "; 2. " Il mondo è
  illusorio "; 3. " L'anima non è null'altro che
  Brahman ".

128. Spiegami che cosa vuol dire " Mithya ".
  Mithya vuol dire illusione; qualcosa che non è nè
  reale nè irreale. Nella sua " Filosofia Advaita "
  Adi Sankaracarya dice che il mondo è " mithya ".
  Noi, quando diciamo Realtà, intendiamo riferirci a
  ciò che non è soggetto a cambiamento  nè a
  contraddizione. Questo mondo sempre cangiante non
  può essere accettato come reale, ma al tempo stesso
  non è 'irreale', vuoto. Non è nè reale nè irreale
  ( ma ha lo stesso grado di realtà di colui che si
  pone questa domanda, dice Bhagavan Ramana Maharsi )
  Perciò è indefinibile; è solo apparenza, come la si
  vede in " Vivarta " o trasfigurazione.

129. Parlami del termine Maya.
  Maya è la causa della percezione del mondo come lo
  vediamo, in molte forme. Maya opera con due
  poteri: uno di essi è quello di nascondere il Vero,
  e l'altro è proteggere l'immagine illusoria. La Maya
  non può ingannare il Brahman ma causa nell'uomo
  l' " Avidya " ( la nescienza, l'ignoranza ).

130. Quali sono i tre livelli di realtà riconosciuti
  nell'Advaita Darsana ?
  1. La Realtà Pura, superiore, Unica che è Brahman;
  2. La verità relativa, o " Vyavaharika Sathya "; e
  3. l'apparenza, o " Pratibhasika Sathya "; ma a dire
  il vero la Realtà è una sola, il Brahman.

131. Qual'è il modo di realizzare il Vero, indicato
  dall'Advaita ?
  Questo modo è la " Jnana ". Nessuna somma di azione
  o di preghiera può servire a dissipare l'ignoranza.
  Il Karma ( azione) e la Bhakti ( devozione ) giovano
  a purificare la mente, ma solo la " Jnana"
  ( Conoscenza diretta ) dà la presa di coscienza
  della Verità, dice la filosofia Advaita.

132. Quali sono i modi per acquisire " Jnana " ?
  I modi sono quattro: lo studio delle scritture, la
  riflessione su ciò che si studia, la contemplazione
  e, finalemente l'esperienza diretta, la visione
  ( Sravana, Manana, Nididyasana e Saksatkara ).

133. Quali sono le credenze degli Advaisti sulla
  ' Liberazione' ?
   Essi ritengono che la liberazione si può avere in
   questa vita o per subita rivelazione, o con uno
   sviluppo graduale, con le buone azioni e la
   preghiera. Parlano anche di salvezza individuale e
   della salvazione di tutti perchè finchè tutte le
   anime non saranno liberate nessuna sarà salvata del
   tutto. L'anima deve tornare al luogo donde è
   venuta.

134. Chi fu il propagatore della filosofia Advaita ?
  L'essenza dell'Advaita Darsana è quella dei Veda; fu
  dapprima sistematizzata da Gaudapada e più tardi da
  Adi Shankara, che la fece conoscere al mondo.

135. Quali sono le fonti dell'Advaita Darsana ?
  Sono: 1. la " Sruti "; 2. " Yukti " e 3." Anubhava "
  ( la Tradizione , la Comunione con il Maestro , e
  l'esperienza personale ) Samkara pone al primo posto
  l'Anubhava, e ritiene che la Sruti sia solo una
  guida.

136. Spiegami che cos'è la filosofia " Dvaita " ?
  Essa crede nel dualismo, e che il Sè sia differente
  dal Brahman. I Sè sarebbero dei prototipi del
  Brahman, ma non uguali. E' una filosofia suppergiù
  simile alla Samkhya ed alla Nyaya Vaisesika. Per i
  " dvaitisti " ( dualisti ) la causa materiale è la
  Prakrti, mentre il " Karta ", il Creatore è il
  Purusa. Essi dicono che il " Jivi " la Prakrti sono
  sempre esistiti, ma che non divengono mai Uno.

137. Chi fu il propugnatore della filosofia Dvaita ?
  Fu Sri Madhvacarya.

138. Chi propugnò la filosofia Visistadvaita ? com'è tale
  filosofia ?
  Il campione di questa filosofia fu Sri Ramanuja.
  Essa ammette che i fenomeni sono apparenze,
  illusioni, e parla di " cit" e di " acit " nel mondo
  fenomenico, ed afferma che sono ambedue validi. Il
  Visistadvaita ha anche affermato l'unità del Jagat
  che è " jada " o inerte, e di " jivi " che è pieno
  di consapevolezza. Il Visistadvaita  dice anche che
  Jada e Caitanya, ossia l'inerzia e la coscienza sono
  entrambe manifestazioni del Divino e perciò
  ugualmente valide. Jagat, l'universo, Jivi, la
  coscienza ( individuale ) e il Purusa, il Supremo,
  non sono tre, entità, ma una sola dal punto di vista
  ultimo. Benchè in apparenza possano differire, lo
  spirito unificante è lo stesso. Per esempio, benchè
  i gioielli siano diversi, l'oro è lo stesso. Così le
  forme sono differenti, ma c'è solo un Purusa, che è
  l'unità nella diversità e nella molteplicità.

139. Quali sono i due aspetti dell'illusione, Maya ?
  Uno è l'evoluzione, " Parinama ", e l'altro è
  " Vivarta ".

140. Spiega in dettaglio che cosa sono Parinama e
  Vivarta.
  " Vivarta" è quella proprietà che ci fa credere che
  ci sia un cambiamento benchè la sostanza rimanga la
  stessa, come l'illusione che ci fa scambiare una
  fune per un serpente. Nè è sparita la fune, nè è
  arrivato il serpente. Questo è Vivarta, o illusione.
  E' quella proprietà di Maya che ci fa dimenticare la
  cosa vera e ci sovrappone qualcosa che non c'era.
  " Parinama " è la proprietà di evolvere, di
  cambiare, come il latte ch si trasforma in cagliata.
  Se non c'è latte non c'è cagliata. Ciò che cambia è
  Parinama. Maya è presente tanto in Vivarta quanto
  in Parinama.

141.  Noi siamo sotto l'influenza di Vivarta. Spiegaci
   quest'affermazione e dicci " come".
   Benchè noi siamo " Atmasvarupa" , dimentichiamo la
   Realtà Suprema e viviamo nella " Dehabhranti ",
   nell'illusione di essere corpo. Non ci spaventa la
   fune, ma ci spaventa il serpente. Allo stesso modo
   non ci spaventa l'" Atman ", ma ci fa paura la
   " Vita".
   Benchè noi siamo " Atmasvarupa " e dovremmo esser
   esenti dalla paura, siamo purtroppo sperduti
   nell'illusione e nei timori. Questo è effetto di
   Vivarata e quindi è giusto dire che viviamo sotto
   l'influenza di Vivarta.

142.  " Advaita, Visistadvaista e Dvaita ". Benchè siano
   sistemi filosofici  diversi, in essi c'è unità di
   fondo. Qual'è ?
   Nonstante le loro differenze, questi tre sistemi
   parlano tutti dell'" Atamatattva ". Questo
   " Tattva", o elemento, è l'unica cosa
   permanente, immutabile ed eterna. Nel Dvaita
   rimane sempre la dualità. Il Visistadvaita insegna
   che possono esistere diffrenze di Nama e Rupa, ma
   che Purusa sta dietro a tutto è Unico; ammette la
   permanenza tanto di Jada quanto di Caitanya, e
   l'uno è vero, quanto l'altro. Siccome abbiamo un
   punto di vista unilaterale, non ci è dato di vedere
   l'altra faccia del quadro. Quando poi siamo in
   grado di vederli entrambi potremo finalmente
   renderci conto dell'Unità. Dobbiamo cercare di
   raggiungere l'unità attraverso la dualità.
   Se vogliamo raggiungere lo stato di Advaita
   dobbiamo passare per lo stato di Dvaita.

III. Gli INSEGNAMENTI DIVINI DI BHAGAVAN BABA
  RIGUARDO ALLA SPIRITUALITA'
  ED ALLA CULTURA INDIANA


  durante il corso estivo 1972

143. Si dice che 'Jana' ( " Sgana ", Vera Conoscenza ) è
  l'Advaita Darsana; perchè ?
  L'Advaiata lo si può paragonare al latte, il
  " Visistadvaiata " al burro e il " Dvaiat " al
  siero. Il burro e il siero si ricavano dal latte. Il
  latte è la sostanza unificante degli altri due,
  com'è l'Advaita, dalla quale derivano gli altri due
  Darsana.

144. Spiega il detto " Sathyam Jnanam Anantam Brahman "
  ( letteralemente " vera Sapienza Eterno Brahman" ).
  L'Atmattatva ( l'elemento Atman, identico col
  Brahman ), che è Jnana, è permanente. Anche se non
  lo vogliamo riconoscere, esiste. E' al di sopra di
  ogni sentimento di perdita e di guadagno; nulla lo
  può turbare. E' la personificazione della Verità, ed
  anche della gioia. : è " Ananda Svarupa ". Nella
  Gita Sri Krsna dice ad Arjuna :" Io, che sono
  Isvara; tu il Jivi, e il mondo, che è Jagat, siamo
  esistiti, in tutti i tempi. " Esistevano ancor prima
  della creazione continueranno ad esserci. Benchè i
  corpi fisici subiscano trasformazioni, quest'
  Atmatattva rimane eterno e immutabile. Così questo
  Brahman è il vero ( Sathya), l'Eterno ( Anantman) e
  l'Onniscente ( Jnanam ): tutto  è Brahman.

145. Che cosa significa il vocabolo " Brahaman " ?
  Deriva dalla radice " brhvast " che significa
  l'immutabilità. E' detto il Brahmatattva perchè non
  cambia ed è eterno ( Altrove il Bhagavan ha anche
  detto che deriva da una radice "brh" che corrisponde
  al concetto di " immensità " )

146. Come si può giungere a questo " Brahamattatva " ?
  A questo scopo ci dobbiamo rifare alla teoria di
  " Rasovai Saha " . Tutto l'universo è nato da
  " Rasa ", e Dio stesso è " Rasasvarupa " ( " Rasa" =
  amore, sentimento, passione ) Ciò che è nato da Rasa
  non può essere " nirasa ", ossia privo di Rasa,
  privo di emozione.

147. Quante categorie di Rasa si annoverano ?
  Si contano nove categorie di Rasa, stando ai Pandit,
  ma secondo Sai Baba non occorre tale classificazione
  in Navarasa. Lo Swami dice che ci sono solo due
  Rasa: Karuna Rasa e Sringara Rasa. ( " karuna "=
  misericordia, benevolenza).
  Le condizioni di Daya Rasa Prema e Anugraha si
  fondono tutte in Karuna Rasa. In Sringara Rasa
  invece si fondono le emozioni di Kama, Krodha e
  Loba; Sringara ci porta all'errore mentre invece
  Karuna ci guida al vero.
  Solo Karuna Rasa ci fa vedere il nostro dovere e ci
  porta vicino al Signore. Questa è la vera letizia, e
  Karuna Rasa ci offre amore puro e privo di egoismo.
  Invece l'amore egoistico ci porta a Moha ( errore )
  Invece l'amore senza egoismo ci porta a Moksa, che
  è Moha-Kasma, distruzione dell'errore, di Moha, e
  quindi è Liberazione.

148. A che servono tutte le gioie e i dolori ?
  Si devono ad " abhiamana " e " Mamakara " ( ego e
  attaccamenti ); e tutto ciò che è il risultato
  dell'illusione, di Maya.

149. Che cos'è il Samadhi ?
  E' il raggiungimento della perfetta serenità della
  mente; di quella imperturbabilità che ci permette di
  non essere esultanti o per la gioia o abbattuti dal
  dolore. Questa imperturbabilità è al di sopra
  dell'esperienza della gioia e del dolore. La parola
  Samadhi è spesso interpretata male. Il suo vero
  significato è dato dalle due sillabe che la
  compomngono : " sama" e " dhi" . " Sama" significa
  uguale, e " dhi" viene da " Bhuddi", coscinenza.
  Così, essere inattaccabile dalla gioia e dal dolore,
  prendere entrambi allo stesso modo è Samadhi.

150. Dammi due esempi per spiegare che cos'è il Samadhi.
  Sri Rama e Sri Krsna, quali Avatar, hanno dimostrato
  lo stato di Samadhi in questi due casi:
  Sri Rama, che alle 7 del mattino era pronto per la
  cerimonia dell'incoronazione quale Principe
  ereditario, poco dopo prese la decisione opposta e
  se ne andò nella foresta. Nè lo faceva gioire il
  pensiero di essere il futuro re, nè lo depresse o
  lo disilluse l'ordine che ricevette di andare in
  esilio.
  Sri Krsna sorrideva allo stesso modo, sia che si
  trovasse sul " Rudrabhumi" ( il luogo delle
  cerimonie sacrificali ) o sul " Yuddhabhumi ", sul
  campo di battaglia. Egli diede la Sua Gita ( il Suo
  Canto ) sul campo di battaglia. Ciò dimostra che
  Egli può cantare anche nel mezzo della mischia e che
  la vera natura degli Avatara è che essi sono sempre
  traboccanti di gioia e di ananda.

151. Che significa il termine " Svabhava " ?
  " Sva " è il Brahmatattva, non si riferisce
   all'individuo, ma a Brahman, " svicca " è la
   volontà del Signore, e " Svabhava " significa la
   Natura del Signore: in realtà la nostra natura è
   Ananda.

152.  Quali sono le quattro Purusarta ? Dimmi i loro
   nomi.
   Esse sono: 1. Dharma ; 2. Arta; 3. Kama; 4. Moksa.

153. Descrivimele in dettaglio e dimmi come devono essere
  perseguite secondo il consiglio di Sri Sathya Sai
  Baba.
  Esse sono come pioli di una scala, che, col Dharma,
  è fermamente appoggiato al suolo ed ha come punto di
  arrivo Moksa. Se non c'è il fondamento del Dharma e
  l'arrivo in Moksa, Arta e Kama poste in mezzo non
  avrebbero senso.

  Una volta che abbiamo capito la natura di ognuna di
  esse vedremo che le quattro Purusarta formano
  un'unità. Dharma e Arta si possono raggruppare
  insieme. Il Bhagavan Baba dice: " adottate Arta per
  il Dharma, e fatevi nascere Kama per Moksa "; i
  nostri Kama, o desideri, devono essere orientati
  verso Moksa, e le Arta che accumuliamo ( averi,
  ricchezze ) devono essere impiegate per stabilire il
  Dharma. Se diamo preminenza a queste due cose, al
  Dharma ed a Moksa ( al Dovere ed alla Liberazione )
  vengono santificate anche Kama e Arta.

154.  Che cos'è il Dharma ?
   E' il modo di una vita superiore, più alta,
   diretta dagli ideali più sacri, a seconda del
   livello che si è raggiunto, dello stato della
   persona nella società e dalla consapevolezza di sè
   e del proprio stato che ha ciascuno.

155. Perchè il corpo ha ricevuto il nome di Deha ?
  Questo non si riferisce a qualcosa che verrà arso o
  distrutto un giorno; è un nome che indica la natura
  transitoria del corpo.

156. Che cos'è l'" anima " o spirito umano ?
  E' la scintilla divina indistruttibile che è venuta
  in questo corpo. Poichè il corpo contiene questo
  Spirito Divino indistruttibile, il corpo vivente è
  stato chiamato " Manava " ( inglese " man ", tedesco
  " Mann " ).

157. Che cosa significa la parola " Manava ". Spiegamelo
  in dettaglio.
  Questa precisa parola, che significa " uomo " ,
  significa che nell'uomo è presente Dio. Delle tre
  sillabe in cui può essere decomposta, la prima,
  " Ma" sta per Ajnana, o assenza di conoscenza. "na"
  sta per indicare ( è una negativa) il desiderio che
  questa ignoranza scompaia, e la terza, " Va "
  contiene l'ingiunzione a condursi in modo che tale
  ignoranza  venga eliminata.

158. Come avviene la creazione ?
  Così come del sogno è causa il sonno, la causa della
  creazione è  Maya. La Maya non ha nè principio nè
  fine; essa ama sempre il Purusa, ama lo spirito;
  desidera essere con il Purusa e raggiungere Dio; e
  anche tutto il creato desidera raggiungere Dio. E'
  per la coesistenza e le combinazioni dell'anima - il
  Purusa -  e di Pakrti - la materia Prima - che la
  creazione procede.

159. Si dice che " il Purusa è uno solo, e non può essere
  molteplice. " Come si spiega ?
  Usualmente il vocabolo " purusa " vuol dire 'uomo' e
  si applica a un numero indefinito di individui, e il
  nome " Prakrti " a un numero indefinito di cose
  materiali. Ma in realtà il Purusa è uno solo; il
  Purusa nell'umo è solo la manifestazione del Divino.
  D'altro lato la manifestazione della materia che è
  Prakrti è il mondo, pieno dei suoi cinque elementi.
  Esso è indistruttibile e impermanente, mentre ciò
  che è chiaro, indistruttibile e splendenrte di luce
  sua è solo uno, ed è L'Atman, il Purusa . La "Sruti"
  dice che il Purusa non ha attributi, è Superno e
  Imperituro. Nel mondo materiale fatto di tante
  forme e di tanti nomi, Nama e Rupa, distinguiamo tra
  uomini ( " purusa " ) e donne ( " Stri ") ma in
  realtà quelli sono tutti aspetti illusori, della
  prakrti, mentre per ciò che si riferisce al Purusa
  non esistono differenze. Il vero Purusa è solo
  l'ATMAN.

160. Che cos'è il " Dehatman " e che cos'è il Paramatman?
  Come viene in esistenza il corpo umano ?
  Il corpo, che possiamo chiamare " Pot ", viene ad
  esistere a causa dei nostri desideri, dell'azione
  dei genitori e per il " Sankalpa " , la volontà di
  Dio. La vita, " Jivi " , può essere comparata al
  fango, e il corpo è il " Dehatama " e sarà
  distrutto.
  Il fango, ossia il costituenete di base del corpo
  umano è " Paramatman ". Tutti codesti corpi umani, a
  loro tempo, saranno distrutti e torneranno ad
  essere elementi fisici. Quando si muore tutti
  torniamo al luogo originario da cui siamo stati
  emanati.

161. Che cosa intendi dire con " Io sono nato " ?
  Ciò che è nato è il corpo. Il vero " Io " è
  l'Atmatattva, ed è eterno; è sempre esistito, e non
  nasce nè muore. Esisteva prima che nascessino ed
  esisterà dopo che saremo morti. Ciò che viene e va è
  il nostro corpo. Sicchè il Paramatma è eterno e solo
  il Dehatma cambia e poi muore. Ciò che muore può
  rinascere; poichè il vero " IO ", l'anima o Atman
  non può nascere, ma che nasce è solo il nostro
  corpo, in realtà.

162. Come rispondereste a domande quali " c'è Dio ? " e
  " dov'è Dio, e lo si può vedere " ?
  La questione è: " C'è o non c'è Dio ? " Il fatto che
  nella domanda appare la parola di Dio dimostra che
  Dio c'è. Se non ci fosse, da dove sarebbe venuta
  fuori la parola di " Dio "? Non sarebbe esistita
  neppure; si può dare un nome a ciò che non esiste ?
  Ciò che non ha nome non può esistere. Frasi come
  " fiore di cielo " indicano, è vero, cose che non
  esistono, ma sono formate da elementi, come quel
  " fiore " e " cielo " che esistono, uno per uno,
  come l'altro famoso esempio della " lepre con le
  corna", che non esiste ma esistono lepri da un lato
  e corna dall'altro. La frase citata più sopra è
  " gagana puspa ".
  Dio è ovunque e in tutto. Tutto il creato procede da
  Lui ed Egli è in tutto il creato; Onnipresente.

163. Come potresti giustificare l'affermazione che Dio è
  Onnipresente? Dammi ragioni scientifiche e
  spirituali per spiegare questo asserto.
  I cinque sensi Sabda, Sparsa, Rupa, Rasa e Gandha
  ( suono, tatto, forrma, sapore e colore ) si trovano
  nella Terra, la quale è perciò solida e stabile;
  ossia l'elemento 'Terra' ( " Pritivi " ) possiede
  tutte e cinque queste proprietà. Il secondo
  elemento, l'acqua ( " ap, jala " ) non ha odore
  ( " gandha ") ma ha gli altri quattro soltanto:
  Sabda, Rupa, Sparsa e Rasa ( suono, forma
  tangibilità e sapore), e perciò si può muovere un
  po' più della terra. Il fuoco possiede da solo
  suono, forma e tangibilità, ma non gandha nè Rasa; è
  perciò è più lieve della terra e dell'acqua e perciò
  tende a salire più libero. Il quarto elemento è
  l'aria; ha solo Sabda e Sparsa, ossia suono e tatto,
  è leggerissima a va dove vuole.
  Lo spazio, o Akasa ha soltanto una qualità, il Sabda
  o suono. Perciò lo troviamo dappertutto. Dio è al di
  là e al di sopra di questi cinque sensi di
  percezione, e non ha alcuno degli attributi della
  materia. Perciò Egli è più lieve di questi elementi,
  ed presente dappertutto; perciò Dio è Onnipresente.

164. Che significa l'affermazione " Dio è Anurasniyan,
  Mahato Mahiyan " ?
  Che Dio è infinitamente più piccolo
  dell'infinitamente piccolo, e che è più vasto
  dell'infinitamente grande.

165. Perchè diciamo che il suono AUM è identico col
  Brahman ?
  Perchè il suono AUM è la combinazione di tre
  sillabe: " Aa, Oo, M. " Aa, si riferisce alla
  consapevolezza, "Visva"; Oo è il sottile e si
  riferisce alla mente, ai sogni; lo si può
  considerare come " tajaisa ".
  'M' è causale , e si riferisce al sonno profondo, a
  Prajnana.
  Così quando si pronuncia tutto l'AUM il Visva si
  fonde con Tajasisa e il Tajaisa con il prajna, e
  abbiamo il Darsana dell'Atman. Allo stesso modo
  quando riusciamo a combinare i tre stati di veglia,
  sogno e sonno profondo, che significa combinare in
  uno degli aspetti grossolano sottile e causale,
  abbiamo la possibilità di dare uno sguardo all'Anima
  Divina.
  Sicchè il Pranava, l'Aum rappresenta l'intero
  contenuto del Brahman.

166. Che cosa significa la frase " Ekam Eva Advitiyam " ?
  Questa frase dice che il Brahman è Uno, e l'Uno
  solo, che non ha secondo. Il Brahman è in tutto e
  dovunque; dacchè è Onnipresente e Onniscente, è la
  Realtà Assoluta, e l'Assoluto non può avere secondo,
  perchè sarebbe un assoluto anche quello, e due
  assoluti non sono pensabili, perchè nessuno dei due
  sarebbe più assoluto.

167. Perchè diciamo che il " jivi ", l'" Anima " è
  indistruttibile mentre tutte le altre cose del mondo
  sono distruttibili ?
  Tutto ciò che è soggetto a cambiare, tutto ciò che
  di tempo in tempo si trasforma è cosa distruttibile,
  mentre è indistruttibile ciò che è permanente ed
  eterno. Il corpo umano è soggetto ai sei stadi di
  trasformazione della nascita, crescita, cambiamento,
  evoluzione e declino, morte e distruzione. A Causa
  di ciò, e dell'impermanenza del corpo diciamo che
  tutto nel mondo è distruttibile. Solo il " jivi " o
  Anima non subisce cambiamenti ed è permanente.
  Questo JIvi indistruttibile risiede in questo corpo
  perituro, che è il solo ad esser distrutto, mentre
  l'anima è indistruttibile.

168. La realizzazione del Sè, dell'Anima, è il risultato
  supremo ?
  La risposta è "no". La presa di coscienza del Sè, o
  anima, giova solo a comprendere ciò che nell'uomo è
  la parte distruttibile e quella che è
  indistruttibile. C'è qualcosa che non è nè corpo nè
  anima, ed è il " Purusottama ", che eccede queste
  due cose. Raggiungeremo la meta della nostra
  realizzazione solo, quando avremo potuto realizzare
  questo " Purusottama ", cioè Dio, il Brahman.

169. C'è un detto secondo cui " la mente è lo specchio
  del nostro essere interiore ". Spiegamelo.
  Nella vita spirituale dobbiamo scoprire l'esistenza
  di quattro aspetti:
  1. l'anima; 2. l'intelletto; 3. La mente; 4. gli
  organi dei sensi.
  Degli organi dei sensi la padrona è la mente; della
  mente è padrone l'intelletto; dell'intelletto è
  padrona l'anima.
  Quindi i quattro aspetti sono tutti in correlazione
  vicendevole e alla fine questi quattro aspetti non
  sono che uno, che è l'Atman o anima. Quindi ciò che
  vien fuori da noi stessi, che emana dall'essere
  interiore è la mente. Non ci può essere nulla, o
  per mezzo della mente, o dell'intelletto  o delle
  nostre azioni  che venga dall'esterno. Tutto viene
  dal nostro interno, è, infine, dall'Anima, e quindi
  la mente è lo specchio del nostro essere interiore.



170. Che vuol dire " Vairagya ", e come lo si ottiene ?
  La mente è come un tessuto, i cui fili sono i
  desideri. Se vogliamo far sparire la mente dobbiamo
  togliere i fili, ad uno ad uno. Diminuendo i
  desideri, che sono il nostro pesante bagaglio nel
  nostro viaggio della vita, ci facciamo più leggeri.
  La liberazione dai desideri è detta, in termine
  Vedantico, " Vairagya " ( pron. ' vairaghia ': la
  'g' in sanscrito è sempre dura; " Gita " si
  pronuncia 'ghita', ecc) Vairagya non significa
  abbandonare la famiglia ed andare a vivere da
  anacoreta, ma rimanere nel mondo, compiere tutti i
  propri doveri ma avendo sempre la mente libera da
  desideri e da attaccamenti.

171. Che cosa ci dà di buono il Vairagya ?
  " Viaggiar leggeri permette di fare del viaggio un
   piacere". La mente, che è fatta di tanti desideri,
   può darci solo un sacco di guai. Il Vairagya vuol
   dire compiere i doveri che ci sono assegnati per
   far piacere a Dio, e non per il nostro. Ciò elimina
   difficoltà e problemi dalla nostra vita. Così
   la vera Vairagya rende più agevole, sicuro, sano e
   piacevole il viaggio della nostra vita.

172.  Perchè Dio lo chiamiamo " Madhava " ?
   La parola " Madhava" contiene due parti: " Ma " ,
   che può esser interpretata come Maya, o illusione;
   e anche 'Prakrti', o Natura, per Laksmi, la Dea
   dell'abbondanza. " Dhaya " significa 'padrone'
   Colui che è il padrone di Maya e dell'Abbondanza è
   il " Madhaya", il Paratman.

173. Che differenza c'è tra Jivatman e Paramatman ?
  Il Paramatman è indipendente. E' libero, mentre il
  Jivatman o 'Jiva' dipende da qualcos'altro. E' tanto
  subordinato alla Prakrti, alla Natura, da non
  potersi identificare con l'ananda, con la letizia
  Divina. Se vogliamo godere la Beatitudine Divina
  dobbiamo giungere a identificarci col Madhava, con
  Dio.

174. Da dove sono venute le Upanisad, e qual'è il bene
   che possono fare all'uomo ?
   Esse indicano la via per la quale possiamo
   raggiungere il " Kaivalya", l'Unità con Dio. Sono
   l'essenza dei Veda - e la base di tutte le Upanisad
   è la Isavasya Upanisad, che viene dal Yaiur Veda.
   La Kenopanisad viene dal Sama Veda. Come dei Veda,
   anche nelle Upanisad si possono ravvisare tre
   parti, che sono: 1. Upasana Kanda; 2. Jnana Kanda;
   3. Karma Kanda.
   Esse dicono all'uomo ciò che deve e non deve fare,
   quali sono le vie che lo conducono al bene e quali
   sono quelle cattive. Il solo scopo delle Upanisad è
   condurre l'uomo a Dio.

175. Qual'è la classificazione delle Upanisad secondo il
  Kavi Vyasa ?
  Vyasa assegnò le varie Upanisad a iscuno dei 4 Veda.
  Il Rgveda si compone di 21 branche, ed ognuna di
  esse ha una corrispondente Upanisad. Alle 109
  branche del Yajurveda corrispondono 109 Upanisad, ed
  alle 1.000 del Sama veda corrispondono 1.000
  Upanisad. L'Atharvaveda poi ha 50 branche e perciò
  50 Upanisad. Con ciò le Upanisad assommerebbero a
  1.180 secondo il calcolo di Vyasa, ma a noi ne son
  pervenute solo 108. Sri Sankaracarya arricchì dieci
  di esse coi suoi commenti, e queste divennero perciò
  le più apprezzate, e sono quelle citate al n° 24.

176. Oltre le 10 già enumerate, quali sono le altre 98 ?
  Sono:
  1. Brahma
  2. Kaivralya
  3. Svethasva
  4. Fabali
  5. Hamsa
  6. Garbha
  7. Aruni
  8. Maramahansa
  9. Amrithanda
  10. Narayani
  11. Amrttabindu
  12. Atarvasikha
  13. Atarvavasiva
  14. Kasithara
  15. Maitrayani
  16. Narsimhatapani
  17. Brahmajabala
  18. Maitreya
  19. Kalagnidura
  20. Sulabha
  21. Mantrika
  22. Ksiti
  23. Niralamba
  24. Sarvahara
  25. Vajrasucika
  26. Subharahasya
  27. Tejobindu
  28. Nadabindu
  29. Dhyanabindu
  30. Brahamavidya
  31. Atmabodhaka
  32. Yoga
  33. Tattva
  34. Naradaparivrajaka
  35. Brahmana
  36. Sita
  37. Yogacudhamani
  38. Nirvana
  39. Mandala
  40. Daksinamurti
  41. Skanda
  42. Sarabha
  43. Advaita
  44. Tharaka
  45. Mahanarayana
  46. Sovbhagyalaksmi
  47. Sarasvatiahasya
  48. Mukkthika
  49. Bhavarica
  50. Ramathapana
  51. Ramarahasya
  52. Mudgali
  53. Vasudeva
  54. Pimgala
  55. Sandilya
  56. Mahabhiksuka
  57. Yogasiksa
  58. Samnyasa
  59. Turyasvatita
  60. Paramaparivrajaka
  61. Narasimi
  62. Aksamalalika
  63. Amnumurnha
  64. Ekasara
  65. Aksaka
  66. Adhumavya
  67. Surya
  68. Kundhisakhya
  69. Atma
  70. Savitri
  71. Parabrahma
  72. Pasupata
  73. Thripurathapana
  74. Avadhuta
  75. Tripura
  76. Devi
  77. Bhavana
  78. Katha
  79. Yogakundali
  80. Rudrahrdaya
  81. Rudraksa
  82. Bhasona
  83. Darsana
  84. Ganapati
  85. Thaha Sata
  86. Mahavakya
  87. Pancabrahma
  88. Gopalathapam
  89. Pranagnihotra
  90. Garuda
  91. Krsna
  92. Dattatreya
  93. Varaha
  94. Vajanavalkya
  95. Satyayana
  96. Avyakta
  97. Hayagriva
  98. Kalisantharana

177. Qual'è il significato esoterico della Ghita Upadesa?
  La Gita insegna che il Campo è il corpo; il Jivi è
  Arjuna e Krsna è l'Atman. La mente sono le redini, e
  i cavalli sono i sensi. Il quadro d'insieme deve
  essere interpretato nel senso che Krsna, che
  rappresenta l'Atman, guida il carro, che rappresenta
  il corpo, nel campo di battaglia. Gli eserciti
  opposti sono " Thag " e " Para ", ossia questo mondo
  e l'altro, il male e il bene, oppure Atman e
  Anatman, oppure quello che è temporale e quello che
  indistruttibile. I Kaurava rappresentano le cattive
  qualità, e i Pandava le buone. La battaglia in
  Hastinapura è quella che si svolge ogni giorno in
  ogni cuore, col nostro controllo dei cavalli dei
  sensi con l'aiuto delle redini della mente, sotto la
  guida di Krsna. L'Atmanjnana, nella battaglia
  dovremmo sconfiggere in noi le cattive qualità per
  far vincere quelle buone, ristabilendo così il
  Dharma.

178. Qual'è il 'leit-motiv ' della Bhagavad Gita ?
  Questo nome significa la 'Divina Canzone',e consiste
  essenzialmente di tre parti, che sono la Karma
  Kanda, l'Upasana Kanda, e la Jnana Kanda.
  In più la Gita ci ha veramente dato quel gran detto
  che è 'Tat Tvam Asi': ' Tu sei Quello '.
  I primi sei capitoli ci parlano della natura e del
  contenuto di ciò che hiamiamo 'jivi', o il 'tvam',
  che risiede nel corpo per cui mezzo si manifesta la
  natura del 'jivi '.
  I sei successivi riguardano la natura e il contenuto
  di ciò che chiamiamo ' Tat ' ( la via della Bhakti) .
  Gli ultimi sei capitoli ci parlano del contenuto e
  del significato di 'Asi' ( 'sei') e ci insegnano
  come realizzare l'identità del Sè o del 'Jivatma'
  con ' Tat' col Paramatman.  Ci insegna come dobbiamo
  staccarci dalle cose, come sacrificare e raggiungere
  " Moksa", la liberazione.

179. Qual'è il vero significato della parola
  ' Saranagati ' ?
  Con questa parola intendiamo di solito
  significare che mettiamo a disposizione di Dio il
  nostro corpo, la nostra mente, tute le nostre forze
  e quanto abbiamo. Invece non è un significato
  corretto, perchè il nostro corpo non è affatto di
  nostra proprietà, e la mente non la controlliamo.
  Nulla ci appartiene  veramente, e perciò non
  abbiamo diritto di dire " abbandono a Dio pensiero,
  mente e corpo," in quanto nulla appartiene a noi, ma
  bensì a Dio. Solo quando ammetteremo e crederemo che
  Dio è presente in ogni cosa capiremo che cosa
  significa arrendersi a Dio in pensiero, parola a
  azione. Il vero Saranagati è divenire uno con Dio.
  non c'è abbandono finchè nella mente c'è distinzione
  tra "io" e Dio. Non è arrendersi pensare che chi dà
  ordini è Dio e chi li esegue è l'uomo; la
  beatitudine sta nella unità e non nella dualità.
  Quindi il vero significato della parola
  " Saranagati " è il sentirsi uno con Dio.

180. Qual'è il merito che rese Arjuna degno di ricevere
  l'insegnamento della Ghita ?
  E' la domanda che fece anche lui, e Sri Krsna
  rispose:
  " Dharamaja ha molte migliori qualità di Arjuna, ma
  ci pensa " dopo ". Si sente colpevole di aver fatto
  il guaio, e quindi non meritava di ricevere
  l'insegnamento della Gita. Poi ci sarebbe stato,
  Bishma il grande dotto e prode figlio di Ganga, che
  aveva pur capito che la ragione e il diritto stavano
  dalla parte dei Pandava. Cionostante aveva accettato
  il comando supremo dell'armata dei Kaurava. Le sue
  azioni non erano coerenti con ciò che pensava; agiva
  in contraddizione con le sue opinioni, e non era
  degno di ricevere l'insegnamento di Krsna. Nel caso
  di Arjuna, egli presentiva tutte le sofferenze che
  avrebbe causato la guerra. Era pronto a sacrificare
  tutti i piaceri di questo mondo e dell'altro per il
  bene degli altri; si affidò al Signore pronto a
  seguire tutte le indicazioni che gli avesse dato.
  Dobbiamo quindi ammettere che egli era l'uomo che
  meritava l'insegnamento della Ghita.

181. A quali condizioni Dio protegge il nostro benessere
  e il nostro futuro ?
  La parola di Dio è che egli si occupa del tuo bene
  semprechè tu abbia devozione per Lui. Nella Ghita
  dice che ciò avverrà purchè il devoto passi tutto il
  tempo pensando a Dio, accetti Dio come
  onnipervadente e presente in ogni essere; sia sempre
  attaccato a Lui come fa il piccolo della scimmia,
  sempre avvinghiato al pelo della madre. Dobbiamo
  attaccarci a Dio in ogni circostanza e condizione;
  dobbiamo avere questa fede implicita; se noi non
  l'abbiamo, e ci abbandoniamo totalmente a Dio, Egli,
  come la gatta fa con i suoi micini, si occuperà del
  nostro bene ovunque noi siamo.

182. Quali sono i due modi mediante i quali ci possiamo
   liberare delle catene degli affetti e degli
   attaccamenti e guadagnarci la Liberazione?
   Un modo è quello di ottenere la forza con cui
   spezzare la catena. L'altro è quello di farci così
   piccoli, che la catena ci sia molto larga e ci
   scivoli d'addosso. Sono, il primo 'jnana', la via
   della Conoscenza, e il secondo 'Bhakti', la via
   della Devozione. Quest'ultima ci insegna
   l'atteggiamento di " Dasoham ", ossia della
   condotta per cui dici: " io sono il tuo servo "
   ('das').
   Quando ti senti legato da una catena, se puoi
   ripetere " Dasoham, Dasoham" ti fai umile, il tuo
   ego diventa più tenue, e divieni tanto piccino che
   puoi scivolare fuori dalla catena.
   L'altra via quella della Jnana, ti fa spezzare la
   catena perchè ripeti " Sivoham, Sivoham " - Io Sono
   Siva.... - e con questa sensazione ti fai sempre
   più grande; tanto grande che la catena si spezza e
   non ti tiene più.
   Ecco le due vie per arrivare a " Moksa ", alla
   Liberazione.

183.  Che cos'è " Kama " ? Che differenza c'è fra "Kama"
   e " Prema " ?
L'avere dei desideri e mantenerli è " Kama ". La
parola " Bhakti " è anche scambiata con " Prema ",
ossia Amore. Benchè Prema e Kama possano parere
sinonimi, in realtà differiscono molto. Kama si
lega a persone o a cose; è ristretto e limitato. I
desideri terreni son Kama e il desiderio per
l'universale, per Dio Eterno è Prema.

184. Spiegami la frase " Jantunam Narajanma Durlabham ".
  Si chiama " jantu " tutto ciò che è nato da una
  matrice.
  Poichè anche l'Uomo è nato da madre, è detto "jantu"
  anch'esso. La sola differenza tra uomo e animale è
  la sua intelligenza. La frase citata dice che la
  'narayama', ossia la nascita come 'nara' (uomo) è
  una grande fortuna.
  Perciò devi badare attentamente a tenere una buona
  condotta nella vita.


185. Che cosa ci insegna il Ramayana ?
  Ci insegna che i due sentimenti di " kama " e
  " Krodha " sono la causa di tutte le tristi
  esperienze che abbiamo nella vita.
  Quella strega di Manthara ebbe la colpa dell'esilio
  di Rama nella foresta, e del ratto di Sita da parte
  di Ravana, di cui ebbe la colpa anche Surpanaka.
  'Manthara' significa ira, cioè Krodha; e Surpanaka
  significa desiderio, ossia Kama. Kama e Krodha,
  concupiscenza e ira, hanno la colpa di tutti i
  dolori che prviamo. Anche nel caso di Sita, ella
  poteva stare con Rama solo qando aveea sacrificato
  tutti i suoi Kama; quando nella sua mente venne il
  desiderio del cerbiatto d'oro, Rama le fu lontano.
  Il Ramayana ci insegna anche che dove c'è Rama non
  c'è più Kama; e quando subentra Kama, Rama è lontano
  da noi.

186. Che cos'è " Visnu Maya " ?
  La base eterna, il Brahman, è come uno schermo
  cinematografico. Quando gli si proietta sopra
  l'immagine del mondo cangiante, con la gente che va
  e viene, avete il quadro del mondo, come il film nel
  salone del cine. Questo processo per il quale lo
  schermo permanente e la pellicola irreale e
  transitoria si combinano e ci danno un'impressione
  di realtà può essere chiamato la " Visnu Maya "
  dell'Universo, del Jagat. La parola " Visnu " non
  deve qui esser reinterpretata come una Persona che
  riveste le insegne della Buccina (" Sanka") e del
  Disco ( " cakra "), ma significa 'onnipresenza'; e
  a questa miscela di vero e di falso Samkara diede il
  nome di "Mitya", e disse " Brahman Satya, Jagat
  Mitya ".

187. " Maya è l'ombra inseparabile di Dio "; spiegami
questa frase con riferimento al Ramayana.
Sappiamo che, mentre viaggiavamo nella foresta,
Rama faceva da guida e camminava in testa alla
comitiva; subito dietro a lui veniva Sita, e per
ultimo camminava Laksama. Rama Rappresenta Dio, il
Paratma; Sita rappresenta Maya, e Laksama
rappresenta il Jivi. Se Laksama ( l'anima umana,
il Jivi ) desidera avere la vista di Dio, del
Paratman, Sita che gli si frappone si deve
allontanare; oppure si deve spostare Laksama.
Se cerchiamo d spinger via Maya, o di cacciarla
con odio, essa si adira. Non solo: neanche Dio
permetterebbe una tal cosa, e non avremo la grazia
del suo Darsan. Il solo modo per un jivi di vedere
Dio e di ottenere la Sua Grazia è di capire che
la Maya è l'ombra inseparabile di Dio Stesso e o
pregare in tutta umiltà di avere l'opportunità di
vedere il Signore. Allora la stessa Maya si farà
gentilmente da un lato ed aiuterà il Jivi ad avere
il Darsan del Signore Iddio.


188. Chi sono io ?
  Per rispondere dobbiamo farci molte domande quali:
  " Io sono il corpo ? Sono la mente ? sono
  l'anthakarana ? " e così via. Se credi di essere il
  corpo che senso ha dire, come fan tutti, " il mio
  corpo" ? Chi è che dice "mio", e chi è il corpo ? Se
  tu dici " il mio corpo" sottintendi che tu sei
  qualcos'altro staccato e diverso dal corpo. Se dici
  " la mia mente " è evidente che separi la tua mente
  dal tuo possessore, il tuo "io". Noi sperimentiamo
  tutto, tutto separando tra "mio" e "non mio". La
  cultura indiana e gli insegnamenti del Vedanta ti
  fanno attraversare, per mezzo della constatazione
  " questo non è l'"io" tutto finchè arrivi a capire
  che cos'è l'Io; e il vero Io è l'Atman.


189. Chi è i nostro vero Congiunto o parente?
  Quando muore un congiunto, la madre per esempio,
  ella mi ha lasciato e se n'è andata. Ma chi mi ha
  lasciato in realtà ? Il suo corpo è ancora qui, ed è
  andata via. La vera madre è solo la sua vita. Sicchè
  quando la vita, è fuggita, ci rendiamo conto che il
  rapporto di cui abbiamo goduto era solo un rapporto
  fisico, che non ha valore. Tutto ciò che era
  permamente e lo era solo in rispetto all'Anima
  Divina che era contenuta nel corpo, e non era il
  corpo stesso.
  Perciò il vero parente, il vero amico, la vera guida
  può essere solo Dio e nessun altro.

190. Quando ci accorgeremo della nostra vera forma ?
  Nel pensiero che ci fa credere nell'Onnipresenza di
  Dio, che Dio è presente davanti a te e fuori di te
  non occorre che tu dia speciale importanza a ciò che
  viene dal di fuori. Devi credere che tutto è
  contenuto da te. Tutta la essenza dei Veda viene
  dall'interno dell'uomo, e non dal di fuori. A causa
  dell'ignoranza, di certe illusioni e dalle nostre
  azioni in vite anteriori crediamo che ci venga
  qualcosa dall'esterno, da qualcosa di sacro. Non è
  esatto, è illusione. Solo se sappiamo liberarci da
  codesta illusione, di superare l'ignoranza e di
  capire che tutto è dentro di noi potremo conoscere
  la nostra vera forma.

191. Nella nostra miotlogia si racconta che una vita
  l'Oceano fu sbattuto ( come si fa con il latte per
  fare il burro) con il " Mahatahara Parvatha ".
  Qual'è il senso occulto di questo segreto ?
  Si racconta che c'era un monte di questo nome, e che
  con esso l'oceano fu sbattutto, dai deva che
  tiravano da un parte e gli Asura dall'altra il
  serpente che, attorcigliato al monte, lo faceva
  girare ( in India invece dalla nostra zagola il
  latte si agita in un recipente cilindrico, in cui è
  immerso un bastone che fa da agitatore, attorno al
  cui estremo superiore si avvolge una funicella che,
  tirata da un capo all'altro, lo fa girare
  alternativamente. I Deva, o devata rappresentano le
  buone qualità, e gli Asura, o Demoni le cattive.
  Dall'Oceano uscirono cose buone, gemme, il
  Kalpavriksa, albero che soddisfa i desideri, la
  Kamadhenu, vacca che vi dà tutto ciò che volete.
  L'Amrita nettare dell'immortalità, ed anche veleni
  mortali. Questo è il senso allegorico della storia;
  il, senso occulto, 'anagogico' come direbbe Dante è
  che è la nostra vita stessa ad essere " zangolata ".
   La fonte " Viveka", la sapienza; il corpo è il
  recipiente dove avviene la sbattitura e il monte
  sbattendo è l'essenza del Vedanta; e i due capi
  della fune che muove il monte sono le due Nudi Ida e
  Pingala, i nostri due condotti sottile attraverso
  i quali si muove la nostra energia interiore.
  L'operazione della sbattitura è il Sadhana che noi
  dobbiamo praticare ( per sceverare ciò che c'è di
  noi di buono da ciò che c'è di male ).
  Allora sorgerà il Nettare Divino.

192. Il Bhagavan ha comparato la nostra vita ad una
  partita di foot-ball. Perchè ?
  Il nostro cuore spirituale è il campo da gioco; da
  una parte c'è la squdra delle " Asarida Varga ",
  delle cattive qualità, che sono: 1. Kama,
  ( concupiscenza) ; Krodha ( ira ): 3. Lobha
  ( avidità, possessività ) 4. Moha ( attaccamento,
  illusione ); 5. Mada ( arroganza, superbia);
  6. Matsarya ( invidia). I giocatori dell'altra
  squadra sono:
  1. Satya ( verità); 2. Dharma ( rettitudine);
  3. Santi ( pace, imperturbabile); 4. Prema
  ( amore ); 5.Ahimsa ( non -violenza );6. Purnave
  ( senso di pienezza).
  La " Dharma Vidya " ( l'istruzione che si riferisce
  a questo mondo), e la Brahma Vidya ( quella che
  riguarda l'Altro Mondo) sono i limiti del campo. La
  gente buona e la cattiva stanno calciando la palla
  della vita. I cattivi hanno la forza fisica, i buoni
  quella Divina, e si vedrà come e quando vinceremo,
  o se manderemo il pallone in porta. Questo è il
  confronto che fa il Bhagavan fra la vita e una
  partita di foot-ball.

193. Quale è il significato occulto del rumore del nostro
  respiro ?
  E' il " Soham "; "so" è il suono del respiro che
  entra, e " Ham " quello del respiro in uscita. La
  sillaba " so " sta  per " Tat ", che significa Dio,
  il Brahman; e " Ham " sta per " io " o me. Ad ogni
  respiro diciamo " io sono Dio ", " Io sono Dio ".

194. Si sentono vari suoni. Da dove vengono questi suoni?
  Tra i suoni ce n'è uno che è il più importante, ed è
  il pranava AUM. Da essi emanano tutti i diversi
  suoni, uno e tutti. I Vari suoni sono solo
  trasfromazioni dell'" Ekoham Bahusyam "( La Volontà
  Divina " Io sono l'Uno e sarò i molti " ).

195. Spiega come l'AUM è " Ekaksaram Brahma " e Rama è
  null'altro che l'Omkara ).
  L'Omkara è formato da tre suoni principali: A, U, M.
  Rama, che è l'incarnazione del Dharma anche lui ha
  tre personaggi che lo aiutano, e che sono Laksmana,
  Bharata, e Satrughna ( i suoi tre fratelli). Il
  suno A può esser comparato a Laksmana, l'U a Bharata
  e l'M a Satrughna. La combinazione di questi tre è
  l'Omkar, e Laksmana Bharata e Satrughna insieme
  fanno Rama. I Veda e le Upanisad ci insegnano che
  l'Om (AUM) è l'" Ekaksara Brahman "; cioè l'OM è
  Leakam Advitiyam Brahman, ossia Brahman è l'Uno è
  solo Uno ". Rama che non è altro che l'Omkara, ebbe
  nascita sulla terra per ristabilire il Dharma, la
  rettitudine sulla faccia del pianeta. Rama è Dio.

196. Il Ramayama ha altri due nomi. Quali sono ?
  Sono " Morte di Ravana " e " Sitacarita ", ossia
  " Storia di Sita "; il Ramayama è chiamato " Srimad
  Ramayama " perchè descrive tutte le grandi virtù di
  Rama. Il titolo di " Storia di Sita " gli spetta
  perchè Ella è la donna ideale, ricca di tutte le
  qualità che deve avere la Donna Indiana; castità,
  purezza, gentilezza, eccc. Ed ella insegna perfino
  il Dharma e Rama. A sua volta Ravana è un
  personaggio potentissimo e di grande sapere, e
  compie molte grandi imprese. Ciononostante egli non
  seppe seguire la retta via, e per questa ragione
  dovette essere ammazzato da Rama. Ravana non era
  sorretto dal Dharma. Poichè il ramauyma cui insegna
  che non dobbiamo lasciare spazio alle cattive
  azioni, e che la vera forza è quella del Dharma,
  questo poema è anche chiamato " L'Uccisone di
  Ravana ".

197. Che cosa significa " Saguna Brahman ", e " Nirguna
  Brahman " ?
  Per spiegarlo prendiamo per esempio ciò che
  Uddalaka, il grande Guru disse al figlio per
  spiegargli queste cose. " Prendi un vaso pieno
  d'acqua, mettici dello zucchero e rimescola bene "
  Prima di sciogliere lo zucchero lo abbiamo visto.
  Adesso che l'abbiamo sciolto nell'acqua sapremo dire
  in che parte del vaso si trova ?
  Lo zucchero si trova in ogni goccioletta del
  liquido.
  Così il Brahman, che è " nirguna ", ossia senza
  " guna " attributi, ed è " nirvikara", senza forma
  nè limiti di spazio o di tempo, questo è il concetto
  di " nirguna Brahman ". Questo Brahman assume gli
  aspetti di " saguna ", di chi ha attributi o "guna"
  e appare in questo mondo e risiede in ogni essere,
  in tutto ciò che vediamo intorno al mondo. Non è
  possibile vederLo separatamente coi nostri occhi, nè
  afferrarlo con le mani, ma è solo possibile averNe
  l'esperienza nel Suo Sgtato Manifesto. Ciò è tutto
  ciò che possiamo fare con la grossolanità del nostro
  corpo, salvo sperimentarlo in istati più elevati.

198. Dio è presente ovunque e sempre. Perchè si dovrebbe
   andare in qualche posto speciale o in
   pellegrinaggio per cercare Dio in qualche santuario
   particolare ?
   Qui c'è una vacca; dal suo corpo si può estrarre
   latte. Vogliamo dedurre che il latte scorra per
   tutta la vacca ? Provate a mungerla da un orecchio:
   avrete un bel torvcere; di latte non ne  esce.
   Occorre mandarlo a cercare in qualche posto
   speciale. Il latte viene dal sangue dell'animale,
   ma non è detto che dove c'è sangue ci sia il latte.
   Allo stesso modo, benchè Dio sia onnipresente e sia
   dappertutto, se Lo si vuole vedere, per realizzarlo
   dovete scegliere un momento e il luogo giusto. Se
   cominciamo la nosta vita prefiggendoci una certa
   ora di preghiera ( di pregare, contemplazione o
   meditazione) e ci scegliamo una certa forma; a poco
   a poco nella nostra pratica  giungeremo a un punto
   quando, da quest'adorazione passeremo a realizzare
   l'aspetto nirguna del Brahman. Tutto ci apparirà
   allora come una sola cosa infinita. Quando
   raggiungiamo quaesto stato di Advaiata e
   trasformiamo in esperienza le nostre convinzioni
   filosofiche non avremo più bisogno di recarci in
   qualche posto speciale. Vedremo Dio dappertutto,
   senza vincoli di tempo, e LO troveremo dentro di
   noi. Questa è la vera realizzazione di Dio.

199. Che cos'è la meditazione ?
  Dobbiamo accettare il concetto " Saguna " e
  " sakara " perchè col suo aiuto possiamo raggiungere
  la meta di " Nirguna " e di " Nirakara ". Questo
  procedimento è chiamato Meditazione, o Dhyana ( ma
  pare che in altri testi, come Dhyana Vahini non si
  legga proprio così. Sta di fatto che Patanjali
  enumera Prathyaara, Dharana e Dhyana prima di
  Samadhi; ossia introversione dei sensi,
  concentrazione, contemplazione e poi Samadhi; e di
  quello che si dice " meditazione " specificamente
  non parla. Se essa non è ancora Samadhi, sarebbe
  lecito identificarla con " Dhyana ", contemplazione;
  ma pare che in Dhyana Vah. Baba la ponga un gradino
  più su, con Samadhi: siccome di Samadhi, prima di
  giungere all'Unità totale, ce ne sono vari livelli,
  potremo supporre che Baba intenda per istato
  meditativo i primi ivelli di Samadhi.



200. Che cos'è Dhyana?
  Se non c'è un oggetto su cui meditare, non si può
  farlo. Il processo nel quale si medita
  ( si " contempla " un oggetto ) si chiama Dhyana.
  Colui che fa Dhyana si dice Dhyata. Il Dhyata, per
  mezzo di Dhyana, deve raggiungere l'esperienza
  dell'oggetto della meditazione, del Dhyeya. Quando
  si compie il processo della meditazione, le tre
  componenti si fondono in una unità; colui il quale
  dà Prema, il Prema stesso, e chi riceve il Prema
  diventano una sola cosa; se manca uno di questi tre
  elementi non è possibile raggiungere la completezza.
  In tutti e tre è presente Prema nello stesso
  grado. A ciò si riferisce il detto " L'amore è Dio;
  vivi in amore ".

201. Come si può fare Dhyana?
  Pr farlo è molto importante l'ora. Dovete meditare
  ogni giorno, sempre alla setssa ora, nel periodo che
  va dalle tre alle sei del mattino; sono le 3 ore del
  " Brahman Muhurta ". Mettetevi a sedere su una
  tavola di legno, in " padmasana 2 ( posizione del
  loto).

  Mettetevi davanti una piccola " jyoti ", una
  fiammella di una lucernina ad olio e una candela;
  guardate la fiamma ad occhi aperti. Chiudete gli
  occhi dopo un minuto; sentitevi la fiamma nel mezzo
  delle sopracciglia; portatela pian piano fin dentro
  al cuore. Sentite che nel vostro cuore, che si
  apre come un loto alla luce della vostra fiamma,
  questa si va soffermando. Se non ve la potete
  raffigurare, riaprite gli occhi e tornate a fissare
  la jyoti. Quando ve la vedrete nel mezzo del vostro
  cuore, portate la sua luce ad ogni parte del vostro
  corpo; nel collo, poi dal collo alla bocca, e poi
  alle mani, e ai piedi, poi agli ochi, e dagli
  occhi alle orecchie e al capo, e di lì tutt'attorno
  a voi.

Mandatela a coloro coi quali avete relazioni,
  a chi vi vuol bene ed anche a chi vi vuol male. Poi
  mandatela a tutto: agli uccelli, alle altre bestie,
  a tutto. Quando averete finito la vostra Dhyana
  recitate la preghiera " Asato Ma Sat gamaya; Tamaso
  ma Jyotir gamaya; Mrtyor ma Amrtam gamaya, " che
  significa : " (O Signore) conducimi dall'irreale al
  reale; conducimi dalle tenebre alla luce, conducimi
  dalla Morte all'Immortalità ".

202. A che serve codesta Dhyana ?
  Ovunque sarà stata portata questa Jyoti ( fiamma,
  luce ) durante la Dhyana non ci saranno più tenebre.
  dacchè Jyoti avrà raggiunto i vostri occhi non
  avrete più cattive visioni o vista cattiva.
  Siccome essa ha raggiunto le vostre orecchie, non
  udrete più cose malvagie; poichè è giunta alla
  vostra bocca, non proferirete più parole cattive;
  ed essendo giunta al vostro capo, non avrete più
  brutti pensieri. E'arrivata nel vostro cuore, e non
  avrete più sentimenti negativi; è corsa alle vostre
  mani ed ai vostri piedi, e non commetterete più
  cattive azioni nè andrete più in luoghi cattivi.
  Sentirete che con questa meditazione non si sono
  solo eliminati i lati brutti del vostro carattere,
  ma al loro posto sopravvengono idee sacre e nobili,
  e le vostre azioni sacre e nobili saranno. Non solo,
  ma potrete arrivare al glorioso Darsan Isvara,
  oppure avrete l'esperienza dell'Advaita, dell'UNO,
  perchè la luce che è in voi c'è in tutti gli esseri
  umani ( e non ), in tutto e dovunque.

203. Non ci è lecito meditare su una delle Forme di Dio ?
  Una forma non è cosa duratura. Non è giusto porre la
  vostra concentrazione su qualcosa che cambierà, che
  non è durevole. Meditate su qualcosa che non cambi
  mai. Avendo nella vostra meditazione la Jyoti
  ( = luce ) che non cambia, vedrete certamente in
  essa " Rupa ", la Forma che gradite e che pregate.
  Da una Jyoti potete accendere quantità di altre
  Jyoti, ma la prima non cambia per questo, nè si
  spegne. La prima Jyoti è una " akhanda jyoti ", le
  altre sono delle " Jivan Jyoti " ( la prima è come
  Paramatman, le altre sono raffigurate come il
  Jivatman). Il risultato della meditazione sarà che
  ogni singola Jivi Jyoti si fondono con l'Akhanda
  Jyoti, e ciò insegna l'Unità di tutto il creato.
  Ecco perchè si tiene davanti una luce nella
  meditazione.

204. Che cos'è il " Prarabhda Karma"? E il "Sancita" e
   " l'Agami Karma ", che sono?
   Il Prarabhda Karma è quello in cui ci troviamo al
   presente, del quale sentiamo oggi gli effetti. Per
   Sancita si intende tutto il Karma passato, e Agami
   si riferisce al Karma che seguirà nel futuro. Il
   Prarabhda sta in mezzo tra il Sancita e l'Agami, e
   noi stiamo subendo questo Prarabhda a causa del
   Sancita. Il risultato di quello che facciamo ora
   verrà nel futuro. Anche se siete nel Sancita, se
   cercate di comportarvi in un modo sattico, pio e
   buono, potrete cambiare anche sancita. Se poi
   facciamo ogni nostra azione per piacere a Dio e per
   la sua Gloria e non c'è Prarabhda che ci possa
   turbare  ( e l'esempio di Druva e di Markandeya ci
   mostra come può essere superato il Karma). Quindi,
   la Grazia di Dio può sicuramente vincere i cattivi
   effetti di Prarabhda. se possimao avere il
   beneficio della Grazia di Dio non dobbiamo temere
   nè Prarabhda, nè Sancita nè Agami. Perciò, " siate
   buoni, fate il bene e vedete il bene; questa è la
   strada verso Dio, " dice Sai Baba.


205. Qual'è il significato spirituale della storia di
  Gajendra Moksa ?
  Nella sua vita precedente Gajendra era stato un re,
  e rinacque come elefante perchè fu maledetto da un
  saggio. Qui " re " significa Atman, di cui il
  Paramtman è l'imperatore. Questo elefante dimenticò
  l'Atmatattva ( il proprio principio spirituale ) e
  conduceva una vita di attaccamenti e di illusioni,
  nella foresta dell'esistenza. Nel vagare per la
  foresta gli venne sete, - il che significa
  attaccamento ai sensi -, e vide un lago - il lago
  dei desideri materiali, il " samsara "; gli venne
  voglia di godere delle sue acque, i piaceri di
  " samsara ", ed entrò nel lago. Apparve un
  coccodrillo - che simboleggia il " mamakara " o
  attaccamento, e l'Ahamkara", o egoità - e gli
  azzannò una gamba.
  L'elefante non se ne poteva liberare, benchè
  impiegasse tutte le sue forze fisiche e mentali.
  Finalmente invocò in preghiera l'aiuto di Dio. Lo
  stesso accade per noi, che nella vita ci affidiamo
  solo alle forze del nostro corpo e della nostra
  mente, ma queste non possono darci pace e gioia. Se
  dedichiamo a Dio queste due forze, la sua Grazia ci
  darà quella Pace e quella Gioia. Alle preghiere
  dell'elefante, Dio lanciò il suo " Sudarsana
  Cakra " e uccise il coccodrillo salvando l'elefante.
  Il nome " Sudarsana" è formato dalla radice " su "
  che significa " buono " , mentre " darsan "
  significa " visione ": quindi " Sudarsana non è solo
  un'arma o uno strumento, ma è la giusta visione di
  Dio: quando l'elefante volse a Dio le sue preci, lo
  sguardo di Dio si volse verso l'lefante. Ecco perchè
  il Bhagavan dice: " Guardate Me, e Io certamente
  guarderò voi ".

206. Qual'è la prima cosa che dobbiamo cercare di
  conoscere ?
  La prima cosa da conoscere è te stesso. La ricerca
  della conoscenza di te stesso si chiama
  " Sankhyajnana", e " Tarkajnana " è ciò per cui
  mezzo si conosce ciò che è l'" io " e da donde è
  venuto codesto " io ". Lo stato di chi cerca
  costantemente di conoscere la verità dell'" io " si
  chiama " Amanaska ". Perciò tutti dovrebbero cercare
  di sapere questa verità e di essere sempre nello
  stato di Amanaska.

207. Che cos'è il " nostro ", in realtà ?
  Abbiamo tutti l'idea errata che una certa cosa è
  "nostra", ma non è così. Il corpo non è nostro, nè
  lo è la mente e neppure questa vita è nostra, perchè
  nulla è sotto il nostro controllo. Il nostro essere
  è formato da vari strati: " Annamyakosa" ( corpo
  mentale), " Pranamayakosa " ( corpo enegetico),
  " Manomayakosa " ( corpo mentale), " Vijnanamyakosa"
  ( corpo di intelligenza), e " Anandamayakosa"
  ( corpo di beatitudine). Finchè l'uomo dipende
  dall'Annamayakosa non può conoscere ciò che riguarda
  il vitale ( il Pranamayakosa) e vive da animale.
  Quando dipende dal Pranamayakosa comincia a credere
  che esista Dio. Col Manomayakosa si rende conto
  delle leggi naturali, e col Vijnanamayakosa conosce
  gioia e dolore, e finalmente con l'Anandamayakosa
  conosce la beatitudine. Tutto è creato da Dio e Gli
  appartiene. Di nostro non c'è che l'esperienza
  dell'Unità con Dio.

208. Quali sono i tre tipi di Satya ( verità) comunemente
  noti ? Spiega come la verità è Una, in realtà.
  Si dice che ci sono tre verità: la " Pratibhasika
  Satya ", la " Vyavaharika Satya " e la " Paramatika
  Satya ", ma la Verità è una sola, e e non è mai
  triplice. Siamo solo noi a credere che ce ne siano
  tre.
  Per esempio, nella penombra ci può accadere di
  credere che una fune per terra sia un serpente; ma
  in realtà il serpente è solo nella nostra mente, e
  la verità è che non c'è un'altra cosa, che è la
  fune.
  Questa verità illusoria è la Pratibhasika Satya, che
  non ha nè base nè esistenza.
  Se ci mettiamo davanti ad uno specchio, ci vediamo
  riflessa la nostra immagine; se ci allontaniamo,
  l'immagine non c'è più. In questo caso una base c'è,
  e siamo noi, che abbiamo prodotto il nostro
  riflesso; ma in nostra mancanza il riflesso non c'è
  più. Esso e Vyavaharika Satya. Finalmente la
  Paramartika Satya è un'entità che è presente sempre
  e dovunque; è la vera ed eterna verità. Anche se in
  questo mondo vediamo molte forme, molti nomi, tante
  cose, varie razze, religioni e caste, dobbiamo
  sapere che Dio è presente in tutte esse; l'Essere
  Interiore, in realtà, è solo UNO.

209. Che persona è uno " Sthitaprajna " ? Come si può
  raggiungere tale stato mentale ?
  Si chiama Sthitaprajna chi non è nè giubilante per
  il successo nè depresso per la sconfitta, perchè ha
  raggiunto l'imperturbabilità dell'animo. Per
  raggiungere questo stato occorre avere un dominio
  totale sui sensi. Non è affatto facile dominare i
  sensi, ma è meno difficile indirizzarli verso Dio
  invece che verso le cose terrene. Con questo
  procedimento si eliminano tutte le impurità dei
  sensi, e il primo passo è far crescere in noi
  l'amore per tutte le creature viventi. Chi poi
  divien capace di dominare e superare l'ira, l'ego e
  gli attaccamenti diventa un grande Yoghi. Dobbiamo
  renderci conto che l'ira, la superbia e le altre
  passioni riducono l'uomo peggio di un animale.
  Cercate in voi Vijnana, Prajnana, e Sujnana che sono
  latenti nell'uomo, dirigete i sensi entro il giusto
  canale e raggiungerete lo stato perfetto della
  suprema gioia.

210. Com'è che l'ira è il peggior nemico e la calma è
  invece la miglior protezione ?
  Sotto l'effetto dell'ira perde la calma e diventa
  ansioso. In realtà la gioia è il paradiso, e il
  dolore è l'inferno dell'uomo. Chi è posseduto
  dall'ira perde il pieno e corretto esercizio di
  tutte le proprie facoltà, e si fa odiare dagli
  altri, perchè commette cattive azioni e gravi
  peccati. I sentimenti d'ira hanno una grossa
  componente egoica, e l'ira è causata dalla
  debolezza della mente. Quando siamo adirati i nostri
  nervi si indebolisci non e perdiamo più energia di
  quanta ce ne darebbero tre mesi di cibo. L'ira non
  solo ci debilita e ci porta via i meriti delle
  nostre buone azioni, ma ci mette in cattive
  condizioni di salute fisica e mentale. Se siamo
  capaci di dominare l'ira possiamo farci dei meriti
  pronunciando il Nome del  Signore. La calma dà la
  forza alla mente e ci dà lo stato di Sthitaprajna,
  di imperturbalbiltà d'animo. Per arrivarci cercate
  di riempirvi la mente di buoni pensieri, di buoni
  sentimenti e di buoni concetti. Invece chi è preso
  dall'orgoglio, dall'ira e dall'ego vive l'inferno.
  Invece la calma è la nostra protezione.

211. Che cos'è il " cibo sattvico " ?
  Non è solo mangiare latte e yogurth, vegetali e
  olio. E' cibo anche quello che entra in noi da tutti
  i sensi, dagli Jnanendriya; è l'aria che respiriamo,
  ciò che vedono i nostri occhi, ciò che entra dalle
  nostre orecchie, e dagli oggetti che tocchiamo e
  palpiamo. Sono oggetto della selezione per una dieta
  Sattvica tutte le cose che entrano per le porte dei
  nostri sensi, i quali devono essere puri e
  immacolati: ecco perchè ne dobbiamo avere il
  controllo.

212. Qual'è il significato esoterico della
  rappresentazione del Signore ( Visnu ) dormiente sul
  'Ksira Sagara ', l'Oceano di Latte ?
  L'Oceano di Latte è il nostro Anthakarana, il corpo
  causale, e ciò che resta dopo la Dhyana ( la
  meditazione), il " sesa " o residuo è l'" Adisesa ",
  il gran Serpente. La consapevolezza che si trova tra
  i due e Sri Visnu Stesso, mentre colui che adora, il
  devoto è la dea Laksmi. Molti grandi ci hanno
  insegnato come far addormentare Dio sul nostro
  Oceano di Latte, sul nostro Anthakarana o sul nostro
  cuore. Il fatto che " sadhakara " sia Laksmi ha il
  suo significato occulto. Il Jivi non può essere
  chiamato Purusa finchè la natura inerte non sia del
  tutto eliminata; è possibile raggiungere il
  principio Purusa per mezzo della natura femminile si
  " Stri- Tattva " . E' questo il significato
  anagogico dello " Sri- Sayana " del Signor Nostro.

213. Che cos'è la " jadattva ", l'inerzia ? Parlamene in
  dettaglio.
  Ci sono cinque fasi, o aspetti dell'inerzia. Esse
  sono: 1. " Ghata-Akasa "; 2. " Jala-ekasa ";
  3. " Dehara-ekasa " 4. " Cida- akasa " e
  5. " Mahadkasa".
  1. Questo nome ( di Ghata Akasa ) si riferisce solo
  al corpo e non all'Atman che vi è contenuto. Il
  Ghatakasa è quello stato in cui si dice: " questo è
  Me" . Anche quando siamo persi nella cosapevolezza
  solo del corpo, c'è ancora quel sentimento per
  l'Atman che è in noi: è come lo spazio ( " akasa " )
  entro il vaso.
  2. lo stato di " Jalakasa " è quello in cui si è
  pieni di " sankalpa ", di intenzione, e può esser
  raffrontato col cielo riflesso nell'acqua. Il
  Sankalpa e il Vikalpa ( La Scelta ) in noi sono
  come l'acqua nel vaso.
  3. Il " Dharakasa " è quello stato in cui si
  osservano Sankalpa e Vikalpa e noi, ma siamo consci
  che li stiamo osservando; per esempio, se l'immagine
  viene ferita fisicamente da qualcuno, la ferita non
  viene sentita dall'oggetto, ma se invece viene
  offesa e ingiuriata  ( moralmente ) da qualcuno,
  quest'oggetto, il cui riflesso si trova nell'acqua,
  risente dell'insulto. Sicchè c'è unità in " Sabda "
  (suono) ma non in "kriya" ( azione); eppure vi è
  contenuta, occulta, anche la natura del
  " Sabda Brahman ". Così in Jalakasa si trova anche
  la natura di Daharakasa ( "dahara"= piccolo, tenue,
  sottile).
  4. Venendo ora a " Cidakasa", dirò che questo è lo
  stato in cui l'uomo non è semplice spettatore. In
  esso l'uomo non è per nulla scosso da emozioni, ma
  osserva come testimone indifferente tutto quello che
  accade al corpo, perchè è occupato in una coscienza
  superiore. Questo stato è " Cidakasa ".
  (" Ghata "= giara, contenitore, il corpo fisico;
  " Akasa " = spazio, 'cielo'; " Jala " = acqua;
  " Dahara "= sottile; " cid " = consapevolezza.)
   5. Il vaso può essere rotto, lo stagno si può
   asciugare, ma la " Akasa " rimane sempre. Lo spazio
   immenso è lo stato chiamato " Mahadakasa "  è lo
   stato ottenuto col controllo dei sensi, nel quale è
   possibile realizzare lo stato supremo del
   " Nirvikalpa ". Questo stato è ancora chiamato
   " Nirvikalpa ". Questo stato è ancora chiamato
   " akasa " perchè ha ancora l'elemento d'inerzia, di
"jada". Lo spazio (' cielo ') riceve diversi nomi
oltre l'" akasa " : " gagana ", " sunya "
('vuoto',nulla). Si parla anche di " Hrdakasa " in
riferimento allo spazio ( o 'firmamento') del
'cuore'. La Grazia di Dio può farti andare
direttamente allo stato di Mahadakasa senza dover
passare per tutti i vari stati di Gata, Jala,
Dahara, e Cit.

214. Dove risiede questa " Citasakti " luminosa, che è il
  nostro Atman ?
  Tutte le figure che troviamo nel mondo non sono che
  proiezioni del 'cid-akasa'. L'anima proietta sullo
  schermo le varie figure che vediamo muoversi come al
  cinema. Se chiudiamo gli occhi non vediamo nessuno,
  ma tutta quella gente ci dev'essere. Aperti gli
  occhi, vediamo con essi tutte quelle apparenze, ma
  non è che esse entrino negli occhi. Gli occhi
  proiettano una luce, che non è proiettata dagli
  oggetti. Per esempio, il sole illumina tutto il
  mondo, ma questo non illumina il sole. La luna è
  come uno specchio che riflette la lce del sole, che
  viene rimandata fredda e piacevole. I Veda dicono
  che la luna è come la mente, che riflette lo
  splendore dell'Atman. Di essa parte si riflette
  nello specchio di " Buddhi", dell'intelletto, e così
  la mente buia può esser illuminata e splendente
  della luce riflessa. La mente può permetterci di
  ottenere ' Prajnana', anche se siamo allo stato di
  Ajnana. Se volgiamo Buddhi verso l'Atman possiamo
  disperdere il buio della nostra mente; L'Atman è il
  padrone dell'intelletto e ciò che esso afferra
  trascende i sensi.

215. Spiegami come il Dharma ha perso i suoi Pada
  ( piedi, sostegni ) nonostante la comparsa dei
  grandi Avatar ?
  Il Bahgavan Baba dice che nel'" Krytayuga" camminava
  e si sosteneva su quattro piedi, che erano:
  " Yajna ", 2. "Yaga", 3. "Yoga", 4. "Tapas". I Rsi
  del Krita Yuga seguivano tutti e quattro questi Pada
  per armonizzare pensiero, parola ed azione.
  La perdita di un Pada nel Treta Yuga in realtà
  importò la perdita di uno, il Tapas. Poi nel Dvapara
  Yuga era possibile raggiungere il Dharma con l'aiuto
  solo di due Pada: il Yoga e il Yajna. Nel Kaliyuga
  il Dharma ha soltanto nu Pada, lo Yoga, cioè il
  Bhakti Yoga, lo Yoga della devozione. Così il
  significato segreto è che il processo è stato
  facilitato. Gli Avatar hanno eliminato i Pada più
  difficili, ma il Dharma non è stato cambiato.
  Finchè avete un solo anno di età usate quattro gambe
  per camminare; poi dopo, più tardi solo tre, e poi
  due e cominciate a correre, sempre però usando una
  gamba per volta. Il Dharma è imperituro, è
  indistruttibile, e gli Avatar sono venuti solo per
  facilitare la via per raggiungere il Dharma.

216. Dove va l'Atman dopo la morte del corpo ?
  Esiste una sola realtà così come c'è solo un sole; e
  questo corpo può essere comparato con un vaso pieno
  d'acqua, e in ogni vaso si riflette l'unico e solo
  Atman, anche se ogni immagine pare separata. Quando
  il vaso si spezza e l'acqua si sparge al suolo, dove
  va il sole che fin'ora era stato riflesso
  dall'acqua?
  Il sole non è venuto e non se ne è andato, ma è
  apparso come riflesso perchè c'era il vaso e nel
  vaso c'era l'acqua. Il valore del vaso dipende del
  materiale di cui è fatto, ma il riflesso ha lo
  stesso valore per tutti i vasi. Così pure L'Atma
  Svarupa ha ovunque lo stesso valore e tutte le
  differenze sono illusorie. L'Atma Tattva è una e
  indivisibile ( " Tattva " = quiddità ).

217. Quali sono i tre tipi di Karma ?
  Benchè la via del Karma sia difficile, ci offre
  diverse esperienze. Ci sono tre specie di Karma:
  " Karma ", " Vikarma", e " Akarma ". Il Karma può
  essere definito come il dovere prescritto ; sono
  Vikarma le azioni vietate; le azioni che sono
  compiute per raggiungere la realizzazione di Dio,
  divengono santificate. L'Akarma è la pura pigrizia,
  l'inerzia.
  Il Karma è la responsabilità nostra fin dalla
  nascita, e perciò la Gita chiama l'uomo " Karmaja"
  ( La radice "ja" sta ad indicare ciò che è nato, da
  cui " janma " = nascita, eccetera; quindi " karmaja"
  è come dire " nato per compiere karma " ).

218. Che cosa dice la Gita a proposito del Karma ?
  L'azione comporta sempre la sua ricompensa, il suo
  risultato. Il frutto di una azione è una reazione,
  un riflesso, un rimbalzo dell'azione stessa. Però la
  Gita ci insegna che le azioni che imprendiamo devono
  essere fatte senza pensare alla ricompensa o al
  risultato.
  Molti dicono che l'uomo ha solo il diritto di agire,
  ma non di pretendere il frutto della sua azione. Ciò
  è errato. La Gita non ha mai detto quello, ma solo
  che l'uomo dovrebbe rinunziare volontariamente al
  diritto di godere del frutto dell'azione. Non ha
  detto " Na Phalesu ", ossia che non c'è frutto, ma
  ha detto " Ma Phalesu ", ossia di non desiderare il
  frutto dell'azione.

219. Che cos'è la Beatitudine perfetta ?
  Tutto ciò che gettiamo nel gran fuoco delle nostre
  arie vitali del corpo viene trasformato in qualcosa
  di sacro. Il questa dedizione il Jivi si tramuta in
  Isvara, e poi portato al livello della gioia
  suprema. In tale stato l'uomo è completamente
  silente ed assorto nella gioia suprema. E' questa la
  perfetta Beatitudine.
  Dio, che è Mahakarma Svarupa ha assunto una Karma
  Rupa ed apparve come Krsna. Quando Krsna, in una
  Karma Rupa, dà il Suo messaggio, Arjuna prega il
  Signore che gli tolga il velo che è innato nella
  Stula Rupa, e solo dopo che gli è stato tolto può
  assimilare la Gita ed avere il Darsan della Visva
  Rupa ( La forma universale di Dio ). Non ci aveva
  potuto trovare alcun insegnamento finchè lo
  ascoltava con la propria Stula Rupa ( la sua forma
  grossolana, fisica e mentale ). Per poter
  assaporare la Gioia occorre avere una coscienza
  risvegliata.

220. Quali sono le parti nelle quali può essere
  classificato il nostro godimento ?
  Son tre: " Prya ", " Pramoda " e " Moda ". Quando
  osserviamo un oggetto che ci piace e ce ne sentiamo
  contenti, è " prya ". Quando acquistiamo l'oggetto
  che ci piace, è " moda ". " Pramoda " è la gioia che
  sentiamo quando la nostra acquisizione è veramente
  reale. Per avere la vera gioia dobbiamo cominciare
  da Pramoda; non possiamo trovare vera felicità se
  cominciamo da Prya e da Moda. Per esempio: tu
  desideri avere il Darsan nella forma di Dio. Se ti
  accontenti di guardare una Sua statua, ti piace, è
  Prya, ma non ti dà molta soddisfazione. Se cerchi di
  guadagnartela, e di averla, ti dà una gioia molto
  maggiore; e quando la puoi godere del tutto, è
  Pramoda.
  Solo in quello stato divieni una parte di Lui ed è
  la felicità suprema. In piccolo; il fatto di vedere
  un bel frutto al mercato è Prya; comprarlo e averlo
  è Moda; ma solo quando lo mangi ne senti il gusto, e
  lo assimili; quello è Pramoda.

221. Krsna era onnipervadente, eppure Egli fu la causa
  della distruzione di milioni di uomini sul campo di
  battaglia. Era " Himsa " o " Ahimsa ", violenza o
  non violenza ?
  Supponiamo che un uomo abbia un cancro alla schiena.
  In quella piaga ci sono milioni di batteri. Forse
  che il medico sta a pensare " posso uccidere milioni
  di germi " ? Non è suo dovere salvare la vita
  del paziente ? che cosa importa di più ? Il medico
  decide che deve uccidere quei milioni di microbi per
  salvare la vita al paziente. Egli valuta più la
  qualità della quantità. A quei tempi i Kaurava erano
  un cancro per l'umanità, e Sri Krsna si fece
  chirurgo, si prese per assistente Arjuna ed eseguì
  la grande operazione perchè la protezione del Dharma
  era più importante di ogni altra cosa. Quindi in
  questo caso, non si può affatto parlare di violenza.

222. Che cos'è il " Ksetra " e lo " Ksetrajna " ?
  Il principio immutabile è il Brahmatattva. La vita
  umana è composta di diversi stati. Nascita, crescita
  invecchiamento, disfacimento e morte sono
  altrettanti stati del corpo, che è mutevole. Il
  corpo perciò è pieno di " Vikara " ( cambiamenti),
  mentre l'Atman è " Nirvikara ". Queste due entità
  sono quelle che nella Gita sono chiamate " kestra "
  e " Ksetrajana ". Il primo è il corpo, che è il
  Ksetra, ( campo), mentre il Kestrajna è il
  Paramatman.  Noi andiamo a vedere il campo non per
  vedere il terreno, ma per vedere il Generale che è
  il padrone del campo di battaglia; Egli è Dio.

223. Che differenza c'è tra Ksetra e Ksetrajna ?
  Nella Gita Sri Krsna dice di essere tanto il Ksetra
  quanto il Ksetrajna . Lo Ksetra è inutile se non c'è
  Ksetrajna e viceversa. I due sono interdipendenti, e
  Dio li penetra entrambi, ma tra i due c'è una
  differenza, che, nelle due parole, è data dalla
  sillaba "jna", che sta per "jnana". Siccome lo
  Ksetra è il corpo, nel quale risiede Dio, che è
  "Jnana Svarupa", Dio vien detto " Ksetrajna ". Se ci
  mettiamo in mente che lo Ksetra, inerte, viene
  vitalizzato e santificato dall'esserci residente Dio
  Ksetrajna e Jinanasvarupa, non faremo mai nulla di
  male, nè avremmo mai cattivi pensieri.

224. Che cosa impariamo dal Mahabharata ? Qual'è il suo
  significato occulto ?
Impariamo soprattutto che la vera forza è " Dvaita
Bala" e " Dharma Bala", ossia la Forza che viene da
Dio e quella che viene dal Dharma. ll significato
esoterico del Mahabharata è che i Pandava sono come i
cinque Prana del nostro corpo, e che il corpo è
Hastinapura, la città nella quale abitavano. Il corpo
umano deve esser ritenuto la Hastinapura ( se si
toglie l'"H" iniziale, il nome della città  ( "Pura")
diventa Astinapura, la 'città delle ossa'), con le
sue nove porte, corripondenti ai 9 orifizi del corpo
umano. I Pandava sono di natura Sattvica. Dalla parte
opposta stanno i Kaurava, che hanno caratteri
tamasici e rajasici.
"Pandu" significa 'pallido',bianco, puro e la
battaglia è il lavoro di purificazione. In realtà la
battaglia avviene tra le qualità buone e le cattive.
Se collochiamo Dio alla guida del carro del nostro
cuore Egli ci condurrà alla vittoria. Dove c'è il
Dharma c'è anche Dio e dove c'è Dio c'è la Vittoria.

225. Hanno un significato allegorico gli oggetti che
  offriamo nella Puja ?
Usiamo offrire a Dio oggetti come foglie, fiori e
acqua e frutta. Le offriamo a Dio non perchè Egli
abbia bisogno di quelle cose, e neppure perchè esse
bastino a compiacerLo. In realtà tutto è creato da
Dio, e tutto Gli appartiene. Perciò le cose che Gli
offriamo hanno un significato simbolico. La parola
foglia non allude nè a " Tulsi " nè ad altra foglia
nota; la foglia è il nostro corpo, e, come la foglia
trilobata che Gli offriamo, coi tre lobi indichiamo i
tre Guna di cui siamo pieni. Il fiore che si chiama
" puspa " è il fiore del nostro cuore e non un fiore
terreno, che si appassisce. Così il frutto è la
mente, e ci dice che dobbiamo dedicare a Dio ogni
frutto delle nostre azioni, che devono essere
conosciute senza che ce ne attendiamo ricompensa, e,
se esse sono fatte con questo spirito, divengono un
sacrificio benedetto. L'acqua non è quella che si
tira dal pozzo, ma indica le lacrime di gioia che
sgorgano dalla fonte del cuore per la devozione a
Dio. Dobbiamo offrire tutte queste cose dall'albero
sacro del nostro corpo, e ci sarà concessa la Grazia.

226. Qual'è il significato esoterico dell'offerta a Dio
  della noce di cocco ?
  La noce è il cuore, ed è coperto dalle fibre dei
  desideri. L'acqua che ne esce è Samskara, ossia i
  meriti che ci siamo acquisiti. Dobbiamo spogliare il
  cuore di tutti i desideri e offrirlo mondo di ogni
  fibrosità; allora diviene un'offerta a Dio. Se ne
  vogliamo estrarre il gheriglio, per piantarlo, per
  quanto lo inaffiamo non, nasce nulla. I nostri
  Samskara sono l'acqua dentro la noce. Finchè in noi
  rimangono dei Samskara il gheriglio resterà
  attaccato alla scorza: il cuore resterà attaccato
  alla coscienza del corpo.
  Il controllo dei sensi è la via d'oro per liberarsi
  delle tendenze cattive. Ogni azione, buona o cattiva
  può essere comparata ai semi; per non seminare
  dobbiamo fare le azioni senza desiderio. Ogni azione
  si deve solo fare per far piacere a Dio.

227. Qual'è la vera natura e significato di " Yagna" ?
  E'la superazione di tutte le tendenze cattive che
  gettiamo nel fuoco  sacrificale come si fa con le
  manciate di riso che si gettano sulla fiamma
  consacrata. Questo è detto " Bhutabali ", termine
  che è stato frainteso come 'sacrifico di un
  animale', e a dato origine a pratiche malvagie.
  "Bali" vuol dire " imposta, tassa "; se paghiamo a
  Dio, come imposta, tutte le nostre tendenze cattive,
  riceveremo in grazia tutto ciò che l'uomo più
  necessita al mondo.
  I saggi erano usi a compiere Yagna e Yaga per
  dominare i loro sensi e i loro desideri.

228. La virtù non può essere praticata nel vuoto
  spiegamelo.
  Se miglioriamo la nostra tendenza sadvica sapremo
  acquistare il controllo sulle tendenze tamasiche e
  rajasiche. Se siamo adirati con qualcuno  cerchiamo
  di pensare alle sue buone qualità; allora l'ira
  sparirà a poco a poco. Se noi invece pensiamo solo
  ai difetti di quella persona la nostra rabbia
  crescerà d'un balzo; mentre invece non ci sarà più
  posto per l'ira se noi ci abituiamo a considerare
  soltanto gli aspetti buoni di ogni persona.
  I nostri vecchi ci hanno insegnato la via dello Yoga
  e della Dhyana per superare i mali ed acquistare il
  controllo sui nostri sensi. Per farlo essi avevano
  lasciato i loro villaggi e si erano ritirati nelle
  foreste. Però se tu stai in un foresta dove non
  trovi motivi per adirarti non  hai ottenuto nessuna
  vittoria. Oggi non è necessario ritirarsi in una
  foresta perchè se vivete in un ambiente carico di
  rabbia e siete capaci di controllarla, avrete fatto
  veramente qualcosa di meritevole. Per questo il
  Bhagavan Baba dice che le virtù non possono essere
  praticate nel vuoto.

229. Qual'è il metodo per raggiungere il miglior
  atteggiamento nella vita ?
  Sri Krsna viene raffigurato con il " Kasturi Tilaka"
( il segno nel mezzo della fronte) e i Kankana
( i due braccialetti segno dei due voti di Krsna ) .
Sri Krsna aveva fatto due voti e due erano i
Kankana. I voti erano l'uno di proteggere il Dharma e
i giusti quando fossero in pericolo, il secondo era
di curarsi del benessere di coloro che si dedicano
esclusivamente a Dio e pensano soltanto a Lui. Il
Signore dice: " Se pensate solo a Me e a nessun altro
e Mi pregate, io mi curerò del vostro bene." Così
dobbiamo pensare a Dio non appena ci svegliamo,
dobbiamo collocare ai Suoi piedi i nostri guai e il
nostro fardello e pregarLo perchè ci guidi nella vita
e ci dia solo buoni pensieri e idee nobili che ci
servano sempre come strumenti di elevazione. Quando
alla sera andiamo a dormire diciamo a noi stessi:
" Oggi ho agito secondo la volontà di Dio ? Se ho
errato perdonami e aiutami a non ripetere l'errore."
Bisogna ricordare il nome di Dio anche facendo il
bagno, pensando che in realtà stiamo facendo il bagno
alla forma di Dio. Se offriamo il cibo al Signore
prima di mangiare, questo diventa un prasad tutte le
impurità vengono eliminate e quel cibo ci farà sani e
puri. Altri mezzi per guadagnarci la Grazia del
Signore è prendere parte attiva nel seva e aiutare i
sofferenti, i poveri e gli indigenti, e fare il Nama
Sankirtan. Qualunque cosa facciamo facciamolo
ricordando a Dio e pensando d farGli piacere. Se
riusciamo a vivere così, raggiungeremo livelli
elevati. Come consiglia il nostro Bhagavan Baba,
cerchiamo di fare bene, di vedere bene e di essere
buoni. Questa è la Via che conduce al Signore.

230. Perchè per il Sadhana spirituale è tanto importante
  il nama Sankirtan ? Non basta pensare a Dio con la
  nostra mente ?
  La bocca è la casa principale per entrare nella casa
  del corpo e così se sulla bocca teniamo accesa la
  sacra Fiamma del Santo Nome, avremo luce dentro e
  fuori. Gli uccelli appollaiti sull'albero della
  nostra vita sono le cattive qualità e i cattivi
  desideri e così è il Nome " tala " del nama
  Sankirtan li faranno volare via; se questi vogliono
  tornare continuate a fare il nama Sankirtan, e
  perderanno la voglia di tornare. Il più santo degli
  strumenti musicali è la bocca dell'uomo perchè può
  pronunciare il dolce nome di Dio; non è sufficiente
  pensare a Dio per purificare la mente e impedire che
  le tendenze cattive entrino nel nostro cuore e nel
  nostro pensiero. Il Nome del Signore deve danzare
  sempre sulla nostra lingua.

231. Quali sono le cose che bisogna dimenticare e quelle
  due da ricordare sempre ?
  Le cose da dimenticare sono l'aiuto che avete dato
  ad altri, il male che altri vi possono aver fatto.
  Se vi ricordaste del male che vi hanno fatto vi
  verrebbe voglia di vendicarvi e ciò è male. Se vi
  ricordate del bene che avete fatto agli altri vi
  verrebbe da pensare ad una ricompensa e questo vi
  darebbe solo disappunto e dispiacere. Ci sono invece
  due cose da ricordare sempre: una è che Dio è Uno, e
  l'altra che la morte è una; queste sono due verità
  eterne. L'ultimo viaggio, cioè la morte, non può
  essere nè disdetto nè posposto. Quindi ognuno deve
  essere preparato ad affrontare la morte e non deve
  sprecare questa vita umana che è tanto difficile da
  ottenere; deve impiegarla per realizzare Dio e per
  condurla degnamente.

232. Quali sono le quattro ruote del carro che conduce
  l'uomo al suo destino ?
  Esse sono: il carattere, la veracità, il sacrificio
  e la tolleranza. Dobbiamo cercare di collocare Dio
  nel nostro cuore e pregarlo di guidare il nostro
  carro con sicurezza al suo destino. Con la Sua
  Grazia il viaggio della nostra vita sarà coronato
  dal successo.

233. Quali sono i quattro gradini per raggiungere Dio ?
  Baba ci dice che ogni persona deve essere guidata
  sul quadruplice sentiero della fiducia in sè stessi,
  della contentezza di sè stessi, del sacrificio di sè
  stessi e della realizzazione di sè stessi. La prima
  viene dalla intensità e dalla serietà dei desideri
  che fa sì che si cammini verso la meta incuranti di
  ogni difficoltà. La soddisfazione di sè stessi nasce
  dal fatto di essere stati capaci di anteporre la
  propria meta a tutto e di perseguirla senza pensare
  ad altro. Chi ha intrapreso la ricerca trova
  piacevole impiegare tutte le sue energie per il
  raggiungimento, anche al di là delle sue capacità
  normali; in questo modo il ricercatore si fa uno con
  la sua meta e il devoto si fa uno con Dio. Dice Baba
  che Dio è intessuto con ogni parola e con ogni
  pensiero della gente. Cosicchè per raggiungere la
  meta della realizzazione divina dobbiamo salire
  questi quattro gradini.

234. Che cosa significa l'invocazione : " Asato ma Sad
  Gamaya, Tamaso Ma Jyotir  Gamaya, Mrtyor Amritam
  Gamaya " ?
  La dimora finale dell'uomo è Dio la cui infinità è
  la meta del finito ( l'uomo). L'esistenza dell'uomo
  è limitata da Maya (illusione), da ajnana ( mancanza
  di conoscenza) e tamas (tenebra). Noi viviamo in un
  mondo di pluralità, di cambiamenti costanti,
  soggetti ai mali della vita, dolore, malattia,
  sofferenza e morte; dobbiamo trovare l'unità nella
  diversità e dobbiamo esser riassorbiti nell'Uno da
  cui non c'è più ritorno nè rinascita. La preghiera
  di cui sopra contiene l'essenza di tutti i concetti
  delle Upanisad. " Conducimi dall'illusione alla
  realtà, dalle tenebre alla luce e dalla morte
  all'immortalità ".

235. Che cos'è la Bhakti, e quali sono i suoi diversi
  tipi ?
  La Bhakti è l devozione a Dio, l'amore supremo  per
  Lui. Il Gran Bhakta Narada disse: " Satvasmin
  parama prema rupa ". La Bhakti si esprime
  diversamente a seconda dei Guna; si parla di una
  Bhakti che si esprime in modo " sattvico " ( per il
  quale si offrono a Dio buone azioni, amore e
  rinuncia ); In modo "tamasico" ( quando si
  sacrificano gli animali e si compiono gli altri atti
  crudeli ) e in modo "rajasico" ( il quale ha sempre
  qualcosa di violento ).
  Nelle sue forme più elevata la Bhakti, o para-Bhakti
  può essere: " Santa-Bhakti " nella quale il devoto
  vive in pace assoluta, sempre immerso del suo amore
  per Dio. Egli non ha altro desiderio, e vive libero
  da ogni turbamento. Esempi di tale Bhakti sono
  Abarisa, Bhisma ecc.
  " Samkhya Bhakti ", nella quale il devoto è pieno di
   amicizia per Dio, e vi è un mutuo legame d'amore e
   di fiducia; Dio guida e protegge il devoto come un
   vero amico, come fu per Arjuna e per Kucala.
   " Dasya Bhakti ", che v'è quando il devoto si
   considera assoluto servo, schiavo di Dio, sempre
   pronto a servirLo in ogni Suo comando. Esempi di
   tale Bhakti furono Sabari, Guha e Hanuman.
   Vatsalya Bhakti, che è unica. E' il profondo senso
  d'amore della madre per il figlio. Iddio supremo
  accorcia la Sua " distanza " e si avvicina al devoto
  come fa il figlio verso la mammma. E' amore puro,
  come l'amore di madre, senza confini e senza
  desiderio di compenso alcuno. Esempi di questa
  Bhakti sono Dasaratha, Kausalya, Nanda e Yasoda.
  " Madhura Bhakti, la dolce Bhakti. Il devoto va in
  estasi alla presenza di Dio Supremo, l'Amante
  Divino. In questa Bhakti il devoto non può più
  sopportare la separazione del Signore, e la
  vicinanza e gioia è Ananda travolgente. Così è
  l'amore delle Gopi, il Radha, di Mira. Non è un
  amore fatto solo di concupiscienza, ma è la
  dedizione di tutta la vita al servizio del Signore.
  Quale che sia il tipo di Bhakti che uno possiede,
  se è devoto a Dio e lo ricordi sempre e dovunque, e
  non permette alla sua mente di vagare, gli è facile
  raggiungere Dio ed ottenerne la Sua Grazia, che è
  Gioia suprema.
  La Bhakti porta alla Sakti, e la Sakti conduce a
  Yukti. La Yukti ti aiuta a fissare la tua Rakti
  ( attaccamento ) sull'oggetto giusto, e il risultato
  finale sarà Mukti.

LE DIVERSE GRANDI RELIGIONI DEL MONDO
E LA LORO UNITA'

236. Che cos'è la religione ? Danne una definizione.
  La Religione può essere definita il sistema
  prevalente di fede in un potere sovrumano.

237. Perchè conduciamo una vita religiosa ?
  Condurre una vita religiosa vuol dire sottometterci
  alla Volontà Divina agendo in modo da ottenere la
  Grazia di Dio. Ogni religione ha la sua filosofia,
  ma la religione appartiene al regno del cuore,
  mentre la filosofia appartiene al regno della testa:
  entrambe devono andare a braccetto. La religione è
  una componente essenziale nella formazione dell'uomo

238. Qual'è la base della religone ? Quante religioni
  esistono ? Come vengono classificate ?
  La religione è qualcosa di essenziale perchè l'uomo
  conduca una vita buona. La sua base è la fede. Oggi
  le religioni prncipali sono undici: classificate in
  Ariane, Semitiche e Mongoliche. Al gruppo Ariano
  appartengono l'Induismo, il Giainismo, Il
  Buddhismo, la religione di Zoroastro e quella dei
  Sikh. Appartengono al gruppo Semitico l'Ebraismo il
  Cristianesimo e l'Islam; sono Mongoliche il Taoismo,
  il Confucianesimo e lo Scintoismo.

239. Qual'è la Verità centrale di tutte le religioni?
  La verità centrale di tutte è che Dio è la perfetta
  personificazione dell'Amore, della Grazia, e della
  Misericordia; Egli è Perfezione assoluta; è il padre
  di tutto il Creato, e tutte le creature sono figli
  suoi.

240. " Ekam sad vipra bahuda vadanti ": " Dio è Uno,
   anche se i saggi parlano di Lui in molti modi "
   Cosicchè ogni religione è una rivelazione a suo
   modo di questa grande verità: Dio non è monopolio
   dell'una e dell'altra religione.

241. Quali sono i nomi che gli Indù danno a Dio?
  Lo chiamano con molti nomi: Isvara, Rama, Krsna...
  Paramatman, Brahman.

242. Qual'è il concetto di Dio dei Gianisti ?
  Essi non parlano mai di Dio bensì del principio
  divino della perfezione. Quando esso si incarna in
  una persona lo chiamano " Aranat ". La meta suprema
  è il Regno Divino, nel quale scompare ogni vincolo
  col Samsara e con le sue sofferenze, e in cui
  l'individuo raggiunge la gioia eterna.
  Lo stato in cui tutti i desideri e tutti gli
  attaccamenti sono distrutti è chiamato " Nirvana "
  o " Moksa ".

242 a. Qual'è il concetto Buddhista di Dio ?
Essi, come i Giainisti, non postulano l'esistenza
di Dio in modo diretto e specifico. Essi credono
che lo stato più alto che l'uomo possa raggiungere
è il 'Buddha ' (risvegliato ), che non è molto
diverso dal "Dio" dei cosiddetti 'teisti'. Egli è
divino; il "Kavalin", o "Mukta", o il "Buddha" è
la personificazione dell'Amore e di " Prajna."

243. Che nome danno a Dio i seguaci di Zoroastro ?
  Lo chiamano " Ahura Mazda ", il Dio che è
  Verità, Sapienza, e Luce.

244. E i Mussulmani ?
  Essi lo chiamano "Allah", il Misericordioso, il
  pietoso, il solo Signore del Creato.

245. Come chiamano Dio gli ebrei ?
  Lo chiamano Geova.

246. Qual'è il nome che i Sikh danno a Dio ?
  Per essi è " Sat " o " Akal "; il vero e l'Eterno.

247. Le varie religioni sono altrettante vie verso Dio.
  Spiegamelo.
  Fin dai primi tempi l'uomo è stato conscio di una
  Potenza trascendentale  che governa e sostiene
  l'Universo. Quest'idea si sviluppò attraverso i
  secoli, e diede luogo a molti credi. Se esaminiamo
  le varie religioni del mondo troviamo che hanno
  tutte all'incirca la stessa idea di Dio, anche se Lo
  chiamano con nomi differenti.
  Fin da quei tempi l'uomo ha avuto fame di Dio ed ha
  desiderato conoscere le sue Vie. Tutte le religioni
  accettano in coro le tre carattersitiche
  fondamentali di Dio: l'Onnipotenza, l'Onniscienza, e
  l'Onnipresenza. Nessuno può vivere senza l'amore di
  Dio, e nulla può essere fatto nel Creato senza il
  suo potere. Quindi le diverse religioni sono
  altrettante vie che conducono all'unica e stessa
  Meta, che è Dio.


248. Ogni religione intende Dio a modo suo. Parlamene in
  dettaglio.
  Per gli Ebrei Dio è un Dio di Giustizia, perchè
  essi, per una ragione o per un'altra sono sempre
  stati una minoranza perseguitata in tutti i paesi
  dove si trovavano; I Buddhisti e i Giainisti, che
  danno molta importanza agli effetti distruttivi del
  desiderio e della concupiscenza, tendono a sognare
  un Principio Divino privo di passioni, eppure pieno
  di compassione per l'umanità sofferente e oppressa.
  Tutte le religioni credono nella preghiera, che è un
  mezzo di comunicare intimamente con l'Onnipotente.
  La religione Vedica insiste spesso sul "sacrificio"
  ( 'Yajana' e 'Yaga') e sulla rinuncia, e nel suo
  sviluppo più tardo del Vedanta preme sulla necessità
  dell'incessante ricerca dell'uomo per la Realtà
  Suprema per mezzo dell'introspezione, del Sadhana e
  dell'amore del Vero. Cristo insiste sulla
  fratellanza degli uomini e sulla Paternità di Dio e
  vuole che i suoi seguaci si dedichino a servire il
  prossimo.
  Gli Indù hanno i loro Avatara, che sono la
  manifestazione umana di Dio, venuto di epoca in
  epoca a riconfermare il Dharma e il Sathya in questo
  Universo. Come Incarnazioni di Dio hanno un'immensa
  influenza su tutta la India ed anche nel resto del
  mondo.
  Maometto è considerato Profeta di Allah, il Suo
  portavoce, ed ha combattuto duramente per salvare la
  sua gente dal peccato e dalla barbarie.
  Mosè fu uno dei massimi profeti ebrei, Buddha per i
  Buddhisti, e Mahavira per i Giainisti. Tutti parlano
  di Dio, e diedero al mondo in forma di religione ciò
  che di Dio avevano capito.  Le loro Scritture
  conservano i loro insegnamenti.

249. Quali sono le grandi Scritture degli Indù ?
  Sono i Veda, le Upanisad, i Purana, e le Dharma
  Sastra. In esse sono tracciati con ricchezza di
  particolari i valori eterni della vita.

250. Quali sono le Scritture dei Cristiani ?
  Sonon contenute nella Bibbia, e specialmente nei
  Vangeli del Nuovo Testamento, che parla della storia
  di Cristo e dei Suoi Apostoli.


251.  Dimmi il nome delle sacre Scritture degli
   Zoroastriani, degli Ebrei, dei Sikh, dei Buddhisti
   e dell'Islam.
   Le Scritture di Zoroastro sono le Zend Avesta;
   quelle degli Ebrei sono la Torah e il Talmud. Il
   libro sacro dei Sikh è l'Adi Granth; quello dei
   Buddhisti  è il Pitaka, e la sacra scrittura dei
   Mussulmani è il Corano.

252. Che significa il nome "Jina" e chi fu il fondatore
  del Giainismo ?
  " Jina" significa 'il Vittorioso', ed è un titolo
  dato a Vardhamana Mahavira, fondatore del Giainismo
  ( 'Jainism'); viene anche dato a chi ha saputo
  vincere il proprio ego inferiore ed ha raggiunto la
  realizzazione del Sé. Jina Vardhamana Mahavira fu
  contemporaneo di Buddha, di poco più vecchio di lui,
  ed era il secondogenito dello Ksatriya re di Magada.
  Alcune leggende invece attribuiscono la nascita del
  Giainismo a " Risabha" che si dice sia vissuto molti
  secoli prima. Ciò è anche detto nel Bhagavata
  Purana. Comunque fu Mahavir a organizzare il
  Giainismo in un credo organico e a fare dei
  Giainisti una comunità compatta.

253. Quali sono i principi basilari del Giainismo ?
  Sono: Ahimsa ( non violenza e soccorso ), Sathya
  (veracità); Astheya ( non rubare ); Aparigraha
  ( accontentarsi e non bramare ); e Brahmacarya
  ( andare verso il Brahaman, verso Dio ).

254. In che cosa credono i Giainisti ?
  Credono che ogni cosa materiale contenga lo Spirito,
  ecco da che nasce l'Ahimsa. Essi danno somma
  importanza alla purezza, esteriore ed interiore. Per
  raggiungere la perfezione è necessario un Sadhana.
  Lo stesso "Mahavira" diceva che ci sono due specie
  di diciplina spirituale; la 'Vrita' o 'Mahavrita'
  per per i Mauni ( monaci) e la " Anu-vrita" per la
  gente comune. La religione Jaina non fa molto posto
  a Dio, o alla Realtà Trascendente; ma essi credono
  nell'anima, la quale diventa vittima di innumerevoli
  rinascite a causa dei suoi legami con le impurità
  del mondo. Quindi lo scopo supremo della vita è
  liberarsi da tutte le impurità.

255. Spiegami in dettaglio Le credenze del Giainismo a
  proposito dell'anima e del karma, e chi è colui che
  chiamiano "sant'uomo".
  L'anima pura è tutta luce, perchè ha"Ananta-Darsana"
  "Ananta-Jana","Ananta Virya" e "Ananata Sukha"
  ( infinita Visione, Sapienza, Forza e Dolcezza). A
  causa del suo mescolarsi con le impurità del mondo
  le tocca rinascere. Lo stato puro dell'essere è
  detto "Jana"; quando il karma viene annullato con
  una vita giusta e pura l'anima diviene "Anpasamika",
  stato in cui il karma viene neutralizzato, benchè
  sia ancora presente come brace sotto la cenere.
  Quando il karma è del tutto annullato si dice che
  l'anima è nello stato "Ksayika" che porta Moksa o
  Kaivalya. C'è un altro stato dell'anima, detto
  " Ksayopastramika " in cui è attivo ancora qualche
  po' di karma; in questo stato l'uomo e è detto
  essere dio. Quando invece l'uomo raggiunge gli stati
  di Anapasamika o Ksayika diviene un "Uomo Santo".

256. Quali sono i vari gradi di evoluzione morale e
  spirituale nel Giainismo ?
  Tutta la sostanza, o materia, secondo Giainismo, può
  essere di due tipi: " Asti-kaya" ( estesa ) o
  "Anasti- kaya" ( senza estensione ). La prima, che
  non è "materia" è spirituale. Per il Giainismo
  alcuni Jivi sono "Mukta", liberati, e altri sono
  "Buddha", ancora vincolati.I Giainisti, danno molta
  importanza alla fede e al lavoro; sono " punya "
  ( buone ) tutte le azioni umane portano alla pace
  della mente; ci sono nove specie di azioni "punya":
  dar da mangiare agli affamati, da bere agli
  assetati, ecc. Il più grande peccato ( "papa") è
  "Himsa", il causare male ad altri. Nel codice Jana
  ogni difesa, dall'ingiuria fino all'omicidio,
  costituisce un peccato.


257. Che cos'è lo stato " Nirvana " ?
  Per I Gianisti non è l'annullamento, ma la rinascita
  in uno stato di perfetta purezza e felicità, e non
  può essere descritto. E' una liberazione assoluta
  dal desiderio e dall'azione; una quiete perfetta.
  L'anima esiste, ma è trascendente da tutto.
  Il Giainismo non ammette nè un Dio personale nè un
  Brahman trascendente, ma crede negli Arhat, che sono
  anime piene di sapienza e di purezza, come i grandi
  Tirthankara, coloro che hanno raggiunto il Nirvana.

258. Chi ha fondato il Buddhismo ?
  Fu Siddharta ( nome che vuol dire " colui che ha
  raggiunto la perfezione " ). Il suo nome di famiglia
  era Gautama, fu un principe figlio del re Sudhodana
  e della regina Maya, il loro regno era quello di
  Sakhya, e la capitale era Kapilavastu. Egli nacque
  circa il 567 a.C. e divenne " Buddha ", illuminato,
  quando era avanti negli anni, e fondò il Buddhismo.

259. In breve cosa insegna il Buddha ?
  E' il vangelo delle quattro Nobili Verità ( " aryan
  truths "): 1. "la vita è piena di sofferenze; ogni
  momento è dolore - nascita, malattia, vecchiaia,
  povertà, desideri e così via; 2. L'origine del
  dolore è il desiderio; la bramosia ( "Trisna") ci
  lega al ciclo interminabile delle nascite e delle
  morti; 3. E' possibile arrivare a sopprimere il
  desiderio; con la sapienza e con la comprensione e
  con la piena coscienza di Sè l'uomo può raggiungere
  lo stato di beatitudine, e per farlo deve
  risvegliarsi dallo stato di Ajnana e quello di
  Jnana; 4. il modo per dar termine alle sofferenze è
  di eseguire il nobile ottuplice sentiero; e sempre
  occorre evitare tutti gli estremi e attenersi alla
  via di mezzo. Non si raggiunge il Nirvana
  mortificando il corpo.
  Egli insegnava il distacco; e il saggio è il
  'Sama-darsi', colui che vede tutto in modo obiettivo
  e distaccato; egli è un vero 'Bodhi', un
  Illuminato. Solo un cuore puro, diceva, può
  raggiungere il Nirvana, la Liberazione. Nei suoi
  insegnamenti il Buddha non parla mai di Dio nè
  dell'anima. Si riferisce spesso al Manas, alla
  mente, che provoca tutte le azioni e le parole.

260. Che cos'è il " Panca-Sil " dei Buddhisti ?
  Sono cinque proponimenti che condensano la dottrina
  del Buddha; sono: 1. Mi guarderò dall'uccidere
  qualunque creatura; 2. Mi guarderà dalla menzogna;
  3. Mi guarderò dal rubare; 5....................(?)

261. Chi fu il fondatore del Zoroastrismo ?
  Fu il poeta persiano Zarathustra, che visse nel VII°
  secolo a.C. Ciò che più lo preoccupò fu sfatare le
  superstizioni della sua gente, e perciò la prima
  cosa che insegnò fu che " Dio è Uno ": il Sapiente
  Signore Ahurama Mazda. Ormuzd, Creatore
  dell'universo, che vive nel cuore di ogni uomo come
  Rettitudine e la Verità Eterna.

262. Quali sono le credenze caratteristiche dello
  Zoroastrismo ?
  Anzitutto la santità della Natura, i cui 4 elementi
  sono sacri. Quindi non seppelliscono nè cremano i
  cadaveri per non inquinare la Natura. I morti
  vengono portati nella "Torre del Silenzio" dove
  verranno divorati dagli avvoltoi.

262 a. Quali sono le credenze fondamentali dello
Zoroastrismo ?
Credono soprattutto nella santità della Natura, e i
quattro elementi aria, fuoco, acqua e terra sono
sacri. Essi adorano il Fuoco, Agni, che è il simbolo
della purificazione, e il Sole, che è la Luce
( Tejas ), oltre che la purezza. Essi devono
rispettare quattro purezze: di pensiero, di parola,
d'azione, e di castità.

263. Qual'è la religione dei Parsi ?
  Gli Zoroastriani che erano emigrati in India sono
  chiamati Parsi; e adorano anche il Sole. I loro
  templi sono chiamati "Agiyari", e vi è collocato il
  fuoco sacro, alimentato da legno di sandalo. E' loro
  obbligo seguire il codice morale indcato nel
  precedente paragrafo, ultimo a linea.

264. Che cos'è il Giudaismo ?
  E' la religione degli Ebrei, ed è pù antica del
  Cristianesimo. E' una religione strettamente
  monoteistica, ed ha le sue scritture in quello che i
  Cristiani chiamano Vecchio Testamento. La loro
  credenza centrale è un Dio Universale e
  misericordioso.

265. Chi fu il fondatore dell'Islam ?
  Fu Maometto, Egli proclamò che non c'è altro Dio che
  Allah, onipotente, tutto sapienza e misericordia.
  Rivelò queste verità sublimi nel Corano, il Libro
  sacro dei Mussulmani.

266. Quali sono gli ideali più importanti dell'Islam ?
  In riassunto, dirò che l'Islam poggia su cinque
  saldi pilastri, i cinque doveri del fedele: la
  Preghiera, la Carità, il Digiuno, il Pellegrinaggio
  alla Mecca e la Guerra Santa.

267. E il Cristianesimo, che è ?
  E' la religione di coloro che credono in Cristo
  quale unica rivelazione di Dio. Sorse circa 2.000
  anni fa come setta dell'ebraismo, in Palestina.
  Cominciò ad accettare come proprie le Scritture
  Ebraiche, ma invece della credenza degli Ebrei che
  il Messia debba ancora apparire, esso afferma che il
  Messia è già apparso sulla terra nella persona di
  Gesù di Nazareth. Quindi il Cristianesimo ha come
  asse centrale la vita e il messaggio di Gesù, che
  essi chiamano Cristo, o il Messia.

268. Da chi nacque Gesù e dove ?
  La sua nascita stessa pare un miracolo. Nacque in
  una stalla di Betlemme da Maria, moglie di un
  falegname; Guseppe. La sua nascita non fu normale,
  perchè sua madre Maria era vergine, e su di lei era
  scesa la grazia di Dio.

269. Dacci un'idea dei sublimi insegnamenti morali di
  Cristo:
  Un'idea dell'insegnamento di Gesù può esser tratta
  dal Sermone sulla montagna, dal quale togliamo i
  seguenti punti più indicativi:
  1. Beati i puri in ispirito, perchè è loro il Regno
  dei Cieli.
  2. Beati i dolenti perchè saranno consolati.
  3. Beati i mansueti, perchè erediteranno la terra.
  4. Beati gli affamati e gli assetati di giustizia,
  perchè saranno saziati.
  5. Beati i pietosi, perchè riceveranno pietà.
  6. Beati i pacifici, perchè saranno chiamati figli
  di Dio.
  7. Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio.
  8. Beati coloro che sono perseguitati per la loro
  virtù, perchè sarà loro il Regno dei Cieli.
  9. Beati voi, che sarete disprezzati e perseguitati
  e calunniati in ogni modo per Causa Mia.

270. Chi è il fondatore del Sikhimo ?
  Il Sikhismo è forse la religione più recente del
  mondo. Il suo fondatore fu Nanak, e nacque nel 1496
  nel villaggio di Talwandi.

271. Come si chiama il libro sacro dei Sikh ?
  Il libro sacro dei Sikh si chiama " Grant Sahib ". I
  loro templi si chiamano " Gurudwara", non hanno
  immagini nè riti complicati, ma sull'altare c'è solo
  il " Granth Sahib " che contiene gli inni e i detti
  del Guru.

272. Qual'è il principio più importante della religione
  Sikh ?
  Un concetto importantissimo della religone Sikh è
  quello della devozione del discepolo; la parola
  "Sikh" significa discepolo. I Sikh venerano
  grandemente i loro Maestri. Il loro primo Guru fu
  Nanak; e l'ultimo fu Guru Govind Singh.
  L'insegnamento del Guru lo chiamano "Guru Vani" e lo
  tengono per estremamente sacro. Essi concepiscono
  Dio come la loro luce o Jyoti. Essi attribuiscono
  una grande santità alla meditazione ( Japa) sulla
  divina Jyoti e sui Guru che sono considerati
  personificazioni di questa Jyoti.

273. Quali sono i cinque precetti  che i Guru hanno
  prescritto ai Sikh ?
1. non devono mai tagliarsi i capelli (ksh);
2. devono portare con sè il pettine di ferro
tradizionale ( kanga ); 3. devono portare un
braccialetto di ferro ( kada ); 4. devono portare un
pugnale corto e affilato ( kirpan ); 5. tutti i Sikh
devono indossare il Kachka ( maglietta aderente ).

274. Che cos'è il Taoismo ?
  Il Taoismo è una fede di pura origine cinese, basata
  sugli insegnamenti di "Lao-Tze" insieme con il
  confucianesimo ed il buddhismo, è una delle
  religioni principali della cultura cinese. Lo si
  potrebbe chiamare "poli-demonismo" ossia adorazione
  di molti demoni. In esso la magia nera ha una parte
  importante. Il Taoismo proclama la dottrina del
  Quietismo - l'uomo potrebbe possedere una forza
  interiore chiamata "Te" risvegliata dalla
  meditazione e da mezzi occulti. Si attribuiscono
  molti miracoli a Lao-Tze e lo si considera una
  incarnazione del " Tao", potenze onnipresente ed
  eterna, personificazione del Bene Assoluto in
  continua guerra contro il Male.

275. Che cos'è il Scinto ?
  E' l'antica religione del Giappone, degli spiriti
  dei defunti. E' più antica del Confucianesimo e del
  Buddhismo, e nelle sue forme più antiche era
  soltanto un specie di adorazione della natura, ed in
  seguito divenne una specie di adorazione della
  natura, ed in seguito una specie di politeismo.
  Furono costruiti dei templi in onore dei loro molti
  Dei. Non vengono venerate immagini divine ma solo
  oggetti ritenuti simboli degli Dei, i quali vengono
  chiamati "Shintai" ( corpo buono ) da cui viene il
  termine "Shinto". Il Re del Cielo è Amaterasu, che
  governa cielo e terra con l'aiuto del fratello
  Susanowo Dio del Tuono. Le prime creature furono una
  coppia divina, "Izanigi" e "Zanami" che si dice
  abbiano creato l'isola del Giappone. Il punto
  principale dell'etica Shintoista è che il bene è una
  qualità divina assoluta e deve essere sempre
  praticata, e un'altra virtù caratteristica è la
  carità.

276. Che cos'è il Secolarismo ?
  Non significa nulla di antireligioso. E' soltanto
  " Sarva Dharma Samabhava " ossia, chi crede nel
  secolarismo, pur restando un ardente seguace della
  propria religione considera tutte le altre religioni
  come altrettante vie per raggiungere la stessa meta,
  cioè Dio.

277. In effetti il Secolarismo è solo un termine nuovo
  per indicare la tolleranza religiosa, ossia
  " Sarmavata sammati ( il simbolo della nostra
  organizzazione Bhagavan Sri Sathya Dai Seva è un
  eccellente esempio di Secolarismo, perchè ci vediamo
  unite armoniosamente le cinque grandi religioni ).
  Danne una spiegazione.
  Il simbolo di cui alla domanda è quello che si vede
  stampato sulla copertina di questo libretto. L'Om in
  questo simbolo si riferisce dall'Induismo
  ossia all'Omkara Brahman. Il Cakra ( la Ruota) è il
  Dharma Cakra del Buddhismo. Il simbolo del Fuoco
  indica lo Zoroastrismo, la Mezzaluna con la stella
  rappresenta la religione dell'Islam, e la Croce il
  Cristianesimo. Nel mezzo abbiamo il Loto, che è il
  simbolo di Prasanti. Questo simbolo mette in risalto
  gli ideali di Bhagavan Sri Sathya Sai, che sono
  Sathya, Dharma, Santi, Prema e Ahimsa. Questo
  simbolo insegna il nobile modo di vivere per
  raggiungere la meta di Dio. Dice che per raggiungere
  l'immortalità occorre sbarrare il sentimento di
  " essere l'ego ". Tiriamo una barra sull'I di Io,
  facciamo morire il nostro ego sulla croce, avremo
  così il simbolo della Cristianità. Distruggiamo i
  nostri cattivi pensieri e le tendenze malvage nel
  fuoco sacro, purifichiamoci ( come insegna
  Zoroastro)  nel fuoco sacro, facciamo il bene,
  vediamo il bene e siamo buoni. Come la stella che
  non abbandona mai la mezzaluna dell'Islam nè mai si
  sposta, cerchiamo di essere fissi nella nostra fede
  in Dio, senza mai vacillare. Rendiamoci conto che le
  cause e gli effetti ruotano sempre come il Cakra
  buddhista, e che ogni azione ha la sua reazione e se
  noi facciamo il bene e facciamo la via del Dharma,
  il nostro stesso Dharma ci farà godere di risultati
  buoni e di una vita buona e ci salverà da questo
  Bhavasakara ( il fatto di avere un corpo fisico )
  sempre mutevole.
  Cerchiamo di unire tutto Omkara, il Pranava che è il
  suono eterno, che è l'"Aksara-Brahman", Dio, Dio
  Onnipresente negli universi ed è presente anche nel
  nostro cuore. Cerchiamo di ascoltare questo Omkara e
  di seguire la via della spiritualità. Tutte le
  religioni, tutte le regole morali quali il Dharma
  Shanty, Ahimsa, Prema e Sathya conducono tutte
  all'unico e solo traguardo, che è Dio, il quale è
  Sathya Svarupa ( la forma stessa della verità ).
  Tutte le religioni parlano solo di Dio che è la
  Verità Eterna. Il simbolo del Loto di Prasanti posto
  nel centro dice che se seguiamo la via spirituale
  indicata dal nostro Bhagava Sri Sathya Sai Baba, nel
  nostro cuore fiorirà la Akanda Jnana e ci farà
  prendere coscienza della unità di tutte le religioni
  e della verità eterna che è Sathya Svarupa. Perciò
  quello che ci insegna l Bhagavan Baba è Sathya
  Svarupa nel vero senso della parola.

278. Descrivici la grandezza della cultura e della
  spiritualità indiana ?
  Il Bahgavan Sri Sai Sathya Baba dice che la cultura
  indiana è nata dal cuore e dalla sapienza intuitiva,
  ed è la fonte di tutte le religioni del mondo. Non
  è facile afferrare appieno e giustamente la
  multiforme cultura indiana. Essa non si lega alle
  cose disparate ancorchè fertili del mondo materiale,
  ma può esser comparata al " Kalpavriksa ",
  all'Albero Divino che ci dà tutto ciò che gli
  chiediamo. Solo chi vi si accosta con rispetto e con
  uno spirito di seria ricerca ne potrà capire qualche
  cosa.
  E' buffo che noi, nati in India e che ci diciamo
  indiani non sappiamo comprendere il messaggio
  occulto e il vero senso della nostra cultura. Come
  l'elefante, il quale, ignaro della sua forza,
  obbedisce al suo allenatore, noi non conosciamo la
  nostra forza ed ubbidiamo ad altri. La nostra
  cultura fatta di tante caste, di tanti credi e di
  tante usanze è come una bella ghirlanda di fiori,
  anche con tutta la nostra varietà di idiomi e di
  letterature ma sempre nella nostra unità. Il fattore
  unificante è la nostra devozione e la spiritualità
  del nostro modo di vivere; unità a livello di
  spiritualità che non si ravvisa in nessun altro
  paese. Il nostro tesoro sono i Veda; ciò che non si
  trova in essi non si trova in nessuna altra parte.
  Nel campo spirituale, l'India occupa veramente il
  posto di Guru, tanto è grande il patrimonio
  spirituale e culturale che abbiamo: e Dio ha scelto
  proprio questa terra  per proclamare la Sua Verità.
  Il fatto stesso che gli Avatara di Dio siano apparsi
  in questa sacra contrada dimostra la sua grandezza.
  La nostra patria è un Thyaga Bhuni ( la terra del
  Sacrificio ) e non un Bhoga Bhumi ( terra di
  piacere ) i nostri avi, i grandi Rsi, avevano
  realizzato Dio e donarono a tutto l'Universo il
  tesoro dei Veda, e i grandi poemi epici del
  Ramayama, del Mahabharata, il Bhagavata, oltre i
  gioielli delle Upanisad e di tutto il Vedanta.
  La nostra cultura e la nostra religione non
  appartengono a nessuna setta, ma a tutto l'universo;
  e questa è la grandezza dell'India e della sua
  cultura.

279. Il Bhagavan Sai Sri Sathya Baba compara la nostra
  cultura Indiana e la nostra spiritualità al grande
  " Triveni Sangam "? ( la confluenza di Triveni, dei
  tre fiumi sacri ).
  Il Bhagavan dice che che dobbiamo raffigurarci in
  Sathya, Dharma e Ahimsa come tre montagne d'argento.
  Il grande Ganghe è considerato sacro e pio, e nasce
  in queste montagne. La cultura dell'India è come la
  pura acqua del Ganghe, ed essa non perirà mai, così
  come il Ganghe non si asciugherà mai. Le azioni che
  facciamo posson essere comparate a Yamuna, mentre la
  Sarasvati, il misterioso fiume sotterraneo, è la
  corrente spirituale che scorre nelle nostre vite
  come il sangue nelle nostre vene. Il sangue degli
  indiani è come la Sarasvati, le azioni che fanno
  sono la Yamuna, e la loro cultura è il Ganghe,
  talchè in ogni indiano vediamo la " triveni
  Sangamam". Non ci è lecito dire che un Indiano è
  solo una combinazione di carne e sangue, ossia di
  terra e d'acqua; e gli Indiani che vogliono
  scimmiottare altre civiltà sono in errore, perchè
  non si accorgono che in queste manca il terzo
  elemento, la Sarasvati della Spiritualità, della
  Divina Conoscenza. Sarasvati non significa solo
  letteratura ( Sarasvati, la Sakti di Brahma, è la
  Dea non solo del Suono e del Linguaggio, quindi
  della Musica e della Letteratura, ma soprattutto
  della Conoscenza Divina, base di tutto ) ma
  soprattutto la Dea che dà Ananda, perfetta
  beatitudine. Essa è l'arteria che collega l'uomo a
  Dio, all'Atman, e il suo lavacro toglie dall'uomo le
  impurità e lo rende santo  e pio. così la grandezza
  della nostra spiritualità e della nostra cultura è
  comparata da Sai Baba al grande e sacro
  "Trivenisangam" del nostro paese.

280. Chi è un Avatar e perchè scende sulla terra ?
  Il vocabolo "avatara" significa "discesa". E' la
  discesa di Dio sulla terra in forma umana, e il suo
  proposito è quello di ristabilire il Dharma, la
  legge suprema della rettitudine, ogni volta che
  occorra. Il Natale dell'Avatar ha due aspetti: l'uno
  è la " discesa " di Dio in forma umana, l'altro è
  l'" ascesa " ossia la nascita dell'uomo nel Divino,
  nella consapevolezza dell'uomo dell sua Divinità, la
  quale si cela ne cuore di tutti gli esseri, e solo
  Yogamaya ce la nasconde.
  Una Nascita Divina è differente da quella umana; Dio
  assume una nascita per mezzo della sua propria Maya.
  Speciale carattere dell'Avatar è che il Divino che è
  in Lui e in Lui sta sopra la Natura come Suo Signore
  e Padrone. L'Avatar, manifesto in forma fisica, e in
  questa Natura, è consapevole della Presenza Divina
  in Sé del Signore, dell'Abitatore ( Adhistatri
  Devata ). E' quindi un doppio fenomeno di Divinità e
  di  umanità. Egli viene per avvicinare alla terra il
  Regno dei Cieli, e per costruire il Regno dei Cieli
  in ogni cuore  umano. L'Avatara viene per rivelare
  nell'uomo la sua natura Divina sopra alla sua natura
  inferiore, e per mostrare  quali sono le opere
  Divine per cui mezzo il mortale può raggiungere
  l'Unità con Dio che dimora entro di Lui.

281. Perchè diciamo che il nostro Bhagavan è un Avatar
  Purusa ( un uomo Avatar ) ?
  Bhagavan Sri Sathya Sai Baba è davvero Sathya
  Svarupa ( La Verità in persona ). Egli è davvero
  Sathyam, Sivam e Sundaram, ossia Sat, Cit e Ananda.
  Egli è in realtà Siva Sakti Svarupa, ed ha preso
  quella Forma umana per riformarci e per ritabilire
  l'antico Sanatana Dharma. Egli è Prema, Karuna e
  Santi ( Divino Amore, Misericordia e Pace ) in
  Persona. I Divini Lila e i miracoli che Egli compie
  provano che Egli è Dio in forma umana, Signore della
  Natura, che è Sua creazione e agente, e perciò Egli,
  benchè abbia forma umana, ha controllo completo
  sulla Natura, la quale è al Suo servizio per
  eseguire tutto ciò che è il Suo Sankalpa ( pensiero
  creatore ). I Lila e i Suoi miracoli son ciò che di
  solito chiamiamo "Siddhi". Se tali Siddhi (posseduti
  da un Yoghi che li ottiene nel processo della sua
  ascesi spirituale ) venissero esercitati
  sconsideratamente da chi se li è ottenuti in grazia
  del proprio Sadhana verrebbero persi. Però nel caso
  di Bhagavan i Suoi Siddhi, o Poteri, sono parte
  innata della Sua "Svabhava", della Sua natura. Egli
  nacque per essi come il Signore e Padrone della
  Natura, come supremo Purusottama, e i suoi Poteri
  non li ebbe a conquistare per effetto di pratiche
  Yoga.
  Per questo il Bhagavan non solo li usa ampiamente e
  su vasta scala, ma Gli servono di strumento per
  raggiungere l'obiettivo che Si è prefisso
  nell'incarnarSi su questa terra. Egli ha tutte le
  qualità di un Avatar. Lo Swami è Onnipresente e
  Onnipotente, come lo mostrano innumerevoli fatti
  della Sua vita. I Suoi Lila dimostrano a chiare note
  che Egli non è vincolato dallo Spazio nè dal Tempo
  nè dai Guna della Natura. Egli trascende tutto, ed è
  in tutto dappertutto. E' il Sarvabhutatman e il
  Sarvantaryamin, Anima di tutte le cose e Abitatore
  Occulto di tutto. Lo ha dichiarato Egli Stesso nei
  Suoi Discordi Divini, ha mostrato ai Suoi devoti
  molte forme Divine, ed ha dimostrato di essere un
  Purnavatar Divino. Vedete quello che Baba dice di Se
  Stesso.

282. Che dice il Bhagavan delle Religioni e dei simboli
  impiegati a rappresentare Dio ?
  Egli dice che tutte le religioni sono altrettante
  vie che portano alla stessa destinazione, Dio.
  Dobbiamo saper vedere l'unità di tutte le religoni e
  rispettarle tutte. Bhagavan Baba dice che che i
  grandi pensatori sono come quei ciechi i quali,
  esaminando al tatto un elefante, dicevano che
  l'elefante è come un tronco d'albero, oppure che è
  come un ventaglio, o come una fune, a seconda se gli
  avevano palpato la proboscide, o l'orecchio o la
  coda. Così ciascuno vede della religione ciò che vi
  sente. Ma tutte le religioni insegnano la via che
  porta a Dio, e perciò sono identiche, e cadono tutte
  sotto il Sanatana Dharma. La società e la religione
  sono molto importanti, e nella diversità occorre
  vedere l'unità. Noi crediamo che Sri Siva abbia il
  mano il "Damuraka" ( tamburo) e il "Trisula" ( il
  tridente); che Sri Visnu brandisca il "Cakra"
  (disco, ruota ) e il Sankha; ma che cosa significa
  questo, in realtà ? " Damaruka"e "Sanka" sono
  entrambi simboli del suono, e il " Trisula", il
  tridente rappresenta il tempo, nelle sue tre forme
  di passato, presente e futuro; anche "Cakra" sta a
  indicare la 'ruota' del tempo. La "Gadha" ( mazza) è
  simbolo di potenza, la quale sta solo nelle mani di
  Dio. Il " Puspa ", il fiore sta nelle Loro mani ed è
  il simbolo del cuore nostro, il nostro
  " Hrudayapuapam "; noi dobbiamo offrire a Dio il
  nostro cuore, ed Egli lo accetterà nelle Sue Mani.
  Ecco che ogni religione ha il suo modo di adorare
  Dio, ed i suoi codici morali, che dobbiamo
  rispettare in ogni caso. Non dimentichiamo che Dio è
  Uno, e solo Uno senza secondo; in questa convinzione
  dobbiamo vedere ovunque questa Unità e quindi la
  "Samabhava" verso tutte le religioni, e riconoscere
  la verità Eterna, che è Dio.

283. Quali sono i quattro pilastri della filosofia di
  Baba ?
  Essi sono Sathya, Dharma, Santi, e Prema; se ci
  atteniamo ad essi ci sarà possibile giungere a Dio.
  Il Bhagavan ci dice: " Svegliatevi, alzatevi;
  ristabilte il Sanatana Dharma e il Sai Ram Rajya
  ( un segno di Sai Ram ), basato su quelle quattro
  solide colonne.

284. Che cos'è Sathya ?
  La spinta, il sentimento che sgorga dal cuore si
  chiama " Ruta ", parola che significa 'sentimento' e
  'idea'. La loro importanza è somma, perchè danno le
  direttive per l'azione e la determinano. Quando Ruta
  si manifesta in forma di linguaggio è Verità,
  Sathya.

285. E il Dharma cos'è ?
  E' la messa in pratica del Sathya. E' quello che
  nasce dal cuore, che viene espresso come Sathya e
  che, tradotto in azione, è il Dharma ( forse convien
  ricordare che il Cuore Spirituale, sorgente dei
  nostri sentimenti più autentici, della 'voce della
  coscienza', non è altro che il Sè, ossia Dio in noi,
  e quindi "Ruta" la voce di Dio, che espressa in
  parola è Sathya, Verità, e tradotta in azione è
  Dharma, Dovere). Il Dharma non è qualcosa che ognuno
  possa stabilire a capriccio, ma proviene dal cuore;
  non da quello fisico, ma dal cuore spirituale, che è
  l'Atma Tattva. La parola Io si riferisce all'Atman e
  giammai al corpo. Il " Vyavaharika Dharma ", il
  'dovere' della routine giornaliera può variare di
  volta in volta ma non il vero Dharma, che non muta
  mai, che è eterno, che è Sathya. Per "Svadharma" si
  intende il Dharma di ciascuno, dove "Sva" indica il
  Sè: quindi per prima cosa lo Svadharma è il dovere
  che abbiamo verso il nostro Sé, che è il Sé
  cosmico, il Brahman, Dio.

286. Che cosa vuol dire Prema ?
  L'amore privo di egoismo, diretto verso Dio si
  chiama Prema. E'un amore che nulla aspetta in
  compenso; fluisce dal cuore ed è vera devozione. E'
  l'olio che fa ardere la divina fiamma di Santi.

287. Che cos'è allora Santi ?
  Shanti vuol dire Pace, che nel suo aspetto meno alto
  è quello stato uguale dell'animo che non si lascia
  influenzare nè dalla gioia, nè dal dolore, nè da
  altre coppie di opposti: bene-male, successo-smacco,
  ecc.. Nel suo aspetto più elevato e positivo essa
  non è esattamente Ananda, ma Madhuara Ananda ("Dolce
  Ananada") quando sentiamo la presenza di Dio
  ovunque, tutta la manifestazione appare proiezione
  di Dio.

288. Come si può coltivare Prema ?
  Considerando che gli errori altrui, per grossi che
  siano, sono sempre insignificanti e trascurabili,
  mentre per i nostri per piccoli che siano sono
  grossi, e che ce ne dobbiamo pentire. Rendiamoci
  conto che nel cuore di tutte le creature risiede lo
  stesso Dio Uno, e cerchiamo di amarle tutte.
  Cerchiamo di sentire la paternità di Dio e la
  fratellanza di tutte le creature. Seguiamo il
  consiglio di Sai Baba, di cominciare il giorno con
  amore, di riempirlo d'amore e di terminarlo con
  amore: questa è la strada che porta a Dio.
  Rendiamoci conto che Dio è puro Amore, Prema, e
  che Egli è " Premasvarupa" . Per questa ragione
  diciamo che " Dio è amore "; se realizziamo queste
  cose potremo seguire la via dell'amore.

289. Mi vorresti citare qualcuno dei grandi detti della
  Saggezza Indiana ?
  Eccone alcuni : " Sathyam vada, Dharmam cara" :
  " Di' il vero e segui il Dharma". La grandezza della
  cultura indiana sta nella nostra regola: " Mathru
  devi bhava, Pitru devi bhava ": " venera la Madre
  come Dio, venera il Padre come Dio"; ed ancora
  " Acaryo devi bhava, " ossia " " venera il maestro
  come Dio " e " Asthiti devi bhava " : 'onora
  l'ospite come Dio'. Questi precetti li dobbiamo
  conservare nello scrigno del cuore come gemme
  preziose, e dobbiamo metterli in pratica se
  desideriamo la Grazia del Signore.

290. Quali furono i maggiori riformatori religiosi nel
  nostro paese ?
  Gli Alwar e i Nayanmar diffusero la fede Induista
  nell'India del Sud. I Primi devoti a Sri Visnu, e i
  secondi a Sri Siva. Gli Alwar erano in dieci, e i
  Nayanmar erano in sessantatre. Il grande
  Sankaracarya diffuse in India le idee
  dell'Advaistismo; Madvacarya quelle del Dvaita, e
  Ramanugiacarya quelle del Visistadvaita.
  Questa grande e sacra Bharat è famosa per il suo
  attaccamento a Dio, e vi nacque una grande quantità
  di saggi e di veggenti della Verità Vedantica, quali
  Valmiki, Vyasa, e Agasthyar. Essi proclamarono a
  tutto il mondo la Verità dei Veda. In seguito
  apparvero dei Mahapurusa (Grandi Spiriti) e
  Siddhapurusa ( Spiriti Perfetti) quali Ramana
  Maharsi, Ramakrsna Paramahamsa, Vivekananda,
  Aurobindo e altri, i quali con la loro vita e il
  loro insegnamento diffusero la cultura e la
  spiritualità indiana. Dei grandi Bhakta come Buddha,
  Mahavir, Guru Nanak, nacquero in questa sacra terra
  e illuminarono tutto il mondo proclamando le Grandi
  Verità. Grandi Bhakta come Mira Bai, Kabir,
  Tulsidas, Ramdas, Surdas, Andl, Jayadeva e tanti
  altri nati in questo Paese hanno insegnato
  la Devozione. Perfino Dio ha preso corpo umano tante
  volte, qui, come " Avatara "; vedi Rama, Krsna,
  Shirdi Sai e Sathya Sai Baba. Essi sono venuti per
  proteggere il Dharma Eterno, e la loro vita e i loro
  insegnamenti hanno illuminato l'universo intero.

291. Qual'è la vera Vidya o educazione ?
  E' la Vidya arricchita da " Vinaya", dell'Umiltà. La
  si giudica dalla bontà del carattere che ha formato
  e dalla condotta, e non solo dai bei voti ottenuti
  scuola. Il sommo della Vidya, dell'Istruzione è la
  'Bramavidya', quella Conoscenza pratica, di fatto,
   di cui è detto, " Brahamavidya Brahamaiva Bhavati":
  " Quis Deum scit, Desu fit = Colui che giunge a
   conoscere Dio diventa Dio. Colui che giunge a
  sperimentare l'Essere Supremo si accorge di esser
  Dio stesso. Colui che giunge a sperimentare l'Essere
  Supremo si accorge di esser Dio stesso; l'Atman è il
  Paramatman. La vera Educazione è quella che insegna
  l'Atman, il Brahman. Sicchè la vera Vidya è la
  BRAHAMAVIDYA; la suprema Sapienza Jnana.

292. Qual'è il traguardo di tutta quest'educazione, di
  questa Sapienza ?
  Il traguardo dell'Educazione è il Carattere, e
  quello della sapienza è la liberazione.


293. Qual'è il traguardo di ogni cultura ?
  La perfezione.

294. E quello della Conoscenza ?
  E' l'amore.

295. Qual'è lo scopo di tutta questa informazione ?
  Lo scopo di quest'informazione è la"trasformazione";
  la trasformazione del nostro carattere.

296. Dove è nato Sri Bhagavan Sathya Baba ?
  Il nostro Avatar ha avuto i suoi natali il
  ''' novembre 1926, in un giorno di Karthikai
   Somawaram, nel villaggio che ha nome Puttaparti,
   nell'Andhra Pradesh.

297. Chi sono i santi genitori che misero al mondo
  Bhagavan ?
  Nel villaggio di Puttaparti viveva un santo
  centenario, Kondamaraju, della famiglia Ratnakaram
  Raju. Egli costruì un tempio per Sathya Bhama,moglie
  di Sri Krsna. Egli diede al figlio primogenito il
  nome di un famoso asceta che ornava la famiglia
  Venkavadhuta ( " Vemka" vuol dire ' uno che ha
  abbandonato ogni attaccamento alle cose del mondo'),
  chiamandolo Venkappa Raju. Questo figlio prese in
  moglie una lontana cugina, di nome Isvaramba perchè
  era nata dopo che suo padre aveva costruito un
  tempio dedicato a Siva. Questa coppia devota e pia
  ebbe un figlio e due figlie; infine nacque loro
  Colui che ricevette il nome di Satyanarayana Raju, e
  che è l'Avatar Sri Bhagavan Swami Sathya Sai Baba,
  il quale ben presto mostrò di essere unico nella Sua
  Natura Divina e nelle Sue azioni.

298. Perchè gli fu dato il nome di Sathya Narayana ?
  Perchè Egli fu concepito dopo che sua madre ebbe
  compiuto una Sathya Narayana puja, un pratica
  devozionale a Narayana, Padre degli Uomini.

299. Come fu che Egli prese il nome di Sai Baba ?
  Fu a Puttaparti, quando, il 23 maggio 1940 Egli
  quattordicenne mentre stava spargendo doni nelle
  mani di tutti coloro che venivano da Lui, dichiarò
  di essere Sai Baba di Shirdi, ritornato per salvare
  dalla catastrofe il genere umano. Prescrisse che lo
  adorassero ogni giovedì, come primo passo della
  disciplina spirituale. Da allora Egli fu venerato
  come Sai Baba di Shirdi tornato fra noi, secondo
  quanto aveva promesso a Shirdi, prima di morire.
  Sathya Sai Baba ha dimostrato senza ombra di dubbio
  di essere la reincarnazione di Baba di Shirdi a
  molti fedeli, coi suoi Lila e con molti miracoli.
  Egli dona i suoi devoti cenere sacra e medicine,
  come pure lembi della veste di gherua che indossava
  Baba a Shirdi, prima di morire nel 1918.

300. Qual'è il primo canto che Sathya Sai Baba insegnò
  alla gente ?
  E' un invito ad abbandonarsi ai piedi del Guru che è
  apparso con tanta misericordia per salvare
  l'umanità. Il Bhajan dice: Manasa Bhajarè Guru
  caranam; dustara bhava sagara taranam. O gente,
  abbandonatevi con tutta la mente in adorazione ai
  Piedi del Maestro: potrete così attraversare il mare
  del dolore e delle rinascite e delle morti ".

301. Qual'è il vero significato del vocabolo Guru ?
  La sillaba "Gu" vuol dire anche " Gunathita", ossia
  Colui che ha superato il livello dei Guna, delle
  qualità, di Tamas, di Rajas, e perfino di Sattva e
  la sillaba "Ru" sta per "Rupavarjita", ossia Colui
  che ha afferrato l'aspetto informale del Divino e'
  ovvio che il Guru dev'esser giunto a tale livello e
  solo avendo sublimato le qualità inferiori in quelle
  più alte, e con la costante e conscia cancellazione
  dalla parte giocata dal solo nome e dalla forma. Il
  Guru distrugge l'ignoranza e dà luce, e la Sua
  presenza è un conforto che rinfresca. Chi vuole
  realizzare Dio deve cercarsi un Guru che conosca la
  Verità per esperienza e che nelle sue attività
  d'ogni giorno, nelle sue parole e nel suo pensiero
  rifletta tale sua realizzazione. Se non riusciamo
  a trovare un tale Guru, preghiamo Dio che Egli
  Stesso ci indichi la via; Dio verrà certamente a
  salvarci.
  Il Guru ci aiuta a valicare codesto " Bhavasagara"
  se ci abbandoniamo a lui con tutto il cuore,
  pienamente. Egli è il medico che ci guarisce dalla
  malattia delle morti e delle rinascite con tutte le
  relative sofferenze.

302. Che cosa significa " Baba", e perchè si è chiamato
  Sathya Sai; Chi è in verità ?
  Il Bhagavan Sri Sathya Sai Baba in realtà è Dio, ed
  è Sat-Cit-Ananda. E' venuto in quella forma umana
  come " Avatara " per salvare questa Umanità e
  ristabilire la via del Dharma, del glorioso
  Sanathana Dharma in questo Universo. Egli Stesso ha
  proclamato al mondo di essere Sathya Sai Baba, e che
  " Sai Baba " significa " Padre e Madre Divini ". La
  parola SATHYA significa verità, quella che non
  cambia mai nei tempi.
  La parola Sai ha tre suoni : "sa", "a" e "ii". La
  sillaba "Sa" sta per sacro, divino, e "AI" sta per
  Madre. Come AI significa Madre, BABA significa
  PAdre, e  perciò SAIBABA significa Pdre e Madre del
  Creato.
  Analogamente, se con la lettera SA ( si noti che in
  Sanscrito qualunque lettera, vocale o consonante, è
  sempre accompagnata da suono "a" , così "ta" , "pa"
  ecc..) indichiamo Dio, e per dire Madre diciamo AMBA
  per Padre possiamo dire Siva, col che diciamo
  SAIAMBASIVA o SAIBABA diciamo assolutamente la
  stessa cosa.
  Si rende così evidente che il Bhagavan Sri Sathya
  Sai Baba è in realtà:

  SIVA SAKTI ATMAKA SVARUPA

Prendiamo la parola BABA : la prima Ba sta per
"being" ( essere ), la seconda sta per " awarness "
( consapevolezza ), la terza per per " bliss "
( beatitudine) e la quarta per " atman " ( anima ):
  ossia Sat ( consapevolezza cosmica ); Ananda
( beatitudine ) e Atman. Ciò significa che
Sat-Cit-Ananda è Atman. Ecco che il Nome stesso dello
Swami ci dice qual'è la Sua Vera Natura, e non ci
possono essere dubbi, al vedere la Sua Vita e il Suo
Messaggio.
Il Bhagavan Sri Sai Sathya Baba è in realtà " SIVA
SAKTI ATMAKA SVARUPA" cioè Dio. Egli è l'abitatore
interiore di tutti gli esseri, Dio Onnipotente
Onnipresente e Onnisciente venuto in forma umana. Ha
assunto quella Sua Forma a causa della Sua
Misericordia e del Suo Prema per questa nostra
Umanità martoriata per causa propria. Egli è il Loka
Guru, il Maestro del Mondo e il Sadguru, il Vero
Maestro, e per noi è somma fortuna avere Dio, il
Bhagavan, proprio in mezzo a noi !

OM SRI SAI BHAGAVAN BABAJI JEY !
MANASA BHAJARE  GURU CARANAM  DUSTARA BHAVA
SAGARA TARAIAM.

La redattrice di questo manualetto rende omaggio ai Piedi di Loto  del
Guru, il Guru che Si è annunciato, che è tornato a prendere su di sè il
fardello di coloro che si rifugiano in Lui, solo modo di sfuggire
all'interminabile ciclo delle rinascite, e delle morti, e di raggiungere
Dio.

Mi sento grandemente beneficata per avere ricevuto il Divino permesso e la
benedizione di Bhagavan Sri Sri Sri Sathya Sai Baba a pubblicare questo
libretto, e anche di aggiungervi i testi dei Suoi Insegnamenti, basati sulle
lettere dell'alfabeto, le rappresentazioni numeriche e le 108 massime
morali, a cominciare da  questa seconda edizione in poi.
La parola di Dio è che se tu hai devozione a Lui, Egli si occuperà del tuo
bene come le palpebre proteggono gli occhi. Ma quando avviene ? Egli ci dice
che ciò avviene solo se il devoto passa tutto il suo tempo nel pensiero di
Dio, e accetta Dio come Onnipervadente e presente in ogni cosa.
Perciò, per creare in noi questo atteggiamento cerchiamo di praticare il
consiglio divino che ci dà il Bhagavan, e teniamo presenti queste
interpretazioni perchè ci facciano ricordare sempre i suoi consigli divini.
Con la Grazia del Bhagavan la scrivente ha raccolto 108 preziose e semplici
morali da praticare ogni giorno, poichè Egli dice cha la sapienza, la
Realizzazione del Sé può essere ottenuta solo col praticare e non con le
letture o con  le prediche. Accettiamo questi 108  detti del Bhagavan Sathya
Sai Baba come il " Jamapala" più prezioso, nobile e divino ( o meglio
ancora, " Tamapala". perchè il Sadhana è Tapas) che Egli ci dona per il
nostro bene, per salvarci da quel Bhava Sagar, quel Mare delle nascite e
dellemorti, fonte di tutte le sofferenze , per il bne nostro e di tutta
l'umanità. Se lo indossiamo come un 'kankan', un braccialetto votivo, decisi
a praticare ed a portare a Dio nel nostro cuore Dio verrà a collocarcisi e
se ci farà capaci di raggiungerlo. Tutta questa informazione è fatta allo
scopo della trsformazione. Così come leggiamo le Astotra e le preghiere di
ogni giorno, leggiamo anche queste regole morali pregando il Bhagavan
affinchè ci pacifichi mente e cuore, e ci renda capaci di mettere in pratica
i Suoi preziosi comandamenti al fine di ottenere la Sua Grazia e di arrivare
ai Piedi di Loto del nostro amato Signore con il nostro servizio, la nostra
devozione e il nostro amore.
O Bhagavan, Te ne preghiamo ! Concedici la fragranza di Prema Bhakti e la
bellezza di una retta condotta, e di un carattere fiorito della sapienza di
Janana, senza macchie nè cattive qualità, cattive azioni ne cattivi penseri,
in modo che le Tue Divine Mani accettino noi come fiore di Loto, scelto
appositamente per offrirlo a Te; e spandi la Tua Divina Grazia e le Tue
Benedizioni su di noi, perchè possiamo godere del Tuo Prema e raggiungere i
Tuoi Piedi di Loto.

  AUM ... SANTI  SANTI  SANTI  !!!

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CHE COSA CI SUGGERISCE LO SWAMI MEDIANTE LE LETTERE DELL'ALFABETO.

Ogni lettera dll'alfabeto ci ricorda qualcuno dei detti del Bhagavan:
A. - Alzati! Svegliati dal sonno dell'ignoranza e raggiungi lo stato della
Realizzazione dell'Atman !
L'Atman è qualcosa di infinitamente piccino eppure ravvolge tutto ciò che è
infinitamente grande, è presente dovunque e si manifesta in ogni
circostanza. L'Atman è Brahman.

B. - Brahman è la sola verità e risplende in tutte le forme degli esseri
come Atman. Ciò che è Verità Eterna, ciò che è immutabile, ciò che è pura
Conoscenza e che non può essere descritto con le parole è il Brahman.
La Conoscenza del Brahman è la Brahmavidya; essa è la vera reale Vidya. Il
Brahman è l'Uno senza secondo.

C. - Il Carattere è la nostra ricchezza e la buona condotta è il nostro
tesoro. Il fondamento di entrambi è Dio che è in noi. La Voce di Dio, della
Coscienza nostra maestra e nostra guida.

D. - Il Dovere è Dio. Il lavoro è preghiera. Disciplina, devozione e dovere
sono le tre D necessarie per il nostro bene. Non temiate la morte, non
dimenticate Dio, non fatevi coinvolgere troppo in questo mondo.
" Dil me Ram, hath me Kam" : "pensa  a Ram (DIO) e fai Kam ( lavoro), abbi
nel tuo cuore Ram e abbi Kam nelle tue mani.

E.- L'Educazione ha il suo risultato solo se siamo capaci di controllare i
sensi, di mettere le ideee sulla giusta via, e di mantenere pulita la mente.
La vera educazione richiede che si impari l'umiltà ed è quella che porta
pace nel cuore e nella mente, e la felicità nella vita. L'educazione deve
risultare nello sviluppo di " Viveka " e di " Vinaya " ( discernimento ed
umiltà ).

F- Perchè sia felice il nostro futuro dobbiamo fin da adesso esser buoni,
fare il bene, e vedere il bene. Seguire il Mestro, ossia la nosta Coscienza.
Fronteggia le cattive tendenze (il diavolo)
Combatti fino alla fine ( finchè si realizza l'Uno ).
Finisci la partita ( immergiti in Dio ).

G.- Il Guru non è altri che Dio.
La visione di Dio, il quale risiede nel cuore, si può ottenere per mezzo di
una incrollabile devozione ai Piedi di Loto del Guru e seguendo i suoi
Consigli.

H.- Humility: l'umiltà ottenuta per mezzo della conoscenza ci porterà al
merito; e il merito ci darà la prosperità; questa ci farà rispettosi del
Dharma e capaci di servire e di salvarci. Questo è il modo di ottenere la
grazia del Signore.

I.- L'"Io" è in tutto e dovunque quindi chi sa capire questo Io che è
dappertutto può facilmente realizzarlo e vedere che è l'Atman.

J. - Jiva è Brahman sono come i due cotiledoni di un seme dal quale sorge la
vita. Dio è Mahasakti e il Jivi è Mahasakti. Dio è reale, e il Jivi è
l'ombra, l'apparenza.

K. - " Kama" ( desiderio ) e Krodha ( ira ) sono l'origine di tutti i
peccati e la causa di tutti i guai. Quando Rama entra nel nostro cuore, Kama
viene distrutto

L.- Leggeri occorre viaggiare, perchè il viaggio sia comodo. La nostra vita
è un lungo viaggio  e noi staimo accumulando un mucchio di bagagli in forma
di tanti desideri, di ansie e di guai. Allegerite il bagaglio, ossia
abbandonando i desideri è Vairagya.

M.- " Matru Devo Bhava, Pitru Devo Bhava, Acarya Devo Bhava, Atiti Devo
Bhava ".
La Madre come Dio, il Padre come Dio, il Maestro come Dio, l'Ospite come
Dio. Questi sono i comandamenti che ci danno le Scritture, e Dio è contento
solo se noi compiamo  bene codesti doveri.  La mMdre e il Padre sono per noi
Dio invisibile perchè ci hanno dato la vita e hanno sofferto tanti sacrifici
per noi. Se oggi voi rispettate i vostri genitori i vostri figli
rispetteranno voi e vi faranno contenti in futuro.

N.- Nobili pensieri, nobili azioni e nobili parole ci fanno nobili e
purificano il nostro cuore in modo che il Para Brahman possa rilfettervisi.
Nara deve cercare di diventare Narayana.

O.- One and the only reality; Iddio Onnipresente, Onnipotente, ed
Onnisciente è la sola unica Realtà.
Om, l'Omkar, rappresenta il Brahman.

P.- Il percorso la via del karma, dell'opera, è come il percorsoche fai a
piedi La via della Bhakti, devozione, è come la strada che fai in macchina,
e la via dello Yoga, della concentrazione è come la strada che fai in
ferrovia. La via di Jnana, della sapienza, è quella che fai in aereo. Tutte
le strade conducono al Dio vivente, a Puttaparti.

Q.- Qual'è la porta della "Sapienza"? La ricerca della Conoscenza è la porta
della sapienza; la ricerca del proprio vero Sè è l'Atma Vudya, o
Brahmavudya, per mezzo dela quale conosci la Verità.

R.- Ricorda! Finchè hai in te dei Samskalpa, dei desideri, non puoi fuggire
alla rinascita.
Vita+ desiderio = Umano
Vita- desiderio = Divino

S.- Solo la soddisfazione che viene dalla fiducia in sè stessi è sicura.
Quando avrai la soddisfazione di te stesso, saprai praticare la grande virtù
del sacrificio di te stesso, che solo ti permetterà di raggiungere la
Realizzazione di te stesso.
E' molto è possibile comprendere lo Spirito Divino mentre sei giovane e la
tua mente ed il corpo sono forti e sani. Qundi incomincia subito queste
buone pratiche e sii costante mentre sei ancora giovane: parti di buon ora
vai piano e arriva sicuro.

T. - Tacere invece di dire cose cattive. La lingua è due volte sacra e si
dovrebbe impiegare solo per pronunciare il nome di Dio al fine di
trasformare il Manava ( uomo) in Madhava ( Dio).
Se invece abusate della lingua e parlate male degli altri divenatte un
animale. Se vi sciola un piede e cadete vi potete curare, ma se la lingua
sbaglia la ferita che prodcete nel cuore di un altro non guarirà più. Essa
può compiere quattro torti: dire il falso, seminare scandalo, cercare gli
errori degli altri, ed eccedere nel parlare. Parlate sempre con dolcezza.

U.- Ultimo passo della tua carriera spirituale sarà l'unione con Dio;
intanto pronuncia sempre il nome di Dio, medita continuamente su di Lui,
passa il tuo tempo in compagnia di giusti. Dona i tuoi averi ai deboli e ai
bisognosi. Finirai così a raggiungere l'unione con l'Onnipotente e così
l'immortalità.

V.- La virtù non può essere praticata nel vuoto. Non occorre ritirarsi nella
foresta per liberarsi dell'ira dell'odio e delle altre cattive qualità.
Resta l'ambiente del monodo dove c'è la possibiilità che insorgano emozioni
e molte occasioni di imparare a controllarle. Questo sarà un risultato
meritorio.

W.- I tre W cui devi aspirare per avere la Grazia di Dio sono: "work"
(lavoro), "Workship" (preghiera), "wisdom"
( saggezza ).Il lavoro deve essere quello che giova alla prosperità e alla
felicità  di tutti, e così è il lavoro sacro. Devi pregare con la mente pura
e aspirare alla saggezza.
I tre W da evitare sono: "whealth" ( ricchezza), "women" (donne), "wine" (
alcolici e droghe )

X.- X-mas ( il Natale) e tutte le altre festività religiose del calendario
non sono veramente giorni santi. E' veramente santo il giorno nel quale
cominceremo a vedere Dio in tutto ciò che ci circonda.

Y.- Yearn ( abbi brama del - ) la grazia è di Dio e procuratela con Prema,
Bhakti e un Seva ( servizio sincero ). Chiunque venga a chiederci un
servizio è la migliore delle persone in quel momento. Qualnque aiuto tu le
possa dare lo devi fare come il maggiore dei tuoi doveri, e sarà la miglior
opera che tu possa fare per guadagnare la grazia di Dio.

Z.  Lo zoo è il luogo dove gli animali stanno in gabbia e vengono allevati.
Non permettete che il vostro cuore diventi uno zoo in cui degli animali come
l'ira, la gelosia, e l'odio possano moltiplicarsi. Sopprimete queste
tendenze per mezzo del Namasmarana e cercate di farvi delle qualità
sattviche per mezzo del Sadhana. Se ti metti in cuore delle qualità divine
Dio stesso vi verrà ad abitare e con la Sua Grazia farà divino anche te.

  * * *

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RAPPRESENTAZIONI NUMERICHE

Anche i numeri ci ricordano gli insegnamenti del Bhagavan:

0. - Lo Zero rappresenta il mondo, e la cifra
  significativa che lo può accompagnare indica Dio:
  senza di questa lo Zero non ha valore.
  Senza Dio cioè, che è l'Uno, il mondo, zero, non
  significa nulla.

1. - L'Uno è l'unica Realtà è Dio. C'è solo una
  religione, la religione dell'amore.
  Una sola casta: l'umanità; un solo linguaggio; il
  linguaggio del cuore; un solo Dio,che è Onnipotente.

2. - Due cose devi ricordare sempre: l'esistenza di Dio e
  l'inevitabilità  della morte.
  Due cose devi dimenticare: ogni aiuto che hai dato
  agli altri, e ogni offesa che da altri hai ricevuto.
  Due sono i doveri che hai: seguire la Dharma Marga
  ( la via della giustizia ) nei confronti del mondo,
  e seguire la Brahma Marga ( la via di Dio ) per la
  tua liberazione.

3. - Tre persone tu sei, e non una; quella che credi di
  essere, quella che gli altri credono che tu sia, e
  quella che veramente sei.  Se saprai condurre la tua
  vita tenendo in mente questo ti sarà possibile
  giungere all'Atmatattva mentre sei ancora in vita.
  Tre cose devi tener sempre in mente e fare, e sono:
  Non pensare ad altro che a Dio, non far nulla senza
  il permesso di Dio; Tener sempre l'attenzione fissa
  in Dio.

4. - Quattro sono le Purusartha, le mete della vita:
Atma, Dharma, Kama, Moksa. Guadagna Artha (beni,
soldi) nel rispetto del Dharma e per servire il
Dharma; fa' che il tuo Kama, il tuo desiderio sia
solo per Moksa, per la Liberazione.
Quattro debiti dobbiamo pagare in questo mondo:
debito verso i genitori, verso i maestri, verso la
Natura e verso Dio.
Quattro soli sono i giorni da tenere per santi: il
giorno in cui i Bhakta si adunano per cantare e
glorie dl Signore; quello in cui diamo da mangiare
agli affamati; quello in cui ci incontriamo con un
grande saggio, e quello in cui albeggia in noi la
Viveka, il Discernimento.

5. - Cinque sono gli involucri che racchiudonon l'Atman e
   impediscono che si riveli il suo splendore. Fa' che
   ognuno di essi sia puro e luminoso.
   I° L'Annamayakosa dev'essre purificato per mezzo di
   cibo puro e sano;
   II° Il Pranamayakosa si fa puro con un respiro sano e
   con un animo tranquillo;
   III° Il Manomayakosa si fa purocon  pensieri santi
   ed emozioni immuni da attaccamenti ai sensi e
   dall'effetto del piacere e del dolore;
   III° Il Vijnamayakosa si fa puro con pensieri santi ed
   emozioni immuni da attaccamenti ai sensi e
   dall'effetto del piacere e del dolore;
   IV° Il Vijnanamayakosa si fa puro con la
   contemplazione della Realtà; e
   V° L'Ananadamayakosa si fa puro immergendosi
   nell'estasi della Realizzazione di Dio.

6. - Sei sono le brutte qualità che degradano  l'essere
   umano a un livello peggiore di quello animalesco. Sono
   Kama ( bramosia ), Krodha ( ira ), Lobha
   ( ingordigia), Moha ( attaccamento, errore ), Mada
   ( superbia ), Matsarya ( invidia ). Sei
caratteristiche Divine possiede il Bhagavan, e sono
Aisvarya, Kirti, Jnana, Vairagya, Srsti-sthiti e Laya
   ( Divino Splendore, Gloria, Sapienza, Distacco, Potere
   di creare e conservare, Potere di distruggere. Puoi
   ritenere Divino chiunque possieda questi sei
   requisiti, propri degli Avatara della Mahasakti, i
   quali per mezzo di Mayasakti ( potere di illudere
   della Maya ) si vestono di forma umana. ( "Mahasakti"=
   potenza di Dio ).

7. - Sette cose devono essere alimentate  e protette per
   il bene del mondo; la vacca, Colui che aspira al
   Brahman ( il Brahmino), i Veda, la Castità, la Verità,
   il Distacco e il Dharma. Quando questo declina Dio
   viene come Avatar e lo rimetta al pristino splendore.

8. - Otto stadi ha lo Yoga, e perciò si chiama Asthanga
Yoga : Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Prathyahara,
Dharana, Dhyana, Samadhi: la culminazione è l'Unione
( Yoga ) con l'Assoluto.

9. - Nove diverse forme ha la Bhakti: Sravana, Kirtana,
   Smarana, Vandana, Pade Seva, Arcana, Dasya, Sakhya e
   Atmaniveda ( ascoltare le parole del Maestro, Cantare
   le lodi di Dio, amare la Natura, servizio ai Piedi del
   Signore, culto rituale, elemosina, amicizia e
   coscienza continua  dell'Atman ).
   In tutte questa forma la componente  principale è il
   Prema, l'Amore sacro, ed è proprio questo Prema che
   riempie di gioia e di speranza.

10. - I dieci sensi ( 5 jnanandriya e 5 karmendrriya,
cinque sensi di cognizione e cinque d'azione ) devono
esser sotto controllo. Chi ci riesce è veramente un
'Dasaratha' ( nome storico del re Mitila, padre
adottivo  di Sita e suocero di Rama, letteralmente il
nome significa 'quello dai dieci carri', e
simboleggia ogni 'carro' rappresenta un senso, che ci
può trasportare effettivamente verso gli oggetti del
mondo sensibile ). Fate un mazzo dei dieci Indriya,
e fondete il Jivatman con il Paramatman. Questo è il
significato del saluto tradizionale Indiano, fatto
giungendo le mani e portandole all'altezza del cuore.


* * *

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108 MASSIME MORALI ( ASTHOTRA )

Sono questi 108 precetti che dà Sri Bhagavan Swami Sathya Sai Baba, affinchè
siano da noi messi in pratica nella nostra vita d'ogni giorno.

1. - svegliati, sorgi e aiuta a stabilire il Sai Samrajya ( Il Regno
Universale dei Sai ), basato sui pilastri di Sathya, Dharma, Santi, Prema.

2. - Tutti e tutto siamo Uno; ritieniti uguale agli altri. Il mondo è uno:
sii buono con tutti.

3. Sii buono, vedi solo il bene e fa' solo il bene. Questa è la via del
Signore.

4. La nostra vita è perfetta se viviamo nella moralità.

5. I soldi vanno e vengono, ma la moralità viene e cresce!

6. - Kala, il Tempo consuma tutto e tutti, non sprecate il tempo ! Sciupare
tempo è sciupare vita.

7. - Il passato è irricuperabile, e il futuro non è certo. Il tempo giusto è
adesso; non indugiare, e fa ciò che è giusto.

8. - Il silenzio è il solo linguaggio del realizzato. Solo nella profondità
del silenzio si può udire la voce di Dio. Il silenzio calma le onde del
cuore.

9. - La vita si perde sognando e l'essere si perde nel divenire.

10. " Brahmavid Brahmiva Bhavanti": chi conosce l'Essere Supremo, il Brahman
Dio, diviene Dio.

11. Non farti traviare da questo mondo illusorio. Realizza l'eterno Atman,
la Realtà ultima e Assoluta, immutabile ed eterna, senza principio nè fine.

12. - L'uomo non è nato per andare in cerca di Anna
( cibo, beni materiali ), ma per andare in cerca dell'Atman.

13. - Renditi conto che il Divino è presente in ogni essere vivente come
l'Atman che in esso risiede.

14. Dà gioia e felicità realizzare l'Unità che sta dietro la diversità.

15. - Tutte le religioni sono strade che conducono all'una e unica meta,
Dio. Le divei considerare tutte con lo stesso rispetto: tutte insegnano che
dobbiamo purificare la mente, conoscere qual'è il nostro Sè e sentire Prema.

16. - La verità sei solo tu stesso; ciò che vedi da sveglio è solo un sogno
diurno, e ciò che sogni dormendo è sogno notturno.

17. - Il Brahman eè sempre nel tuo cuore, e funziona sempre come Testimone
consapevole. Quindi non possiamo nasconder nulla, come se Dio fosse altrove.

18. - L'uomo senza Dio non è un uomo. Dio senza l'uomo è sempre Dio.

19. - Poichè Dio è l'Atman che risiede in ogni essere, rende servizio o far
del bene ad una persona è in realtà un atto di adorazione a Dio, mentre lo
sparlare e far del male ad un altro essere è sparlare di Dio e volerGli far
del male.

20. - Il bene e il male, il piacere e il dolore, che sembrano differenti e
contrari, si originano tutti entro l'uomo e non fuori di lui.

21. - Rivolgi la tua mente all'interno, verso l'Atman, e godrai pace e
gioia. Rimani immerso in quella Gioia.

22. - Ogni opposto non è altro che l'altra faccia della medaglia rispetto l
suo contrario: il bene e il male, gioia e dolore sono due faccie della
stessa moneta.

23. - La sola causa della felicità come del dispiacere, della schiavitù e
della libertà non è altro che la mente.

24. - Se non ci fossero duri periodi di dolore, non sapresti che cos'è il
piacere. La gioia il solo intervallo tra due dolori.

25. - Dobbiamo far del bene agli altri e tenere per noi soli i nostri
dolori; solo così potremo affermare che Dio è dentro di noi.

26. - La vera vita spirituale è quella che ci insegna l'unità e ci rende
privi di egoismi e pieni d'amore.

27. - La filosofia è il burro estratto dal latte della Conoscenza. La Brahma
Vidya è quella Vidya conosciuta la quale conosciamo tutto, e la Verità
Ultima.

28. - Ogni nostra azione, ogni nostro pensiero produce una reazione, un
riflesso, un'eco.

29. - Tutto ciò che facciamo, di bene e di male, coscientemente o meno,
genera sempre un risultato e perciò occorre fare solo il bene, affinchè
buone siano le conseguenze.

30. - La vita non è una strada a senso unico: dobbiamo esser pronti a dare,
e non solo a prendere.

31. - L'amore vive dando e perdonando; l'ego vive prendendo e dimenticando.

32. - Il pensiero che viene dalla tua mente deve essere puro; le paorle che
dici devon esser veraci e dolci, e il lavoro che fai dev'esser sacro.

3. - Una vita buona dev'esser un viaggio dalla posizione di "io" a quella di
"noi".

34. - Se porit gli occhiali di Prema vedi Prema dappertutto e vedrai la
Prema-sva rupa del Bhagavan.

35. - Qualunque cosa tu faccia, se la fai sicuro che la faresti anche a te
stesso non farai mai nulla di male.

36. - Se noncominci con l'aver fatto il servo, non potrai mai diventare un
capo.

37. - Il riconoscere il proprio errore è il principio della saggezza.

38. - Nel momento che tu punti il dito contro qualcuno, le altre dita
puntano contro di te. Ciò vuol dire che, quando tu segnali un errore altrui,
devi aver esaminato per tre volte i tuoi errori.

39. - Prima di predicare, metti in pratica quello che vuoi insegnare; non
far tu l'errore che critichi negli altri.

40. -  Ringrazia chi ti fa notare un tuo errore, perchè non l'hai saputo
vedere tu stesso, dato che tu guardi al di fuori, e i tuoi occhi vedno solo
gli errori degli altri.

41. - Il Satsang, la buona compagnia è molto importante, perchè giova
coltivare le buone qualità.

42. - Iddio ti dà una ghirlanda fatta di tuto quello che hai fatto di bene e
di male nelle tue vite anteriori. Ce l'hai al collo fin dalla nascita.

43. - Una cattiva azione non dà buoni risultati; una buona azione non ne dà
cattivi. Sei tu che scegli e pianti il seme; la pianta verrà come è il seme.

44. - Noi siamo nati per non rinascere; dobbiamo ritornare laddove siamo
venuti, al Brahman: raggiungere questa fonte è il vero scopo della nostra
vita.

45. - Il Brahman, Dio non è qualcosa di estero a te: è presente in te, è il
tuo Sé. Renditene conto.

46. - Poco importa che tu viva nel mondo; fa' solo che il mondo non viva in
te.

47. - Colloca Dio nel tuo cuore e offriGli le frutta dei tuoi buoni
sentimenti, le lacrime di gioia sulla foglia del corpo che Gli sacrifichi.

48. - Prega il Signore Dio tuo nella tua mente e offrigli qualcosa di tuo,
di pulito e profumato di virtù e d'innocenza, e lavato nelle lacrime del
pentimento.

49. - La via al successo spirituale è la fede assoluta in Dio.

50. - Ricorda che il Signore non ama il Baktha, ma la sua Bhakti.

51. - La più alta forma di Bhakti è Saranagati, l'abbandono totale al
Signore. Accetta tutto ciò che ti accade come Suo dono, siia gioia o dolore,
successo o sconfitta: la tua fede sia incrollabile,; abbandona tutto al
Volere del Signore.

52. - Dio è un oceano di misericordia, e la Bhakti è il modo più facile per
ottenere la sua Grazia, che è come la luce del sole: sol lucet omnibus, per
tutti.

53. - Sraddha e Bhakti sono i due remi che ti aiutano a spingere la barca
della vita attraverso il fiume del Samsara.

54. - Non ci è possibile entrare  nella Casa di Dio se non abbiamo Sama (
controllo dei sensi ) e Dama
( controllo della mente ).

55. - Se la nostra mente è sempre immersa nel Divino possiamo raggiungere
Moksa anchhe facendo la vita del mondo. Offriamo a Dio ogni lavoro che
facciamo.

56. - Se ci comportimo come bestie, pur avendo avuto questa sacra occasione
di avere un'esistenza umana - sì difficile da avere - sciupiamo la nostra
vita e non giustifichiamo questo dono di Dio.

57. - La mente che si volge all'interno vede solo l'ìAtman e ne gode
l'Ananada. A questo momento non notate più alcuna differenza tra piacere e
dolore, bene e male,. Vedrete solo l'Unità in ogni cosa, e diverrete Uno con
Dio. Questo è il vero Samadhi, che vuol dire " sama " (uguaglianza) di "
buddhi " (d'animo).

58. - Noi dobbimao condurre la vita in modo disciplinato con " Papa Bhiti" e
"Daiva Prithi", timor del peccato e amor di Dio: avremo così la vera
felicità.

59. - Per quanta forza abbiamo, essa è inutile se non c'è la forza del
Dharma, che è " Daivabala" (forza Divina ), e la forza che viene dal Dharma
è "Dharmabala".

60. - " Sathya Vada": di' il vero; " Dharmam cara": procedi secondo il
Dharma; questo sia il nostro motto per il bene e la prosperità di tutta
l'umanità.

61. - Dove c'è il Dharma c'è Dio, e dove c'è Dio c'è la vittoria. Senza la
Grazia di Dio non può esservi il successo.

62. - Se c'è l'Anugraha, la grazia di Dio, non può agire nessuna "graha" (
influenza astrologica). Cerca di guadagnarti questa Anugraha con la
preghiera e col Prema.

63. - Come la madre accorre all'udire il pianto del suo piccino ( senza
stare ad analizzare il 'tala' -ritmo- o la '0raga' - melodia - del suo
pianto), Iddio accorre se ode l'uomo piangere dal profondo del cuore, e lo
aiuta ovunque sia.

64. - L'Avatar non fa nulla senza una profonda ragione. Dio non dice mai
parole  prive di significato. Tutto ciò che egli fa e dice o vede ha un suo
significato spirituale occulto.

65. - Puoi adorare un ritratto come Dio, m non Dio come un ritratto. Puoi
elevare una cosa a livello di Dio, ma non abbassare Dio a livello di una
cosa.

66. Solo il Nome di Dio Lo può commuovere, e solo la Bhakti e con Prema
sinceri li puoi far venire a te: non con doni di denaro o d'altro.

67. - Grosso errore è cercare pace e felicità fuori di te. Le dobbiamo
cercare entro di noi, e sarà vera gioia se le cerchiamo con la mente pura.

68. - Attenti alle vostre parole, alle azioni, ai pensieri, al carattere e
al cuore. La mente è come una scimmia pazzerella, e non ci dobbiamo
abbandonare ad essa. La dobbiamo sorvegliare con attenzione e dobbiamo
controllarla.

69. - E' ingnoranza identificare il corpo con noi stessi. Nessuno è isolato
dalla grande corrente della vita; ognuno è una cellula della società.

70. - L'amicizia non dev'essere basata su considerazioni di timore o di
favore. L'unico amico che sarà sempre con te è l'Amico Divino: il Signore.

71. - " Upavasa " vuol dire essere vicini a Dio, e
" Upasana " star seduti vicino a Lui. Il beneficio delle due cose è che il
Satcitananada di Dio scorre in noi.

72. - Tu sei vicino a Dio esattamente quanto Egli è vicino a te. Chi si dà
conto che Dio è Onnipresente  si accorge che Egli è vicinissimo, e che egli
stesso non è altri che Dio Stesso.

73. - Perchè il risultato venga occorre che ci siano inseimen la Grazia di
Dio e lo sforzo umano; cerchiamo di vincere la Grazia di Dio con le nostre
Sraddha e Bhakti.

74. - Vuota il vaso del tuo cuore da tutta l'acqua dei desideri, e rimepilo
con l'olio del Namasmarana di Dio
( la ripetizione del Nome di Dio). Prendi il lucignolo di Jivi e asciugalo
al sole di Vairagya, e l'Amarjyoti; la fiamma immortale della Sapienza
arderà diritta e ferma.

75. - La pigrizia è come la polevre e la ruggine, mentre il lavoro alacre e
altruistico è come pulitura e la crematura.

76. - La fretta porta allo sciupio; lo sciupio fa' dispoiacere. Non vi
affrettate, dunque. chi va piano va sano a va lontano .... e voince la
corsa.

77. - Il peggior nemico è l'ira, mentre la calma è la miglior corrazza. La
nostra Gioia è il più bello dei paradisi, e il nostro dolore il peggiore
degli inferni.

78. - Perfino l'Avatar rispetta disciplinato gli anziani; i capi devono
innanzitutto praticare la loro disciplina prima di predicarla agli altri.
Neanche Dio viola le norme e le leggi che Egli stesso ha posto.

79. - Vivi nella fratellanza con gli uomini, e nella paterntià di Dio. Servi
tutti con Prema e con il tuo lavoro disinteressato, e cerca di vedere
l'Unità di tutto.

80. - Può darsi che sbagliamo, ma non dobbiamo ripetere l'errore, quando lo
abbiamo riconosciuto. Errare humanum est, in errore perseverare autam
diabolicum.

81. - Siano coerenti i tuoi pensieri, le tue parole e le tue azioni.

82. - Il vero punteggio cui dobbiamo aspirare nella scuola e nella vita
dev'essere di " non avere " alcun pnteggio.

83. La tua patria devi vederla come tua madre; e dobbiamo servire questa
madre divina. Segui la nostra sacra cultura, che la madre ci ha conservato.
Imitare lo straniero è prova di debolzza.

84. - Chi vuol correggere il monodo e rimetterlo sulla giusta strada deve
cominciare a correggere se stesso, e la propria condotta col controllo dei
suoi sensi e dei suoi desideri.

85. - La Verità è Dio; per raggiungerla, ci dobbiamo attenere ad Essa.

86. - " Nadigam Sagaro Gatih "; tutti i fuimi vanno al mare, così come il
creato tutto e ogni corrente di vita tornerà a confluire nella sua fonte,
nel Brahman. Aspira a questa felice conclusione.

87. - Veniamo al mondo piangenti; non dobbiamo morire nel pianto ma col
sorriso.

88. - Dio ci concede la vita affinchè Lo cerchiamo e Lo raggiungiamo.

89. - Gli occhi ci sono dati affinchè ci servano a vedere ed a raggiungere
Dio Supremo e Onnipotente.

90. - Le gambe ci sono state date affinchè possiamo viitare i templi di Dio.

91. - Le mani ci sono state date affinchè facciamo buone azioni e porgiamo
Pujia ( doni rituali ) al Signore.

92. - L'intelligenza ci è stata data affinchè possiamo comprendere che tutto
ciò che vediamo nel mondo è effimero e che DIO SOLO è la Realtà eterna.

93. - La lingua ci è stata data affinchè possiamo cantare le Glorie del
Signore e fare Namasarana.

94. Le orecchie ci sono state date affinchè possiamo udire i canti di lode
del Signore.

95. - Questo corpo ci è stato dato affinchè ci serva ad aiutare il prossimo.

96. - La base di tutto il mondo è il Prema del Signore. Per quanto uno sia
intelligente e istruito, è una persona inutile se non ha amore nel suo
cuore.

97. - Dio è Amore; Comincia il giorno con l'amore, riempi il giorno d'amore,
finiscilo nell'amore: questa è la strada che conduce a Dio.

98. - Ama e rispetta i tuoi genitori, come devi amare e rispettare Dio; così
la Grazia di Dio verrà a te anche se non la chiedi.

99. - E' imutile riempirvi la testa con la pura informazione e scienza;
riempite invece di Prema il vostro cuore. A nulla serve imparare a memoria i
Veda e le Sastra, se lo studio non vi serve a raggiungere i Pedi del
Signore.

100. - L'essenza di tutti i Purana e dei Veda è questa: fa' del bene agli
altri, ed astieniti da far del male agli altri. Far del male agli altri è il
più grande
" papa " ( peccato ) .

101. - Se non sei in grado di far del bene agli altri, cerca almeno di non
fare loro del male e di non dar loro sofferenza morale.

102. Non dimenticate Dio e non temere la morte. Stai in attesa del gioioso
momento della tua riunione a Dio: questa è l'immortalità.

103. - La Vidya viene arricchita da Vinaya, dall'umiltà. Sii umile e nobile.

104. - Se non raccogliamo informazione non ci è possibile avere la
trasformazione.

105. - Quei segnali indicatori che sono i libri non fanno altro che dirci la
strada, o la direzione per arrivare a destino; ma il viaggio bisogna farlo e
sperimentare la gioia della vittoria.

106. La sapienza si acquista con l'esperienza. Se hai sperimentato la Gioia
Divina cerca di trasmetterla ad altri per farli felici.

107. - Solo se fai quello che ti dice il Guru ne potrai sentire la presenza
vitale nel cuore; allora egli sarà in te una presenza vivificante.

108. - Colloca " SAI " sull'altare del tuo cuore ( sul tuo Hrdhayastay ) e
sarai " hai ", ossia felice e tranquillo sempre.


  OM SRI BHAGAVAN BABAJI SAY JAY !
  OM OM OM
  
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Induismo
L'Induismo (o, secondo alcuni orientalisti italiani, più correttamente Hindūismo) tradizionalmente denominato Sanatana dharma (sanscrito सनातन धर्म, IAST Sanātana dharma, «Insegnamento eterno»), è una tra le più antiche delle principali religioni del mondo e, con circa 1 miliardo di fedeli, di cui 900 milioni in Indiani[2], è attualmente la terza più praticata, dopo il Cristianesimo e l'Islam.
Dare una definizione unitaria dell'Induismo è difficile, poiché esso – più che una singola
religione in senso stretto – si può considerare una serie di correnti religiose, devozionali e/o metafisiche e/o filosofico-speculative eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione, e a seconda di quale aspetto diviene oggetto di focalizzazione per le singole correnti.
Origine del termine e definizione dell'Induismo
Il termine italiano «induismo», così come tutti i termini correlati al subcontinente indiano con cui condivide la radice, si fa derivare dall'antica parola utilizzata, fin dall'epoca Achemenide, per indicare il fiume Indo. Inizialmente il termine Hindū, prettamente geografico, non faceva quindi alcun riferimento a un sistema di credenze religiose: l'allargamento del suo significato ebbe origine all'epoca della diffusione del cristianesimo per designare gli indiani non convertiti, ovvero coloro che abitavano al di là del fiume Indo, nei territori ancora non sottomessi all'Islam.
Dopo la colonizzazione britannica, il termine inglese Hinduism fu impiegato per indicare un insieme variabile di fatti religiosi e tradotto nelle principali lingue europee.
Nel 1966 la Corte suprema dell'India ha definito il quadro dell'induismo sui seguenti principi:
  1. l'accettazione rispettosa dei Veda come la più alta autorità riguardo agli argomenti religiosi e filosofici, e l'accettazione rispettosa dei Veda da parte dei pensatori e filosofi induisti come base unica della filosofia induista;
  2. lo spirito di tolleranza e di buona volontà per comprendere e apprezzare il punto di vista dell'avversario, basato sulla rivelazione che la verità possiede molteplici apparenze;
  3. l'accettazione, da parte di ciascuno dei sei sistemi di filosofia induista, di un ritmo dell'esistenza cosmica che conosce periodi di creazione, di conservazione e di distruzione, periodi, o Yuga che si succedono senza fine;
  4. l'accettazione da parte di tutti i sistemi filosofici induisti della fede nella rinascita e preesistenza degli esseri.
  5. il riconoscimento del fatto che i mezzi o i modi di raggiungere la salvezza sono molteplici;
  6. la comprensione della verità che, per quanto grande possa essere il numero delle divinità da adorare, si può essere induisti e non credere che sia necessario adorare le murti (rappresentazioni) delle divinità;
  7. a differenza di altre religioni o fedi, la religione induista non è legata a un insieme definito di concetti filosofici.
L'induismo, tradizionalmente denominato "Insegnamento eterno" in quanto non proveniente dall'esperienza umana, è peraltro più un modo di vivere, di pensare e di organizzare la stessa società in modo religioso, che una religione organizzata. Il riferimento tana Dharma indica che un "induista" è colui che crede alle credenze religiose riportate nei Veda (devanāgarī वेद, "sapere", "conoscere" riferito al sacro)[3]. I Veda sono tra le scritture religiose più antiche del mondo e il loro insegnamento complessivo indica nella natura dell'uomo una realtà sacra. Il divino è presente in ogni essere vivente. La religione induista è dunque una ricerca e una conoscenza di sé, una ricerca del sacro presente in ogni individualità.
Tuttavia va riconosciuto il carattere profondamente etnico di questa fede religiosa. Tale base etnica è inequivocabilmente dimostrata dal fatto che presso i principali santuari dell'induismo [4], appartenenti a differenti darśana, possono avere ingresso solo gli indiani appartenenti ad un varṇa, a prescindere dalla loro fede religiosa, e non i non-indiani, anche se professanti una fede induista.
Il più tardo Vedānta riconosce che ci sono molti approcci diversi a Dio, e tutti sono validi. Non importa quale genere di pratica spirituale si conduca, poiché ognuna conduce al medesimo stato di realizzazione del Sé. Così i Vedānta insegnano il rispetto di tutte le credenze e si distinguono dalla maggior parte delle altre fedi maggiori per il loro forte incoraggiamento alla tolleranza verso questi diversi sistemi di fede.
In sanscrito, il termine Sindhu indica in senso generale una distesa d'acqua (un mare, o un lago), ed in particolare il fiume Indo. Gli Arya chiamavano il proprio territorio Sapta Sindhu, la terra dei sette fiumi (tra i quali appunto l'Indo), con un'espressione attestata numerose volte nel Rig-veda. Il suono /s/ (iniziale e intervocalico) in persiano antico diventa /h/, e così nell'Avesta Sapta Sindhu diventa Hapta Hindhu. La regione a est del fiume Indo diventa così l'Hindustan, e i suoi abitanti sono chiamati "hindu" (indù) dai Persiani e, più tardi, da Greci e Romani. L'utilizzo del termine hindu nell'accezione di "abitanti dell'India", probabilmente per influenza iranica, è attestato in alcuni testi medioevali in sanscrito, quali Bhavishya Purâna, Kâlikâ Purâna, Merutantra, Râmakosha, Hemantakavikosha ed Adbhutarûpakosha.
L'induismo è definito anche "arya dharma", la religione degli Arya (e quindi nobile) e "Vaidika Dharma", la religione dei Veda.
La tradizione induista
Dare una definizione veritiera di induismo sembra un'impresa azzardata, tanto il concetto è complesso e multiforme. È dunque preferibile passare in rassegna l'induismo attraverso le sue idee e le sue pratiche. L'induismo esiste attualmente su due piani differenti, il primo basato puramente sulla fede e il secondo basato sulla filosofia, anche se spesso i due piani si incrociano.
  • Il piano filosofico:
Si contano tradizionalmente sei antiche astika o scuole di filosofia ortodosse (ortodosse perché accettano l'autorità dei Veda), dette Darshana o Shad Dharshana (le Sei Darshana): Nyaya, Vaisheshika, Samkhya, Yoga, Purva Mimamsa (o semplicemente Mimamsa) e Uttara Mimamsa (o Vedānta). Le nastika, o scuole non ortodosse, che non sono qui trattate, sono il giainismo, il buddhismo, il chārvāka, e l'ateismo antico classico dell'India che confuta l'esistenza dell'anima o Ātman.
  • Il piano della fede:
Contrariamente all'opinione popolare, il vero induismo non è né politeistamonoteista, ma è propriamente una religione enoteista. Le diverse divinità e avatara adorati dagli indù sono considerati come diverse forme dell'Uno, il Dio Supremo, o Brahman, che egli adotta per rendersi accessibile all'uomo ( attenzione a non confondere Brahman, l'Essere Supremo e fonte ultima di ogni energia divina, con Brahma, il creatore del nostro universo particolare).


Si può tracciare un parallelo interessante tra la trinità cristiana e le tre divinità principali del Pantheon induista, che prendono il nome di Trimurti: Brahma, Vishnu e Shiva. Sono i tre aspetti fondamentali del Divino, così come l'onda e il fotone sono due aspetti della luce. Brahma rappresenta il creatore, Vishnu il conservatore e Shiva il distruttore all'interno del ciclo dell'esistenza. Spesso la Trimurti è venerata come un'unica deità, così come nella tradizione cristiana si parla di Dio "Uno e Trino" al tempo stesso.


[senza fonte] Il Brahmanesimo, che è la forma moderna della religione vedica si divide in rami, essi stessi divisi in varie correnti:
Ciascuno di questi culti si pratica con i medesimi mezzi filosofici o di yoga, sono solo i loro metodi che differiscono. Questi culti non devono essere considerati come delle "chiese", perché non esiste alcun dogma, e perché le credenze individuali sono sempre rispettate. La maggior parte degli indù si considera non appartenente a nessuna "setta" in particolare. Ci sono altresì numerose organizzazioni riformatrici, come l'Arya Samaj ("Società degli Arya") che adottano il monoteismo e la fede nei Veda, ma respingono l'idolatria.
I Vaishnava, che costituiscono approssimativamente l'80% degli indù di oggi, adorano uno dei tre più recenti avatar - o incarnazioni terrestri - di Vishnu come divinità principale. Il settimo avatar di Vishnu è Rama, l'ottavo è Krishna, e il nono cambia secondo le fonti: è identificato con Buddha nella grande maggioranza delle scuole, ma anche, più raramente e meno seriamente, con Gesù Cristo. L'integrazione di Buddha nel pantheon indù è comparsa tardi, probabilmente nell'VIII secolo; questo procedimento - in fin dei conti abbastanza ardito - è l'espressione della controriforma brahmanica al Buddhismo, iniziata nel II secolo a.C. Alcuni riconoscono tutti i personaggi menzionati come veri avatar, aumentando così il numero tradizionale di dieci avatar (incluso Kalki, che apparirà alla fine dell'era presente, il Kali Yuga) fino a 27.
La maggior parte degli indù restanti (il 20% del totale) sono Shivaiti; il resto si consacra a Shakti, o Ishvari, una delle cui forme è la dea Kali, una divinità benefica e terrifica al tempo stesso. Tuttavia, solitamente, il credente induista possiede nella propria dimora le rappresentazioni (murti) di molte di queste (ed altre) forme di Dio (Īśvara).
Credenze e pratiche comuni all'induismo
Benché l'induismo sia il nome comune di un insieme di culti diversi, ogni indù condivide un nucleo di valori comuni. La somma di questi valori identifica il credente indù.
Credenze di base e culto
Nella estrema varietà dell'induismo si trovano dei valori comuni a tutti i credenti, ovvero:
La trasmigrazione dell'anima è regolata dal Karma: la filosofia del Karma è basata sulle azioni compiute dal soggetto, che resteranno impresse sulla sua anima (Ātman) dell'essere individuale (jīva), attraverso un ciclo di nascita e morte fino alla liberazione definitiva (mokṣa)
La teoria secondo la quale ci si possa convertire all'Induismo è contestabile. Infatti l'Induismo non è una fede evangelica come il Cristianesimo o l'Islam essendo totalmente assente dagli scritti induisti il momento della conversione religiosa, per uno straniero l'essere o meno indù dipende dalla sua accettazione come parte della comunità induista. L'Induismo, infatti, riconosce come egualmente validi numerosi cammini spirituali.
Peculiare è anche il fatto che, benché la mitologia indiana riconosca l'esistenza di esseri demoniaci (asura o rakshasa), opposti ai deva, la filosofia indiana non crede all'esistenza di un Diavolo, causa di tutto il male.
Aum, solitamente translitterato in Om (), è il simbolo più sacro dell'Induismo, il suono primordiale, sintesi di ogni preghiera, rituale o formula sacra. È un segno carico di un messaggio simbolico profondo: è considerato come la vibrazione divina primitiva (Pranava) da cui ha avuto origine l'universo manifesto; rappresenta quindi la base metafisica di tutte le esistenze, l'abbraccio e fusione di tutta la natura nella Verità Ultima.
Viene utilizzato come prefisso (e talvolta come suffisso) nei mantra, e in quasi tutte le preghiere della tradizione induista.
Il Dio multi-forme ed il Dio "senza forme"
Secondo alcuni non è corretto parlare di "Dio" in un contesto induista. Questo può essere vero solo in seguito ad un'analisi superficiale, poiché tale termine, nella cultura indù, può riferirsi tanto alla totalità del Divino quanto ai Suoi singoli aspetti: ad esempio, l'aspetto personale o quello impersonale, l'aspetto creativo o quello distruttivo, l'aspetto femminile o quello maschile, l'aspetto dolce o quello austero, l'aspetto trascendente o quello immanente, e così via.
Questa tendenza a racchiudere in simbologie aspetti tra loro opposti e complementari spiega l'apparente contraddizione tra le varie forme di Dio venerate nell'Induismo. Ciò si riflette nel sistema delle murti (raffigurazioni di Dio o dei Suoi aspetti): per fare alcuni esempi, Devi (ossia l'aspetto materno/femminile di Dio), a seconda dell'aspetto che si vuole considerare, viene chiamata Kali (aspetto terrifico della Madre Divina che, per amore del devoto, distrugge i demoni) oppure Bhavani (aspetto creativo della Madre Divina, lett. "Colei che dà la vita"); e, allo stesso modo, Shiva (l'aspetto paterno/maschile di Dio) viene chiamato a seconda dei casi Hara (lett. Distruttore) o Shankara (lett. Benefico).
I Veda descrivono il Brahman (/brəh mən/) come la Realtà Ultima, l'Anima Assoluta ed Universale. Il Brahman, un panteistico Spirito Cosmico, è indescrivibile, incorporeo, originale, infinito, assoluto, trascendente ed immanente, eterno. È il principio ultimo che non ha avuto inizio, non ha una fine, è nascosto in tutte le cose ed è la causa, la fonte, la materia e l'effetto di tutta la creazione conosciuta e sconosciuta. Esso è l'origine di tutti i Deva (esseri celesti), e rappresenta la base del manifesto e dell'immanifesto, uno stato indifferenziato di puro essere, eternità e beatitudine, situato al di là di qualsiasi speculazione filosofica o moto devozionale.
Solitamente, con "Dio" in un contesto induista ci si riferisce al Dio-persona (generalmente chiamato Īśvara, che significa "il Signore Supremo"), o il Dio con una Sua individualità, con degli attributi, con Nomi e Forme (in sanscrito, nama-rupa), il Dio dotato di tutti i poteri, al tempo stesso immanente e trascendente, il Dio che per amore dell'uomo si incarna ed impartisce gli insegnamenti necessari per ottenere la realizzazione spirituale. Ishvara (nelle sue innumerevoli forme e nomi) costituisce l'aspetto supremo di Dio presso i principali culti devozionali (Bhakti o Bhakti Yoga) monoteisti, ovvero Shivaismo (monoteismo di Shiva), Vaishnavismo (monoteismo di Vishnu / Krishna) e Shaktismo (monoteismo di Devi, la Madre Divina, chiamata anche Shakti). È importante sottolineare, tuttavia, che nessuno di questi culti nega l'esistenza o la validità delle altre forme/nomi divini; ciò che varia in ognuno di essi è soltanto l'aspetto peculiare (di Dio) su cui ci si vuole focalizzare, per farne oggetto di devozione.
Secondo la scuola di pensiero del Vedānta, in particolare secondo la filosofia Advaita (filosofia della non dualità), esiste un substrato metafisico di tutto ciò che esiste - su tutti i piani, grossolano, sottile e causale - un vero e proprio supporto situato al di là di ogni individualità, sia che essa riguardi l'anima individuale (detta Jīva) o quella universale (Ishvara, o Dio-persona). Questo substrato si trova oltre il mondo dei nomi e delle forme, ed è appunto il Brahman.
Il ciclo della vita [modifica]
Come ogni religione, l'induismo ha fondato la sua fede su un rituale funebre particolare e su una originale concezione della morte. L'induista crede nella reincarnazione e nella vita dopo la morte, dal momento che il corpo è considerato un mero involucro materiale temporaneo (samsara). Quando giunge il momento di lasciare la vita, l'anima o Ātman abbandona il corpo. Se ha accumulato karma attraverso troppe azioni negative, l'anima si incarna in un nuovo corpo su un pianeta come la terra o inferiore, come l'inferno (Naraka), per subire il peso delle sue malvagie azioni. Se il suo karma è positivo, vivrà come un essere divino, o deva, su uno dei mondi celesti (superiori alla terra, come il paradiso o Svarga) nei quali sperimenterà grandi piaceri spirituali, fino al momento in cui il suo karma positivo non sarà esaurito; allora l'anima ritornerà in un altro corpo sulla terra, facendo parte di una casta (o classe sociale) spiritualmente elevata. Questo ciclo è chiamato Saṃsāra. Quando il karma viene completamente assolto, l'anima abbandona definitivamente il mondo fisico (fatto di sofferenza, poiché soggetto a malattia, vecchiaia e morte) e può infine raggiungere la liberazione, Moksha, ovvero l'unione con Dio. Ma per realizzare questo obiettivo e spezzare il ciclo perpetuo di morte e rinascita, l'indù deve vivere in maniera che il suo karma non sia né negativo né positivo, ovvero agendo solo per dovere (Dharma), senza scopi egoistici, ed offrendo a Dio il frutto delle proprie azioni, così come prescrive la Bhagavad Gita; quest'ultima insegna vari metodi, detti Yoga, tramite cui giungere a questo risultato, lasciando all'individuo la scelta del metodo che gli si addice di più, secondo le diverse scuole di filosofia indiana. Oggi, il credente indù, dal momento che vive in un'epoca estremamente materialista, chiamata Kali Yuga (lett. era delle tenebre, l'era attuale, caratterizzata da una diffusa ignoranza spirituale), preferisce scegliere sentieri spirituali semplici ed efficaci, come ad esempio quello del Bhakti Yoga (la via della devozione) o del Karma Yoga.
I quattro stadi della vita
Secondo la tradizione vedica, l'uomo deve attraversare quattro stadi della vita o ashram (l'altro significato di questa parola designa un eremo di sannyasi). Questi quattro periodi della vita sono:
  1. Il brâhmâcârya: il giovane, sotto la guida del suo maestro o guru, osserva un periodo di castità e di formazione, tanto profana quanto spirituale, durante la quale svilupperà il suo sapere e la sua virtù.
  2. Il grihastha: il giovane, divenuto adulto, entra nella vita mondana, si sposa e fonda una famiglia, che è anche un dovere religioso. Durante questo periodo, ha il diritto di godere della vita, contemporaneamente imparando ad avere dominio di sé.
  3. Il vânaprasthya: dopo aver compiuto il suo dovere sociale, lascia la sua famiglia, a cui ha lasciato mezzi di sussistenza, e va a vivere un periodo di studio delle scritture sacre nel "soggiorno nella foresta", praticandovi la meditazione e il digiuno.
  4. Il samnyâsa: ormai anziano, raggiunge lo stato di rinuncia, disinteressandosi dei beni materiali, e diviene un sannyasi. Distaccato dal mondo, può ritornare tra i suoi poiché non teme più le tentazioni materiali e potrà far partecipi coloro che lo circondano della sua esperienza e del suo sapere.
I quattro scopi della vita
In parallelo ai quattro periodi della vita indù, l'induismo ritiene che esistano quattro scopi all'esistenza o purushārtha. Poiché i desideri umani sono naturali, ciascuno di questi scopi serve a perfezionare la conoscenza dell'uomo dal momento che, tramite il risveglio dei sensi e la sua partecipazione al mondo, ne scopre i princìpi. Ciò nonostante, l'indù deve guardarsi dall'essere affascinato da questi scopi, sotto la pena di errare senza fine nel ciclo del Saṃsāra. Gli scopi sono:
  1. Artha o la ricchezza: l'uomo deve partecipare alla società creandosi un patrimonio e delle relazioni che saranno il frutto del suo lavoro. Deve fare attenzione però a non farsi ingannare dal fascino di una vita agiata, la quale deve venire usata per trarne un insegnamento. Il periodo del Grihastha è propizio al perseguimento di questo fine.
  2. Kâma o il piacere: il piacere non è percepito come un male, anzi è un dono della divinità. Nella mitologia induista, il dio Amore, Kāma, è la sorgente della creazione. Il Kama Sutra espone i mezzi per esaltare i sensi e far fiorire la vita di coppia. Grazie ai piaceri, il campo della conoscenza si allarga e l'atto amoroso ne è il culmine, in cui l'uomo e la donna non si distinguono più, ma formano un tutt'uno che ricrea l'unità divina. Il piacere deve essere diretto allo scopo di conoscere e non deve diventare uno stile di vita che condurrebbe a commettere degli atti immorali o contro il dharma.
  3. Dharma o il dovere: il dharma deve dirigere tutti i quattro periodi della vita. Il dovere permette all'uomo di proseguire la propria vita sul retto cammino, conformandosi al diritto e alla morale che sono trascritti nel Dharma Sūtra o nel Manu-Samhitā detto anche Legge di Manu.
  4. Moksha o la liberazione: durante i due ultimi periodi della vita dell'indù, questo ricerca Moksha. Si tratta in realtà dello scopo ultimo della vita, che può essere raggiunto attraverso mezzi differenti, come ad esempio il Bhakti Yoga.
La svastikā, più conosciuta con il nome di croce uncinata, è il simbolo stesso dei quattro periodi e scopi della vita. Questo segno, di origine molto antica, si ritrova in molte civiltà e simboleggia la rivoluzione del sole e le forze cosmiche. I quattro bracci simboleggiano gli oggetti e le stagioni della vita che convergono verso il medesimo centro, chiamato bindu. Questo punto centrale, che rappresenta l'etere, il quinto elemento, si irradia sugli altri quattro, così come sui punti cardinali, sugli scopi e sulle stagioni della vita umana. Comprendere questo simbolo e meditarvi permette di realizzare l'unità dell'universo e di Dio.
La vita sociale-Le quattro classi della società
La società indù è tradizionalmente divisa in quattro grandi classi o caste, basati sulle professioni e sul guna da cui sono influenzati:
  • Brahmana, sacerdoti ed insegnanti (Sattva guna)
  • Kshatrya, re, guerrieri ed amministratori (Rajas)
  • Vaishya, agricoltori, mercanti, uomini d'affari (Rajas e Tamas)
  • Shudra, servitori ed operai (Tamas)
Queste classi sono chiamate varna, ed il sistema sociale è il Varna Vyavastha
In India si ritiene che la società sia organizzata secondo l'equilibrio del dharma. Questa organizzazione permette l'armonizzazione dei rapporti tra gli uomini e la definizione dei doveri che spettano loro. Questa preoccupazione per l'equilibrio ha un'origine dottrinale, perché essa corrisponde, di fatto, al simbolismo dei Guna, o qualità/sapori. Ai tre Guna corrispondono i tre colori che sono ciascuno associato ad una casta.
All'origine, l'indù non nasce in una casta: acquisterà la sua casta in funzione del ruolo e delle responsabilità che sarà condotto a ricoprire. Molti testi mitologici denunciano l'usurpazione del titolo di brahmino da parte di certi personaggi che, sotto la copertura della nascita, approfittano di uno status importante senza compiere i propri doveri.
Non è chiaro se il sistema delle caste sia o meno parte integrante dell'induismo: i testi Shruti ne fanno raramente menzione, il sistema è invece regolato dai testi Smriti. In precedenza, il sistema era basato esclusivamente sulla professione, e vi sono decine di esempi di matrimoni tra differenti varna e di cambi di professione. Più tardi (sembra intorno al 900 a.C., ma gli storici avanzano differenti ipotesi), invece, il sistema diventò rigido e basato sullo status acquisito per nascita. Successivamente, con lo sviluppo di numerose sotto-caste e di una casta di intoccabili (Dalit) al di fuori del Varna Vyavastha, è nato il sistema delle caste così come lo conosciamo oggi. In seguito alle invasioni e alla colonizzazione britannica, la regola si è fatta ancora più stretta a vantaggio delle caste superiori, relegando i shudra alla posizione di dominati. Dopo l'indipendenza del 1947, anche grazie all'opera di Gandhi, vengono emanate molte leggi per sradicare il sistema delle caste, ma ancora oggi esistono diversi pregiudizi, soprattutto nei confronti degli "intoccabili".
I Templi
I templi indiani (i Mandir) hanno ereditato dei riti e delle tradizioni antiche e molto elaborate, ed occupano uno spazio speciale all'interno della società indiana. Normalmente sono dedicati ad una divinità principale e a delle divinità subalterne, associate alla divinità principale. Alcuni templi sono tuttavia dedicati a divinità multiple. Quasi tutti i templi maggiori sono costruiti in accordo con gli agama shastra, e sono meta di pellegrinaggio.
Per molti induisti, i quattro Shankaracharya (i responsabili dei monasteri di Badrinath, Puri, Sringeri e Dwarka - quattro tra i monasteri più sacri- e per alcuni anche un quinto, quello di Kanchi) sono considerati come i principali "patriarchi" dell'induismo.
Il tempio è un luogo per ricevere il darshan (la visione della divinità), per la puja, per la meditazione e per altre attività religiose. La puja, o adorazione, è generalmente rivolta ad una murti (statua o icona nella quale si invoca la presenza divina), congiuntamente a canti e preghiere sotto forma di mantra. L'adorazione delle murti è fatta quotidianamente all'interno dei templi, e fa parte integrante della bhakti. La maggior parte delle case indù ha una stanza o uno spazio consacrato per l'adorazione quotidiana e la meditazione religiosa.
La non-violenza e la dieta vegetariana
Ahimsâ è un concetto che raccomanda la non-violenza e il rispetto per tutte le forme di vita. Il termine ahimsâ compare per la prima volta nelle Upaniṣad e nel Raja Yoga, è la prima delle cinque yama, o voti eterni, le restrizioni dello Yoga.
Molti induisti praticano il vegetarismo come una forma di rispetto per ogni forma di vita senziente. Esso inoltre è raccomandato per le sue virtù purificatrici (sattva) come un modus vivendi sano e igienico. Il 40% della popolazione indiana (ed il 55% dei brahmana) adotta una dieta vegetariana, soprattutto nel Rajasthan (63%), Haryana (62%), Punjab (48%)[6]. Questa dieta è basata principalmente su latte e vegetali; qualcuno evita anche l'aglio e la cipolla poiché si crede abbiano proprietà rajasiche, vale a dire passionali.[7]
Gli induisti che mangiano la carne per lo più si astengono dal consumo di carne bovina e dall'utilizzo di prodotti come il cuoio. La maggior parte degli indù considera infatti la mucca come il miglior esempio della benevolenza degli animali e, poiché è l'animale più apprezzato per il latte, è riverito e rispettato come una madre. Di conseguenza nella maggior parte delle città sante indiane è vietata la vendita di carne di mucca (spesso di qualsiasi tipo di carne) ed esistono divieti sull'abbattimento delle mucche in quasi tutti gli Stati dell'India. La pratica di sacrificare delle capre o altri animali nei templi della Dea madre è scomparsa a causa delle critiche.
La religione vedica: le origini dell'Induismo
Restano pochissime informazioni sull'Induismo primitivo. I documenti più antichi conosciuti sono i Veda, che si ritiene siano stati codificati nella loro forma attuale secoli prima delle prime versioni scritte note e trasmessi con esattezza per tradizione orale. I testi più antichi sono scritti in una variante arcaica di sanscrito, e presentano delle somiglianze con i testi dello Zoroastrismo. Di fatto, il sanscrito e l'avestico, la lingua dello Zoroastrismo, sono lingue molto vicine. L'età dei Veda e l'origine dei loro autori sono dei soggetti controversi, sebbene appaia chiaro che la religione vedica avesse tratti molto arcaici, strettamente connessi con l'arcaica società indoeuropea.
Le scritture sacre
Le scritture sacre dell'India antica si classificano in tre categorie: i Veda, le scritture della religione vedica, da cui deriva l'induismo moderno, le scritture induiste post-vediche, e le scritture dei movimenti dissidenti come il jainismo ed il buddhismo. Questi ultimi testi costituiscono una reazione ai Veda, ma vi restano fortemente legati in termini di insegnamenti e di concezione generale della vita. Qui verranno esaminate solo le prime due categorie.
La Shruti: I Veda
I Veda sono considerati i testi religiosi più antichi del mondo, e vengono definiti in sascrito "Śruti" o "Shruti" (ciò che è stato ascoltato/rivelato). Si dice infatti che siano stati rivelati dallo Spirito Supremo (Brahman) o da Dio ai rishi, durante uno stato di meditazione profonda. I Veda sono stati tradizionalmente trasmessi oralmente da padre in figlio, da maestro (guru) a discepolo. Successivamente vennero trascritti da un saggio chiamato Vyāsa o Vyāsadeva, il compilatore. Sulla base di vari indizi e riferimenti interni ed esterni ai testi, i ricercatori hanno avanzato ipotesi molto diverse sulla datazione dei Veda, dal 5000 al 1500 a.C.

Secondo la visione induista tradizionale, i Veda sono senza inizio né fine, e le verità in essi contenute sono eterne, e non sono creazioni umane, a differenza degli insegnamenti di Buddhismo e Giainismo.
La tradizione vuole che i Veda siano stati suddivisi in quattro parti dal grande rishi di nome Vyasa, ovvero Rig Veda, Yajur Veda, Sama Veda e Atharva Veda.
Il Rig-Veda contiene dei mantra per invocare i deva per il rito del sacrificio del fuoco (Yajña); il Sama-Veda contiene dei canti per lo stesso sacrificio; lo Yajur-Veda contiene delle istruzioni per la celebrazione di riti; l'Atharva-Veda comprende dei carmi filosofici e semi-magici (contro i nemici, le malattie, e gli errori commessi durante i riti).
Ciascuno è diviso in quattro sezioni:
  • Samhitâ: mantra e inni
  • Brâhmana: testi liturgici e rituali
  • Âranyaka: la sezione teologica
  • Upaniṣad: la sezione speculativa
I Veda sono testi pieni di misticismo e di allegorie. Molte scuole filosofiche come l'Advaitismo incoraggiano ad interpretarli filosoficamente e metaforicamente, ma a non prenderli troppo alla lettera. Il suono dei mantra è considerato purificante, e per tale motivo c'è un'attenzione rigorosa per l'erudizione e la pronuncia corretta.
La religione vedica, in particolare durante il suo periodo arcaico, era differente dall'induismo attuale per numerosi aspetti, tra i quali, ad esempio, il riferirsi alle donne come autorità religiose (con l'esistenza di donne rishi), l'apparente mancanza della credenza nella reincarnazione, ed un pantheon differente (con Indra a capo degli Dei).
La Smriti: Le scritture post-vediche
I testi sacri più recenti dell'induismo sono denominati "Smṛiti" o "Smriti" (ciò che è ricordato, memoria, tradizione).
Mentre la letteratura "Shruti" è scritta in sanscrito vedico, la Smriti è scritta in sanscrito classico, più semplice e comprensibile, o in prâkrit, la "lingua comune". Maggiormente accessibile a tutti, la letteratura Smriti ha conosciuto una grande popolarità all'interno di tutta la società indiana sin dalle origini. Anche oggi la maggior parte del mondo induista ha più familiarità con la Smriti, divulgata anche attraverso telefilm, film, rappresentazioni, balletti, dipinti, sculture, racconti, ed altre forme artistiche, a differenza di una Shruti divenuta di esclusiva pertinenza dei brahmana. La Smriti, con le sue storie di re, eroi e Dei, corrisponde dunque alla letteratura popolare, ed assolve ad una funzione didattica e divulgativa, malgrado, in caso di apparente contraddizione, la Shruti venga riconosciuta come prioritaria.
La letteratura Smriti comprende:
Anche i Dharmashâstra (Libri della legge) fanno parte della Smriti.
La filosofia dell'induismo [Per approfondire, vedi Vedanta, Advaita Vedanta, YOGA e Darshana]
Peculiare dell'induismo è il suo intimo legame con la filosofia e con la scienza in generale (sia scienze sociali che fisiche). Contrariamente all'Occidente, in cui infatti numerosi furono i conflitti ed i punti di attrito tra Scienza e Religione, l'induismo accetta e digerisce ogni nuova scoperta, inglobandola nel proprio sistema filosofico.
In un testo di mitologia sono così presenti informazioni di teologia, astronomia, filosofia e molto altro ancora: leggere un Purāṇa (ad es. il Bhāgavata Purāṇa) è prima di tutto leggere un'enciclopedia.
Gli studiosi distinguono due filoni filosofici principali: le filosofie astika, che riconoscono l'autorità dei Veda (ossia le sei darshana: Samkhya, Nyaya, Vaisheshika, Purva Mimamsa, Yoga e Vedānta), e le filosofie nastika, che invece li respingono (Giainismo, Buddhismo, Chārvāka ed Ateismo).
Purva-Mimamsa
L'obiettivo principale della scuola del Purva Mimamsa è quello di stabilire con forza l'autorità dei Veda. Il contributo più rilevante della scuola, di conseguenza, è quello di avere formulato delle regole d'interpretazione dei Veda. I suoi aderenti hanno creduto fermamente che la vera conoscenza fosse provata con evidenza, ed hanno cercato di scoprire la base del ritualismo vedico attraverso la ragione. La Mimansa forma la base del ritualismo nell'induismo contemporaneo, che appare spesso affatto politeista.
Yoga
Nell'induismo lo Yoga è una disciplina sia fisica che psicologica che spirituale. La parola yoga significa unione, ed è generalmente interpretata come l'unione con Dio,con l'assoluto, l'integrazione tra corpo, spirito e anima, ma il significato letterale è "unione tramite soggiogamento", in quanto la radice sanscrita yug indica il "soggiogare", per cui viene anche interpretato come l'unione dovuta allo spirito che soggioga la materia, ovvero il corpo, la manifestazione materiale.
Scopo dello yoga è il Mokṣa, la liberazione dal (samsara), la ruota eterna delle rinascite, e quindi dalla reincarnazione stessa, come conseguenza dell'annullamento del (karma) accumulato in vita. La liberazione, a sua volta, è conseguenza diretta del raggiungimento del samadhi assoluto (senza seme, senza oggetto), ovvero l'ultimo passo di tutto il cammino dello yoga. Lo yoga cerca di raggiungere la liberazione attraverso il distacco dello spirito (purusa) dalla natura materiale (prakŗti), ovvero attraverso la liberazione dello spirito dall'inganno di identificarsi con la manifestazione materiale, considerata la causa prima di tutte le sofferenze umane è infatti proprio l'ignoranza, da leggersi come ignoranza ontologica, chiamata (avidya). Gli strumenti messi a disposizione, secondo la codifica di (Patanjali) contenuta nello (Yoga Sutra), il più antico trattato scritto di yoga, sono la meditazione, gli esercizi fisici e respiratòri e spirituali. In tutto vengono elencati otto passi della disciplina, che pende il nome di (astanga yoga) (yoga in otto parti): (yama) e (niyama), le pratiche etiche(asana), le posture fisiche (pranayama), la scienza del respiro e dell'energia (prana), (pratyahara) ovvero il ritiro dei sensi, che compongono lo yoga cosiddetto esterno, e poi le tre membra dello yoga interno (antar yoga), ovvero (dharana) il mantenimento della concentrazione, (dhyana) la meditazione, e il (samadhi), la beatitudine (ananda) che può differenziarsi in 'con seme', ovvero in cui c'e' ancora una traccia di manifestazione materiale nella coscienza, o 'senza seme', dove lo stato di beatitudine è assoluto, perché il tutto è oggetto stesso e insieme soggetto del momento meditativo.
Uttara-Mimamsa o Vedānta
La scuola dell'Uttara-Mimamsa (sanscrito "Uttara", posteriore), chiamata anche Vedānta, è probabilmente il pilastro centrale dll'induismo, ed è stata certamente responsabile di un nuovo insegnamento filosofico e meditativo, del rinnovamento e della rinascita dell'induismo e della filosofia indiana. Esistono sei sotto-scuole del vedānta, la più celebre delle quali è l'Advaita vedānta fondata da Adi Shankara. I Vaishnava, adoratori di Krishna, seguono un'altra scuola del vedānta, l'"Acintya Bhedabheda", fondata da Caitanya Mahaprabhu, in forte disaccordo con l'Advaita Vedānta.
L'induismo nel mondo
L'India, Mauritius ed il Nepal sono nazioni a maggioranza induista. Il Nepal fino all'avvento della repubblica è stata l'unica nazione in cui l'induismo era la religione ufficiale.
L'Asia del Sud Est è diventata in larga parte induista dopo il III secolo, e fece parte dell'Impero Chola intorno all'XI secolo. Quest'influenza ha lasciato numerose tracce architettoniche, come la famosa città-tempio di Angkor Vat o tracce culturali come le danze del Bharata Natyam e del Kathakali. L'isola di Bali è a maggioranza induista, nel mezzo dell'arcipelago indonesiano, a maggioranza islamica. La stessa Indonesia ha conservato come proprio simbolo nazionale Garuda, il gigantesco uccello che trasporta Vishnu.
Si trovano altresì minoranze induiste in molti paesi: Bangladesh (11 milioni), Myanmar (2,1 milioni), Sri Lanka (2,5 milioni), Stati Uniti (1,7 milioni), Pakistan (1,3 milioni), Sud Africa (1,2 milioni), Gran Bretagna (1,2 milioni), Malesia (1,1 milioni), Canada (0,7 milioni), Fiji (0,5 milioni), Trinidad e Tobago (0,5 milioni), Italia (0,5 milioni) - cfr. Induismo in Italia -, Guyana (0,4 milioni), Paesi Bassi (0,4 milioni) e Suriname (0,2 milioni).
Personalità legate all'Induismo:
(in ordine alfabetico)
Note
  1. ^ Sulla grafia da ritenere corretta in italiano per questo termine sono recentemente intervenuti i più autorevoli studiosi italiani della materia. In Hinduismo, edito nel 2007 dalla Editori Laterza (Bari), i professori Giovanni Filoramo, Mario Piantelli, Stefano Piano e Carlo Della Casa hanno adottato la grafia Hindūismo. In particolar modo, Mario Piantelli ha espresso dure critiche ad alcuni lessicografi, lamentando l'assenza dell'h aspirata nel termine comune italiano. Così Mario Piantelli a pag.6 e 7 della predetta opera: «La stessa cosa è successa da noi, dove è purtroppo invalso, con l'improvvido avallo dei lessicografi, l'idiotismo Indù - tra l'altro immotivatamente tronco, tanto da far rima con il ridicolo zulù (per zùlu...) L'aspirazione è conservata per il nostro termine e i suoi derivati in tutte le altre lingue impieganti l'alfabeto occidentale, incluso il latino del Concilio Vaticano II: ovunque si ha Hindu, salvo che in francese che adotta Hindou giusta le leggi della peculiare grafia vocalica transalpina. Così come stanno le cose, la versione italiana di testi stranieri, e viceversa, comporta una faticosa messa a punto degli indici e della bibliografia per titoli, a tacere delle difficoltà nell'impiego da parte degli indotti dei "motori di ricerca" del web, ove la parola-chiave italiana è difforme da quella universalmente impiegata. Vale la pena, per inciso, notare come l'erronea voce Induismo, a voler essere filologicamente rigorosi, dovrebbe designare una - inesistente! - "religione" indiana della Luna (Ìndu in lingua sanscrita). Tale malvezzo si può correggere: ad es. Himālaya è reso ormai con l'aspirazione iniziale da tutti, salvo gli ultimi decrepiti avanzi del "purismo" degli Stenterelli...». Da notare infine che l'ultima edizione datata 2006 della prestigiosa "Enciclopedia filosofica" edita dalla casa editrice Bompiani rimanda, nel volume 6, il termine "Induismo" al termine "Hindūismo" con la rispettiva voce a firma di Gianluca Magi.
  2. ^ Reportonline - L'induismo ha oltre un miliardo di credenti ma in Italia è ai più sconosciuto
  3. ^ Va precisato che per Veda non si intende solo la raccolta dei quattro Veda: Ṛgveda, Yajurveda, Sāmaveda e Atharvaveda; ma anche i Brāhmaṇa, loro commentari, gli Āraṇyaka e le Upaniṣad.
  4. ^ Ad esempio il Tempio di Kṛṣṇa a Puri (Orissa) o quello di Śiva a Kathmandu in Nepal, cit. In Hinduismo, Storia delle religioni a cura di Giovanni Filoramo, Bari, Editori Laterza, 2007 pag. 7.
  5. ^ http://www.britannica.com/EBchecked/topic/10041/ahimsa
  6. ^ http://www.hinduonnet.com/2006/08/14/stories/2006081403771200.htm
  7. ^ http://www.unipi.it/athenet/26-27/art_11.htm
Bibliografia
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  • Alain Daniélou. Miti e Dei dell'Indo, il politeismo indù. Flammarion, 1992
  • Jean Herbert, La mitologia Indù, il suo messaggio, ed. Albin Michel, 1980
  • Pisani V., Le letterature dell'India, Sansoni Ed., Firenze 1970.
  • Schwarz A., Il culto della donna nella tradizione indiana, Laterza Ed., Bari, 1983.
  • Stutley M. e J., Dizionario dell'induismo, Astrolabio - Ubaldini Ed., Roma, 1980,ISBN: 9788834006437.
  • Verni P., Il culto del Lingam, Sansoni Ed., Milano, 1976.
  • Koller, Le filosofie orientali, Astrolabio - Ubaldini editore, Roma 1971, ISBN: 9788834002474.
  • Tucci, Storia della filosofia indiana, Laterza, Roma-Bari 1987
  • A.T. Embree-F.Wilhelm, India, Storia universale Feltrinelli, vol. 17, Feltrinelli Editore, Milano 1968;
  • H.von Glasenapp, Le Religioni dell'India, Torino 1996;
  • A. Sannino Pellegrini, Incontro con le religioni dell'India, Università degli Studi di Palermo, 1990
  • Carlo Della Casa. Upaniṣad. Torino, UTET, 1976 SBN - 88-02-02305-0
  • Carlo Della Casa, Stefano Piano, Mario Piantelli. Hinduismo. Roma, Laterza, 2007 SBN - 9788842083641
  • Rigopoulos Antonio, Hinduismo, Queriniana (collana Piccola biblioteca delle religioni), Brescia, 2005, SBN: 8839911804
Voci correlate
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Alessandro – SEIQUATTRONOVE@gmail.com – Cell 345 2117621 – 347 7613787



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